Se l’Italia è l’anello debole (cinese) del G7. Parla Cooper (Aei)

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Conte e Grillo avvisati. Occhio, l’Italia è l’anello debole del G7, e i flirt cinesi della politica italiana stanno innervosendo gli americani. Parla Zack Cooper, Research fellow dell’American for Enterprise Institute con un passato al Pentagono. 5G e Huawei? Biden lavorerà dietro le quinte

Attenzione, l’Italia è l’“anello debole” della catena al G7. Zack Cooper, Research fellow dell’American for enterprise institute, tra i massimi esperti americani di Cina con un passato al Pentagono, mette in guardia il governo Draghi. Se con il suo tour europeo il presidente degli Stati Uniti Joe Biden cerca di compattare gli alleati nella sfida all’autoritarismo cinese, a Pechino lavorano per fare l’esatto opposto. Il Belpaese è nel mirino più di tutti gli altri. Tanto più se, a Roma, c’è chi offre una sponda.

Come Giuseppe Conte e Beppe Grillo, in visita all’ambasciata cinese mentre Draghi incontra Biden.

La Cina fa i suoi interessi, niente di nuovo. Non è un mistero che l’Italia sia il Paese più vicino alla Cina all’interno del G7, il primo ad aderire alla nuova Via della Seta. Questo rende gli americani nervosi.

Perché?

Biden è venuto in Regno Unito per compattare il G7 intorno ai valori democratici e creare un fronte unito per sfidare i regimi autoritari. La Cina persegue sempre la stessa strategia: puntare all’anello più debole. In Asia è la Cambogia, in Ue è l’Ungheria. Nel G7 non provano certo con il Regno Unito o il Giappone. Provano con l’Italia, e lo faranno sempre più nei prossimi anni.

Quanto conta la Cina in questo viaggio di Biden?

Molto. Nessuno in America si illude, gli interessi dell’Ue non sono sempre convergenti. Biden ha bisogno di aiuto sul fronte della sicurezza, della tecnologia, a Bruxelles danno priorità a quello economico. Un primo compromesso si può trovare su quello valoriale, con la riaffermazione dei valori democratici e della resilienza del blocco occidentale.

Rispetto a Trump è un’altra musica?

È cambiato l’approccio. C’è un’attenzione maggiore alla costruzione di alleanze fra Paesi democratici e al rispetto dei diritti umani, da Hong Kong allo Xinjiang fino a Taiwan. In questo caso la sintonia con l’Ue è crescente, il governo cinese ha commesso un errore a sanzionare parlamentari, funzionari e think tank europei.

I rapporti con il Regno Unito di Boris Johnson ripartono con la firma di una nuova “Carta atlantica”. Perché Biden guarda a Londra?

Ci sono diverse ragioni. Il ruolo inglese nell’Indo-Pacifico è una di queste. Ma soprattutto Biden cerca di riunire il fronte degli alleati europei intorno a una coalizione occidentale e democratica. È il presupposto per stilare una strategia comune in aree controverse. In Asia, con la precedente amministrazione, gli Stati Uniti si sono mossi in modo erratico, rispondendo alle provocazioni cinesi senza una vera road map. Il primo terreno di incontro è valoriale.

Poi ci sono le divergenze. Biden riuscirà a far cambiare idea agli alleati sul 5G cinese?

Dubito che vedremo emergere il tema in pubblico. L’amministrazione ha preparato la visita in Europa scegliendo di puntare sui punti di incontro fra alleati, e disinnescando in anticipo qualche mina, come è stato fatto con la rimozione delle sanzioni sul gasdotto russo in Germania Nord Stream II. Dietro le quinte, però, il pressing continua.