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Tutte i dossier di Erdogan, pensando al bilaterale Italia-Turchia

Sul piatto ci sono le minacce di bloccare l’adesione alla Nato di Svezia e Finlandia, la vendita degli F-16, l’atteggiamento nei confronti dei curdi e dei movimenti gulenisti, i gasdotti che si stanno progettando nella regione. In uno scacchiere in cui si muovono con decisione anche Israele e Usa

La decisione di scadenzare il bilaterale italo-turco nei giorni immediatamente successivi al summit Nato di Madrid di fine giugno dice più di impegni e annunci. Ovvero provare a coagulare una strategia d’insieme, sotto l’ombrello dell’alleanza atlantica, che porti ad una comunità di intenti non solo tra Italia e Turchia, ma tra Ankara e le strategie occidentali sia riflesse nella guerra in Ucraina e, più in generale, che nelle nuove sfide della geopolitica (in primis il dossier energetico nel Mediterraneo). Non mancano i punti di criticità e i dossier ancora aperti.

F-35

No agli F-35 ma probabilmente sì agli F-16 in versione Viper: ecco il primo banco di prova delle relazioni tra Turchia e occidente (sponda atlantico Usa) nel mezzo delle trattative per l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. Del tema hanno discusso a New York il ministro degli Esteri Mevlüt Çavuşoğlu e il segretario di Stato americano Antony Blinken alle Nazioni Unite, che hanno manifestato la volontà di approfondire i legami e la cooperazione “attraverso un dialogo costruttivo e aperto, come previsto dal meccanismo strategico USA-Turchia”.

Nello specifico il ministro turco ha messo l’accento sulla lettera del Dipartimento di Stato al Congresso degli Stati Uniti in cui si affermava che la consegna dei jet “non è importante solo per la Turchia, ma per gli Stati Uniti”. Già dallo scorso autunno Ankara aveva richiesto la versione aggiornata dei caccia: si tratta di una commessa complessiva da 6 miliardi di dollari per 40 caccia F-16V di nuova costruzione e kit di modernizzazione per altri 80 modelli F-16 C/D. L’obiettivo turco è di controbilanciare l’acquisto fatto dalla Grecia di 36 caccia Rafale dalla Francia, nelle stesse ore in cui tra Atene e Washington si è materializzata un’intesa su alcuni F-35 da vendere alla Grecia, come raccontato su queste colonne.

Nato

Secondo Çavuşoğlu le preoccupazioni in materia di sicurezza della Turchia dovrebbero essere soddisfatte: “Abbiamo anche legittime preoccupazioni per la sicurezza sul fatto che abbiano sostenuto le organizzazioni terroristiche”, aprendo all’altro grande tema legato ai curdi. Gli alti rappresentanti di Svezia e Finlandia saranno fisicamente in Turchia la prossima settimana per discutere dei loro processi di adesione e certamente affronteranno la questione relativa all’estradizione di dozzine di terroristi, inclusi membri del PKK e del Gülenist Group, il gruppo che Ankara considera il regista del colpo di stato nel 2016.

Pkk

La Turchia ha da tempo sottolineato che non tollererà le minacce terroristiche poste alla sua sicurezza nazionale: per questa ragione il ministro della Difesa Hulusi Akar ha sottolineato l’importanza dell’ultima operazione antiterrorismo definendolo l’anello chiave della catena delle operazioni contro il gruppo terroristico del PKK. L’operazione Claw-Lock è l’ultima di una lunga serie, e colpisce i terroristi nelle regioni di Metina, Zap e Avashin-Basyan: “I soldati dell’esercito turco spareranno ai terroristi nelle loro tane, distruggeranno le loro tane sulle loro teste, e questa lotta continuerà fino a quando l’ultimo terrorista non sarà neutralizzato”.

Ha inoltre sottolineato che non c’è differenza tra le YPG nel nord della Siria e il PKK nel nord dell’Iraq. “Tutti i rapporti di intelligence, le fonti aperte e le applicazioni pratiche mostrano chiaramente che fanno parte di un’organizzazione terroristica. Nessuno dovrebbe dubitarne”. La nuova operazione segue la Claw-Tiger e la Claw-Eagle lanciate dall’esercito turco nel nord dell’Iraq nel 2020.

Gas

Altro versante critico è rappresentato dal gas: il progetto relativo al gasdotto Eastmed, che potrebbe condurre il gas da Israele al Salento, bypassa la Turchia per i suoi non-diritti nel Mediterraneo orientale, per questa ragione l’infrastruttura ha subìto uno stop dagli americani lo scorso dicembre. Nel frattempo la crisi energetica post guerra in Ucraina ha riaperto un dossier che sembrava quasi archiviato: le mega pipeline da 1300 chilometri e da costi rilevanti, su cui c’era già l’accordo tra Israele, Egitto, Cipro, Grecia e Italia, si sommerebbero al massiccio invio nel Mediterraneo di Gnl Usa e completerebbero il percorso di diversificazione dall’approvvigionamento energetico russo.

Sul punto si registra il movimentismo di Israele che si chiede come poter armonizzare una infrastruttura strategica con le relazioni geopoliticamente rilevanti che vanno tessute, soprattutto in questa fase così delicata per l’intero versante euromediterraneo e caucasico. In questo senso si inseriscono i recenti tentativi di riallacciare rapporti diplomatici (e quindi politici) tra Israele e Turchia.

Del tema hanno discusso due giorni fa alla Casa Bianca il Presidente Joe Biden e il premier greco Kyriakos Mitsotakis, che si prepara al raddoppio della base per sommergibili di Souda bay, a Creta. Diventerà il nuovo avamposto militare americano verso il Medio Oriente.

@FDepalo

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