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Un robot che sembra uscito da un film riparerà le ferrovie giapponesi

A vederlo ricorda un po’ un incrocio tra Numero 5 di Corto circuito e una gru, se siete fan dei film anni ‘80. In ogni caso, si tratta di un modello sperimentale di robot sviluppato da JR West, uno dei principali operatori ferroviari giapponesi, in collaborazione con Human Machinery e Nippon Signal. In pratica è un macchinario che permette di effettuare attività pesanti di manutenzione ferroviaria, in particolare sui cavi elettrici dell’alta tensione. L’operatore umano resta all’interno della cabina, muovendo il robot a distanza attraverso l’utilizzo di sensori, videocamere e un caschetto AR. In questo modo gli operai non rischiano di cadere o di essere folgorati.

【News Release】

生産性・安全性向上に向けて、株式会社人機一体および日本信号株式会社と共同で、人型重機ロボットと鉄道工事用車両を融合させた多機能鉄道重機を開発しています。

詳しくはこちらをご覧ください。

https://t.co/R8X32nmuJU pic.twitter.com/FBVjIe1xCC

— JR西日本ニュース【公式】 (@news_jrwest) April 15, 2022

Numero 5 in ‘Corto Circuito’.

JR West is developing a multifunctional railway humanoid robot (with Nippon Signal) aiming to eliminate occupational accidents and improve productivity in overhead line work. Hepatic feedback is used back to enable realistic feeling for the operator. Pretty cool! pic.twitter.com/8vbb6EckmO

— u dottò ??? (he/him/lui) ?????????️‍? (@DZ_AU) April 20, 2022

Il robot delle ferrovie in funzione.

Il robot, che non sembra avere un nome proprio se non quello di “attrezzatura ferroviaria pesante multifunzionale”, è attualmente in fase di test e dovrebbe entrare in funzione all’inizio del 2024. Secondo JR West “ridurrà di un terzo la necessità di impiegare operai umani”.

D’altronde il Giappone è da anni il capofila della rivoluzione robotica in vari ambiti lavorativi, portando avanti una precisa strategia di utilizzo dei robot per affiancare (o sostituire) gli esseri umani, sostenendo così la crescita economica nazionale. Secondo l’ultimo rapporto della International Federation of Robotics (IFR), il Giappone è il primo paese al mondo nella produzione di robot, rappresentando il 45% dell’offerta globale. Una leadership che, a causa della pandemia, si è rafforzata anche in ambito sanitario: i robot infatti possono essere molto utili come assistenti ai pazienti negli ospedali e nelle strutture sanitarie, perché ovviamente non possono ammalarsi.

Proprio in ambito sanitario, è di questi giorni il lancio del bambino robot Pedia_Roid, sviluppato dalla start-up giapponese Tmsuk, in collaborazione con una scuola di medicina odontoiatrica. Pedia_Roid è stato creato per allenare i dentisti a operare sui bambini. Il robot, infatti, simula il comportamento, talvolta imprevedibile, di un bambino che deve essere sottoposto a una serie di interventi dentali. Inoltre il robot può essere programmato per simulare altre condizioni mediche da trattare con urgenza, diventando quindi un utile strumento di allenamento per altre specializzazioni mediche in ambito pediatrico e di pronto soccorso.

Il modello di Pedia-Roid spiegato.

Insomma il Giappone non smette di stupire quando si tratta di sviluppare nuovi robot. A partire dall’ormai lontano 2000, quando la Honda presentò la prima versione del suo robot androide Asimo, andato in pensione proprio quest’anno, salutando il suo pubblico con un ultimo show lo scorso marzo.

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