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Spy story vaticana, Becciu si difende: «Apprezzavo la Marogna per le sue competenze. Il Papa sapeva»

“Ricevetti da monsignor Perlasca degli allarmanti messaggi. Con cui annunciava il proprio proposito suicidario. A suo dire l’unica soluzione possibile per uscire da quella situazione che non gli lasciava prospettive di vedere riconosciuta la propria innocenza”. Così cardinale Giovanni Angelo Becciu. Già sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato Vaticana. “Ne fui terrorizzato e gli risposi subito: ‘Nooo!’. Attivandomi per soccorrerlo”, racconta il prelato, sotto accusa per per peculato, abuso d’ufficio anche in concorso e subornazione, nel corso delle dichiarazioni spontanee rese nel processo davanti al Tribunale Vaticano. “Trovai varie persone allertate perché monsignor Perlasca non si trovava in camera. Rientrò la sera tardi; lo videro piuttosto agitato e sconnesso nel parlare. Fu chiamata dal comandante la guardia medica. Che gli somministrò un leggero sedativo per calmarlo e farlo dormire”. Nei giorni successivi – continua Becciu –  lo chiamai e gli feci capire che con il suicidio non avrebbe ottenuto niente. Anzi, i giornali avrebbero fatto passare la versione che si era ucciso perché oppresso dai sensi di colpa”.

Scandalo in Vaticano, dichiarazioni fiume di Becciu

L’udienza è stata caratterizzata ancora una volta da frizioni tra accusa e difesa. Tanto che il presidente Giuseppe Pignatone  ha sospeso l’udienza. “Sono stanco dei vostri battibecchi”. Si riprenderà il prossimo 18 maggio sempre con l’interrogatorio di Becciu“. Nel difendersi il cardinale parla anche delle accuse che gli sono piovute a proposito del cardinale George Pell. Assolto dalle accuse di abusi sessuali dopo due anni di carcere. “Sono stato esposto a una insopportabile pressione pubblica. Con la vergognosa accusa di aver addirittura finanziato false testimonianze con i soldi della Segreteria di Stato. Voglio ora spazzare via questa gravissima insinuazione con le parole del Cardinale Segretario di Stato, Parolin. Che ha accertato l’assoluta falsità di questa ignobile illazione”.

Il cardinale si difende: il conto corrente è pulito

“L’avvio dell’indagine del presente procedimento, che in seguito raggiunse anche la sua persona”, dice ancora parlando di monsignor Alberto Perlasca. Considerato il teste chiave del processo per lo scandalo finanziario. “In quel tempo sperava potessi intercedere presso il Santo Padre al fine di procuragli un’udienza pontificia. La verità è che la natura promiscua e la finalità privatistica di quel conto corrente, tanto sottolineate dall’accusa, non sono mai esistite”. Becciu spiega che il conto corrente “è stato aperto nel 2011 da monsignor Pintor. Fu aperto sia per recepire le somme provenienti dalla prefettura di Sassari in favore dei profughi assistiti dalla Caritas. Sia per agevolare l’utilizzo delle somme destinate ai progetti 8X1000 della Cei”.  Con i finanziamenti ricevuti si è fatto del bene e soprattutto si sta garantendo il lavoro a una settantina di persone e nessuno, ma proprio nessuno dei miei familiari, si è mai arricchito con essi”.

“Conobbi la Marogna nel 2016. Ne apprezzai subito la competenza”

Poi si è soffermato su Cecilia Marogna, la manager sarda che, secondo l’accusa, avrebbe agevolato. “Mi viene contestato di aver agevolato la signora Cecilia Marogna, quale pubblico ufficiale, ad appropriarsi di somme di denaro. Che poi la stessa avrebbe destinato ad acquisti voluttuari, incompatibili con la finalità impressale dalla Segreteria di Stato. Quest’accusa,  al pari delle altre, è completamente infondata. E la respingo in modo categorico”. Becciu parla di un rapporto che è stato totalmente distorto. E racconta di aver conosciuto la manager sarda nel 2016. “Quando la stessa mi richiese un colloquio. Ne apprezzai da subito la competenza in materia di geopolitica e di intelligence”. La donna – racconta il cardinale – si propose per una collaborazione professionale con la Segreteria di Stato. “Preciso che non la intesi come richiesta di impiego. Ma come semplice offerta di collaborazione esterna. Per tale ragione la inviai dal Comandante della Gendarmeria, dott. Giani, che la ricevette. Poi mi informò di aver tratto dall’incontro una buona impressione. Ma che non vi era possibilità di accogliere la sua proposta. Ebbi modo di coltivare questa conoscenza in successivi incontri, che avevano sempre ad oggetto questioni geopolitiche e di sicurezza internazionale”. Infine spiega che il papa era informato di tutto.

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