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Un cinema di comunità per la Valbisagno, primi passi per la ricostruzione del Nazionale, servono 5 milioni

Un cinema di comunità per Molassana. Nell’auditorium di piazza Boero questo pomeriggio sono stati mossi i primi passi per la ricostruzione del Nazionale, edificato negli anni ’30 e recentemente acquistato dal Comune che ha acquisito lo stabile abbandonato da anni, oggi in condizioni di degrado.

Lo spazio è da reinventare tenendo conto della difficile situazione in cui versano i cinema e i teatri. “Il Nazionale – ha spiegato il presidente del Teatro dell’Ortica Mirco Bonomiha una platea di circa 300 persone, che probabilmente sarà ridotta. La funzione potrà essere differente, il palco per esempio potrebbe non essere più all’italiana, siamo aperti alle proposte”.

A proposito di proposte il vice sindaco e assessore ai lavori pubblici Pietro Piciocchi, collegato in video conferenza ha annunciato che per la ristrutturazione del cinema occorrono circa 5 milioni. “Il Comune ha bisogno del contributo di tutti. – ha premesso Piciocchi – Ho voluto nel corso del precedente mandato arrivare a questo punto, che considero un traguardo importantissimo, da decenni cercavamo di acquistare il Teatro Nazionale di Molassana, è stata un’operazione complessa”.

Ho bisogno di sviluppare un progetto in tempi veloci, – continua l’assessore – quando lo avremo potremo pensare a come individuare le risorse. Da questo punto di vista abbiamo bisogno di cifra importante non meno di 5 milioni, ma le opportunità credo ci possano essere, bisogna lavorare sul progetto, ho intenzione di incaricare un team di progettazione per arrivare a breve a una pre fattibilità”.

Il team dovrà operare a stretto contatto con l’amministrazione comunale, con il Municipio e con un tavolo di lavoro “che dovrà fornire le idee ai progettisti. – auspica Piciocchi – A noi piacerebbe coinvolgere il Teatro dell’Ortica, le associazioni, questa è una pagina da scrivere insieme. Insieme al Municipio vi diremo chi sono gli interlocutori, dobbiamo entrare in una fase di idee per riuscire a ottenere la pre fattibilità in pochi mesi e individuare le risorse necessarie. Sono molto felice di questo incontro perché esprime un senso di comunità che guarda con fiducia al futuro”.

A proposito del senso di comunità, ha preso la parola Federica Covaia, autrice di una tesi di laurea dedicata alla progettazione del quartiere, con un focus sugli spazi aggregativi, la cui mancanza è stata sottolineata dai cittadini residenti in val Bisagno che Covaia ha intervistato per la realizzazione della sua tesi. “Mi sono chiesta se gli interessi degli abitanti collimassero con quelli economici e politici. Tramite un sondaggio sottoposto a 32 persone, ho cercato di capire quale fosse la percezione sulla mancanza di spazi culturali”.

La quasi totalità degli intervistati aveva risposto al sondaggio dicendosi favorevole al recupero del Nazionale. “Quello che emerse – spiega Covaia – fu soprattutto un forte senso di comunità, oltre che la richiesta di spazi aggregativi, di parchi, librerie, biblioteche, trasporti e servizi”.

La comunità ritorna nell’intervento di Anna Manca, vice presidente di Confcooperative, che ha posto l’accento sull’importanza della cooperazione per la ricostruzione, ma anche per la gestione del teatro che dovrà essere oculata: “La cooperazione è un’impresa, che ovviamente deve tenere i conti in ordine. Bisogna essere rigenerativi, ridare un senso allo spazio che deve farsi luogo, lasciando alle spalle il passato nonostante la narrazione suggestiva, perché oggi abbiamo bisogno di nutrire il quartiere con un tesoro fatto dalla volontà dei cittadini di farsi parte attiva”.

Bene che il comune apra le braccia, – continua – il rischio è che gli investimenti, che sono un debito per le future generazioni, portino a cattedrali nel deserto. È necessario quindi dare indicazioni per la ristrutturazione del teatro che corrisponda a un bisogno di comunità”.

Un appello ai futuri progettisti è stato lanciato dal tecnico teatrale Gino Relli di ‘Fuori Scena’: “Mi auguro che l’architetto abbia un grande rispetto dello spazio teatrale, che può essere ripensato, se i progettisti avranno l’accortezza di voler capire e studiare gli spazi si potranno fare moltissime cose”.

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