su-tiktok-una-nuova-tendenza-racconta-tutte-le-volte-che-qualcuno-ti-fa-una-domanda-inopportuna

Su TikTok una nuova tendenza racconta tutte le volte che qualcuno ti fa una domanda inopportuna

Una hit country americana degli anni Ottanta, di quelle invecchiate malissimo, è diventata la colonna sonora di una tendenza che da qualche mese è tra le più geniali di TikTok. E viene usata per raccontare l’imbarazzo di domande e commenti inopportuni, di solito razzisti e sessisti, rivolti ai più giovani, a donne, minoranze o persone che fanno il proprio lavoro.

La canzone è Miami, My Amy di Keith Whitley, e già il gioco di parole la dice lunga sul tipo di testo. Nella top 20 del 1986, oggi sembra persino più vecchia di quel che dovrebbe essere. E si presta a questa tendenza, che all’inizio prendeva di mira soprattutto le battutine lascive dei vecchi papà bianchi americani, i boomer per antonomasia, quelli cringe, “imbarazzanti” o, meglio, fuori luogo quando si rivolgono, in particolare, alle ragazze, almeno secondo lo stereotipo social. Poi si è evoluta a raccogliere sotto il suo ombrello una varietà di situazione e certi video sono esilaranti.

È la presa in giro definitiva dei vari catcalling e di tutte quelle battute trite e ritrite che non faranno mai ridere. Come dire a una cameriera che serve al tuo tavolo, una sconosciuta impegnata col suo turno, che è così bella che potrebbe fare la modella. Come in questo video della tiktoker italiana @trudi__.

@trudi__ #greenscreen #fyp ♬ original sound – Salvatore Di Sciacca

Funziona così: si parte col pov, il point of view, “punto di vista”, e il “sei…” qualsiasi cosa: una donna nera, latina, asiatica in America, o semplicemente coi capelli rossi, o con o senza una terza di seno, o un ragazzo italiano all’estero, una cameriera, una giovane queer. O semplicemente, fuori da qualsiasi categoria o genere di militanza, una persona a caso che fa un lavoro a caso, che però, per abitudine popolare, suscita in chiunque lo venga a sapere una serie di domande inutili.

@sparta_w

Faccio una parte 2?

♬ Miami, My Amy – Keith Whitley

A seguire, dopo aver definito chi sei riprendendoti, parte la canzone e si incolla una carrellata di foto anonime prese da quelle di repertorio che si trovano in rete – magari con il watermark spalmato sopra, come quelle iStock, che fa più ridere – per rappresentare le categorie di imbecilli con cui si ha a che fare. In totale, sulla canzone Miami, My Amy, più o meno seguendo questa tendenza, ci sono più di 253 mila video.

Per nominare qualche altro esempio italiano però, c’è Celia, @studycelia, studentessa africana in Italia, che fa una carrellata di vecchi che le vogliono toccare i capelli e di compagni di corso che le dicono che “non è come gli altri neri che conosce” o che hanno “un amico nero, lo conosci?”. Tradotto: persone che o la sessualizzano perché “esotica” o restano sconvolti di non trovarsi di fronte allo stereotipo razzializzato del migrante africano. Il video ha fatto 2 milioni di visualizzazioni.

@studycelia ??? #liveinitaly #studyinitaly #medstudent #internationalstudent ♬ Miami, My Amy – Keith Whitley

Poi c’è Denise, @denise.vrs, ragazza queer, che mostra invece chi le dice che il suo orientamento sessuale è “soltanto una fase” – ritratto di una donna di mezza età – o le fa catcalling per strada, del tipo “ti faccio cambiare idea io” – foto di un ragazzo troppo sicuro di sé.

@denise.vrs ? #perte #foryou #fyp #viral #lgbt #fypシ ♬ Miami, My Amy – Keith Whitley

Poco sorprendentemente, la maggior parte degli stereotipi negativi vanno a toccare le donne, le minoranze, persone queer, nere e latine, in paesi in prevalenza bianchi, o giovani che fanno lavori umili per arrivare a fine mese.

@wangmadison

Toglietemi questo trend

♬ Miami, My Amy – Keith Whitley

Tutti i video, comunque, mantengono un tono leggero, ed è proprio questo il motivo del successo della tendenza. Non si tratta di piangersi addosso. È anzi liberatorio.

Chi vuole farsi un giro tra queste clip speriamo non si riconosca in qualche caso umano. La morale, almeno quando non si tratta di razzismo, omofobia e insulti vari, è che è sempre bene farsi gli affari propri. E stare zitti, se non si sa cosa dire, è regola d’oro. Come chi, di fronte a una ragazza che dice di essere del Vietnam, sente la necessità di sbiascicarle “Ni-hao”.

@tramdoodles

we don’t talk about the last one

♬ Miami, My Amy – Keith Whitley

Foto principale: screen dal tiktok di @trudi__.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.