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La Cina usa dei finti influencer per spargere la propaganda del regime tra i giovani occidentali

Sono tanti, hanno svariati follower e sono molto attivi su Instagram, YouTube, Facebook e TikTok. Sono gli influencer del Partito comunista cinese, che sotto le mentite spoglie di profili blogger indipendenti – spesso ragazze di bell’aspetto ‘acqua e sapone’ – cercano di modificare l’opinione pubblica sul web presentando una narrativa dei fatti favorevole al regime, che ad esempio sull’invasione russa dell’Ucraina coincide con quella di Vladimir Putin.

Come fa notare l’Associated Press, questi account – che secondo l’agenzia rappresentano solo una piccola parte degli sforzi del regime cinese di influenzare i social media – hanno nell’insieme milioni di follower. Una è Vica Li, che dice di essere una blogger amante della vita e del cibo ma che compare anche nella lista dei reporter del media statale cinese Cgtn. Il loro scopo è di espandere l’influenza globale di Pechino promuovendo la visione e le scelte del Partito, e al contempo di sviare e neutralizzare le critiche sulle sue violazioni dei diritti umani ai danni delle minoranze etniche e religiose in Cina.

Screenshot dal profilo Instagram di Vica Li

La rete di influencer scoperta conterebbe almeno 200 profili con legami col governo cinese o con i suoi media di Stato e opererebbe almeno in 38 lingue diverse. “Si può vedere come stiano cercando di infiltrarsi in ogni Paese; è solo una questione di quantità ultimamente. Se bombardi un pubblico per un tempo sufficiente con la stessa narrativa le persone tenderanno a crederci prima o poi”, ha dichiarato all’Ap Clint Watts, ex agente Fbi e presidente di Miburo, una società che monitora le operazioni di disinformazione straniera.

In merito al conflitto in corso, il mondo libero ha condannato l’invasione russa in Ucraina, con la Corte dell’Aja che sta già indagando per possibili crimini di guerra da parte di Putin e dei suoi generali, ma la Cina non ha mai condannato l’offensiva russa, anzi al contrario ha sovente criticato le sanzioni imposte al Paese dall’Occidente. Russia e Cina hanno più volte ribadito la loro solida amicizia e in questo difficile contesto di sanzioni, Putin può fare facilmente affidamento almeno sul sostegno economico di Pechino.

E sulla guerra, questa rete di influencer che si presentano come amanti dei viaggi e del loro Paese, adotta esattamente la stessa visione di Pechino, che è pressoché identica a quella russa. Un altro account, quello di Li Jingjing ad esempio, ha condiviso un video sul suo account dal titolo: ‘Crisi Ucraina: L’Occidente ignora le guerre e le distruzioni che porta in Medio Oriente’, il cui contenuto ha fondamentalmente la funzione di amplificare la già nota propaganda russa sull’invasione in ucraina (i nazisti ucraini, la Nato che ha provocato la Russia ecc.).

C’è anche da dire che Instagram sembra ‘essersi accorta’ della presenza del governo cinese dietro tali account e ha aggiunto una dicitura sotto il nickname di ognuno di questi account: “Mezzo di comunicazione controllato dal seguente Stato: Cina”.

Nei profili di questi ‘influencer’ ci sono inoltre anche video o post che sembrano appoggiare la cultura tradizionale cinese o la cultura uigura nello Xinjiang, quando al contempo pende sul regime l’accusa di genocidio degli uiguri e quando è nota la realtà dei campi di ‘rieducazione’, ovvero di concentramento per i dissidenti e le minoranze religiose. Questi post contribuiscono a confondere la netta linea di separazione tra ‘Cina (popolo cinese)’ e ‘regime cinese’. Alcuni nei commenti si chiedono infatti come mai un profilo controllato dal Partito Comunista Cinese possa permettere tali contenuti.

Il punto è che il regime cinese sa bene che la cultura tradizionale cinese piace alle persone nel mondo libero. Basti pensare a come il profilo YouTube della star Li Ziqi, che presentava in modo idilliaco la vita rurale dell’antica Cina con dei video molto ben realizzati e di qualità, e che aveva raggiunto 16 milioni di follower, avesse ricevuto subito l’appoggio del Partito (nonostante in Cina Youtube sia proibito e i cinesi siano costretti a usare una Vpn per poterlo utilizzare).

Infatti, dal momento che quel tipo di contenuti cattura la visibilità, i follower e l’attenzione delle persone, Pechino li appoggia apparentemente, per dare l’impressione che sotto il suo controllo totalitario sia tutto rose e fiori. Così da un lato può prendersi i meriti di qualcosa che in realtà storicamente ha sempre voluto distruggere (la cultura tradizionale cinese, attraverso la rivoluzione culturale), e dell’altro può diffondere la propaganda del Partito – il suo soft power e la sua influenza a livello globale – molto più facilmente grazie al consenso accumulato da quei profili.

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