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Recensione Nothing Ear(2). Ancora acerbe

di  – 24/03/2023 15:090

Recensione Nothing Ear(2). Ancora acerbe

Nothing lancia la seconda generazione di auricolari a cancellazione del rumore. Migliora la qualità audio, ma peggiorano altri aspetti. Il software, nonostante l’ultimo aggiornamento, fa ancora capricci.

Le Nothing Ear(1), lanciate due anni fa a 99 euro, erano un best buy: simpatiche, particolari e con un buon audio ad un prezzo tutto sommato competitivo.

Nothing ne ha vendute tantissime, e chi le ha comprate ha sicuramente apprezzato gli auricolari pur scoprendo, con il tempo, quelli che si sono rivelati essere i punti deboli del primo prodotto Nothing.

Uno è la debolezza nella zona della cerniera della custodia: le due metà non sono in alcun modo vincolate, c’è solo un magnete, e a lungo andare lungo la cerniera posteriore la plastica poteva creparsi. A noi è successo.

A destra il modello vecchio con la crepa nella plastica

L’altro limite è legato alla tenuta nel tempo dei materiali: la parte bassa della scocca in policarbonato trasparente si è opacizzata con il passare del tempo e la parte interna in plastica bianca, finita con una serie di microfoni superficiali, ha accumulato un po’ di sporco difficilissimo da pulire.

A sinistra e vecchie: la plastica si è opacizzata ed è piena di graffi

Il nuovo modello annunciato ieri, Ear(2), porta in dote la soluzione a tutti questi problemi.

Lo fa abbattendo anche i costi di produzione, perché per eliminare il problema dello sporco è stata tolta la finitura superficiale e per evitare l’opacizzazione della plastica trasparente è stata tolta la plastica sul lato inferiore, c’è solo il blocco batteria. Anche la chiusura magnetica, che appare leggermente meno solida, ha in realtà un piccolo invito che impedisce alla due metà di scivolare una sull’altra da chiuse andando a sforzare la zona delle cerniere.

Gli auricolari sono invece molto simili: c’è sempre il gioco di trasparenze, sono facili da inserire nella custodia di ricarica e sono dotati di una ergonomia davvero eccellente.

Si possono indossare una, due o tre ore senza difficoltà all’ascolto e senza il rischio che queste cadano dall’orecchio, e soprattutto il gommino è morbido, assolutamente non fastidioso e non crea alcun effetto tappo.

Il cambiamento riguarda l’interfaccia utente: sul primo modello c’era un sensore touch che poteva essere usato anche per regolare il volume, questo nuovo modello ha un sensore a pressione che può essere parzialmente configurato dall’utente.

Parzialmente perché non è possibile cambiare il comportamento del tasto alla singola pressione ma si possono personalizzare le opzioni per la doppia pressione, la tripla e la pressione prolungata. Inizialmente il bottone era sensibilissimo, e ogni volta che si toccava lo stick per inserire o togliere l’auricolare dall’orecchio c’era il rischio di premere inavvertitamente il tasto.

Da questa mattina, con l’ennesimo aggiornamento firmware, il bottone è diventato durissimo da premere e richiede una pressione forte e decisa, forse eccessiva. Una via di mezzo sarebbe gradita, o ancora meglio la possibilità di regolare il livello di pressione.

Come sul modello precedente nella confezione “eco” in carta sono presenti due set aggiuntivi di gommini di ricambio, gommini che però non dispongono di una griglia di protezione per lo sporco.

Importante quindi pure periodicamente auricolari (ed orecchie) per evitare che lo sporco vada ad accumularsi e incastrarsi nella sottilissima griglia forata metallica ostruendo il canale di ascolto.

Software curato e con tantissime personalizzazioni. Poche però sono utili

Nothing ha lavorato moltissimo sull’interfaccia utente, creando un software completo che ruota attorno al concetto di personalizzazione. Questa viene fatta sia per la cancellazione del rumore sia per l’ascolto: nel primo caso viene chiesto all’utente di indossare le cuffie in ambiente rumoroso per creare un profilo adeguato, mentre nel secondo caso bisogna andare in una zona silenziosa e ascoltare il un rumore rosa decisamente forte al quale viene sovrapposto un “beep” a diverse frequenze. L’utente deve tenere premuto un tasto a schermo quando sente il beep e rilasciarlo quando non lo sente.

Entrambe le routine non sono esenti da problemi: la personalizzazione della riduzione del rumore funziona bene ma la curva creata è limitata al rumore esterno nel momento in cui viene fatta la personalizzazione. Abbiamo provato in treno, e funziona, ma appena scendiamo dal treno e finiamo in stazione tutto il rumore delle voci delle persone non viene più filtrato, ed è necessario rifare una nuova curva. Insomma, meglio tenere una delle curve universali.

Per quanto riguarda invece la procedura di ottimizzazione dell’ascolto è talmente lunga che è quasi snervante, e dopo qualche minuto non si capisce più se il “beep” lo stiamo realmente ascoltando o crediamo di ascoltarlo, perché sappiamo esattamente che suono cercare in mezzo al rumore rosa. Troppo complicato, e senza apprezzabile valore aggiunto.

Come suonano le Ear(2)

Prime impressioni d’uso: il volume si può regolare solo dal telefono, come abbiamo detto, e in ogni caso non si può andare oltre a un certo livello, adeguato in ambienti silenziosi ma scarso in altri. Le prestazioni sonore sono molto buone in relazione al prezzo, con una impostazione corretta e senza eccessi sugli acuti o sbavature in gamma medio bassa, anzi qualcuno potrebbe preferire maggiore impatto e dinamica in gamma bassa, ma si può risolvere dall’equalizzatore mentre le voci sono sempre equilibrate e senza sibilanti. Buona anche la tridimensionalità e l’ampiezza della scena. Se sono stati fatti dei miglioramenti rispetto alla precedente generazione è giusto sull’audio che si sentono, anche se non con tutti i generi e non in tutte le situazioni.

Più critico il giudizio legato alla riduzione del rumore: AirPods, Enco, Samsung Galaxy Buds e Pixel Buds hanno un sistema di riduzione del rumore più efficace. In ambienti rumorosi la riduzione dei disturbi è minima mentre in situazioni già silenziose può essere percepito un lieve fruscio di fondo, rilevabile anche durante l’ascolto. Inoltre, almeno con la nostra versione software, sembra che la resa della cancellazione sia altalenante: a tratti migliore e più efficace, a tratti troppo debole.

Se le consigliamo comunque per chi solitamente ascolta musica siamo più freddi per chi le usa per guardare video o per giocare. Gli auricolari, abbiamo provato con qualche video su Netflix, hanno un ritardo eccessivo che neppure i sistemi di sync a/v integrati negli smartphone riescono a compensare: la parola arriva sempre qualche istante dopo il movimento della bocca.

C’è una modalità low lag che è efficace, ma consuma leggermente di più, ma peggiora leggermente la riduzione del rumore e la resa. Questo è un po’ la croce e la delizia delle Nothing: se si vuole vedere un video serve il low lag mode, se si ascolta un tipo di musica serve un profilo, con un altro tipo di musica meglio andare sul bilanciato, in treno meglio un profilo personalizzato per la cancellazione del rumore, in condizione normale meglio il profilo “elevato”. Crediamo che nel 2023 una persona voglia un prodotto che fa bene tutto quello che deve fare senza dover regolare nulla.

C’è infine un capitolo da aprire sulla certificazione hi-res audio e sulla possibilità di utilizzare il codec LHDC per portare a circa 1 Mbps la banda di trasmissione verso gli auricolari con campionamento a 24 bit e 192 kHz. Il codec LHDC è presente su telefoni Xiaomi, OPPO, Realme e anche sul Nothing Phone (1), e per la nostra prova abbiamo preferito usare un OPPO per verificare l’effettiva compatibilità tra piattaforme diverse. Il Flip N2 ha riconosciuto subito le cuffie come compatibili LHDC e dal menu sviluppatore è possibile spingere il codec alla massima qualità, quindi 900 Kbps a 24 bit e 96 kHz. Abbiamo scaricato diverse tracce audio a 24/96 in formato DSD che vengono lette dal player Musica integrato nel telefono OPPO e gli auricolari le hanno riprodotte senza alcun problema e senza la minima difficoltà nel collegamento. A 900 Kbps player e cuffie devono restare abbastanza vicini, se si sceglie la modalità dinamica c’è più libertà, ma non ci si può allontanare troppo.

Basta davvero poco per rendersi conto che ci troviamo su un altro livello di riproduzione rispetto al classico SBC: c’è un miglior controllo sugli alti, le basse frequenze sono più presenti e anche più rotonde, la traccia è molto più dinamica. Chi vuole ascoltare bene dovrebbe usare questa modalità, ma usiamo il condizionale per due motivi. Il primo è che per qualche motivo Nothing ha scelto questo codec della Savitech che adottano solo alcuni produttori cinesi e non ha scelto il più aperto LDAC, il secondo è che gli auricolari consumano veramente tanto quando si ascolta con questo codec. Dopo un’ora di ascolto il destro è al 67% e il sinistro al 56%, questo con la cancellazione del rumore attiva.

Si arriva probabilmente a tre ore di ascolto se non si tiene il volume troppo alto, ma non è comunque un risultato eccellente. Se si passa all’AAC l’autonomia varia dalle 5 ore alle 6 ore senza cancellazione del rumore e da 4 ore a 4 ore e mezza con cancellazione attiva, tutto ovviamente in base al volume di ascolto scelto.

Complessivamente ci troviamo davanti un buon auricolare, equilibrato, ottimo per lunghi ascolti vista la leggerezza e il minimo ingombro nell’orecchio ma non possiamo non far notare che, nella categoria, dal punto di vista musicale c’è di meglio se non si utilizza il codec LHDC. Usandolo le Nothing mettono la freccia e sorpassano molti auricolari grazie ad una traccia più pulita, ma durano davvero poco. Non sorprende la cancellazione del rumore: funziona, ma non è a livello delle AirPods, o delle OPPO Enco X2 per restare su auricolari che hanno all’interno l’LHDC e quindi sono perfettamente compatibili con il Nothing.

A 99 euro le Ear(1) erano ottime cuffie, ma in questi due anni i prezzi sono scesi e le prestazioni medie delle true wireless migliorate: a meno di 149 euro si trova di tutto, anche cuffie di marchi che non hanno bisogno di presentazioni, come le Sony LinkBuds S. Insomma, buona la prima, migliorabile la seconda.

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