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Tortu, orgoglio tricolore: “La cosa più bella sarà cantare l’inno”

Roma, 6 ago – “La cosa più bella sarà cantare l’inno domani”. Così Filippo Tortu, stratosferico ultimo finalista della 4×100 vinta oggi dall’Italia, ai microfoni di RaiSport. “Non svegliateci mai più, non è possibile, siamo in cima al mondo!!!”, cinguetta poi su Twitter. Il velocista sardo è commosso, si emoziona di fronte alle telecamere, si lascia andare alle lacrime di gioia. E’ tutto vero Filippo, è tutto bellissimo. L’impresa è compiuta.

Difficile parlare di me, perché la staffetta la si corre in 4”, dice Tortu con la spontanea umiltà dei campioni. “Non capivo. Ho chiesto a Lorenzo (Patta, ndr) se avevamo vinto e me lo ha confermato. Di un centesimo? Pazzesco. Le lacrime pensavo di averle finite, invece…”. Invece sono il meritatissimo coronamento di un capolavoro. “Ma la cosa più bella sarà cantare l’inno domani. Lì piangerò ancora e ancora. Quando sono partito ho visto che il britannico era lì, al mio fianco. In quel momento ho pensato solo a stare rilassato e a correre il più tranquillo possibile perché sapevo che l’avrei potuto prendere e superare. Ero più lucido mentre correvo rispetto a quando ho tagliato il traguardo. Non potevo credere che potesse essere vero, ho subito chiesto se avessimo vinto davvero noi ed era così”. Già, ancora una volta davanti ai britannici. “Quando ho visto ‘Italia’ sul tabellone nemmeno ho guardato il tempo, che è stratosferico, ma non mi interessava. Stanotte non riuscirò a chiudere occhio”, dice ancora Tortu.

Tortu, l’impresa e l’attesa dell’inno come Jacobs

Dopo la vittoria è sempre l’inno l’emozione più grande, per Tortu come per Jacobs. “Sto cominciando a realizzare adesso cosa è successo. Ora che ho la medaglia al collo sto cominciando a realizzare cosa è successo, è da ieri che non chiudo occhio. Essere qui e sentire l’inno è qualcosa di magnifico“, aveva detto Marcell Jacobs subito dopo la premiazione per la vittoria nei 100 metri.  “Viverlo è qualcosa di speciale, sono la persona più contenta al mondo. Ho guardato la medaglia e il percorso fatto dall’inizio della mia carriera, i sacrifici, fino al gradino più alto del podio. La medaglia pesa tantissimo, è la cosa più bella che ci possa essere. Ogni parte di questa medaglia è della mia famiglia che mi ha supportato e ha creduto in me”. Adesso è la seconda Marcell, sul tetto del mondo.

Eugenio Palazzini

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