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Sanzioni, Mosca evita default. Per ora

La Russia ha superato il primo test fondamentale della sua volontà e capacità di ripagare il debito internazionale. Dopo essere stata colpita duramente da severe sanzioni occidentali, in seguito all’invasione dell’Ucraina, l’attenzione degli investitori internazionali era infatti concentrata sul pagamento degli interessi su due bond in dollari della Russia, in scadenza mercoledì 16 marzo. Un mancato pagamento avrebbe fatto scattare il cosiddetto periodo di grazia (lungo 30 giorni), al termine del quale il paese sarebbe stato definito in default non avesse onorato il debito nemmeno entro quella scadenza. Dopo quasi 48 ore di grande incertezza, è emerso che il pagamento è stato effettuato ieri.

La conferma del pagamento

Questa mattina Mosca ha fatto sapere che “gli obblighi di servizio dei titoli di Stato della Federazione Russa sono stati pienamente adempiuti dal Ministero delle finanze russo in conformità con la documentazione di emissione per le emissioni di eurobond”. In sostanza, sono stati pagati i 117 milioni di dollari dovuti agli investitori internazionale. La somma era comunque contenuta e infatti i dubbi non erano sulla capacità della Russia di far fronte a questo esborso, ma alla sua intenzione di onorare i contratti. Un decreto firmato da Putin e le conseguenti dichiarazioni del ministro della Finanze Anton Siluanov avevo aperto la possibilità di un pagamento in rubli, diverso dalla valuta prevista dal contratto.

Il taglio del rating

In caso di cambio della valuta, a meno che ciò non sia esplicitamente consentito al momento dell’emissione, si ha comunque un default. Ciò è stato il motivo che ha spinto S&P Global Ratings a tagliare di un notch il rating del debito russo (da CCC- a CC), portandolo a due livelli sopra il default. “Se i fondi non sono accessibili agli investitori o se un pagamento viene effettuato in una valuta non prevista nei termini dell’obbligo e riteniamo che l’investitore non accetti il pagamento alternativo, potremmo ritenerlo un default”, ha sottolineato l’agenzia di rating.

Le prossime scadenze

Il fatto che gli investitori siano rimasti per 48 ore con il fiato sospeso è comunque un segnale di quanto un normale pagamento delle cedole non siano scontato. Inoltre, le sanzioni occidentali e l’esclusione di alcune banche russe dal sistema dei pagamenti SWIFT rendono sicuramente meno agevole il trasferimento di denaro, aggiungendo incertezza nel meccanismo che fa passare i soldi dalle autorità russe agli agenti pagatori e ai detentori dei titoli di Stato. Dopo quelle del 16 marzo, altre due scadenze si avvicinano: quella del 31 marzo quando Mosca dovrà pagare altri 359 milioni di dollari su un bond al 2030 e il 4 aprile quando scade un’obbligazione da 2 miliardi di dollari, secondo i dati di Morgan Stanley.

Le condizioni in peggioramento

Con il pagamento delle cedole su bond in dollari, il valore delle obbligazioni russe è salito, mentre è scesa la probabilità di default (misurata dal valore dei credit default swap). Ciò però non indica una solidità del paese guidato da Vladimir Putin. La stessa banca centrale russa ha oggi ammesso che le aziende in molti settori stanno “segnalando difficoltà di produzione e logistica a causa delle restrizioni commerciali e finanziarie imposte alla Russia” e che un forte aumento dell’incertezza pesa pesantemente sul sentiment e sulle aspettative di famiglie e imprese.

Inoltre, le condizioni finanziari sono compromesse per un lungo periodo, secondo gli osservatori internazionali. “Per quanto riguarda gli asset russi, crediamo che questi siano destinati a rimanere isolati per gli anni a venire – ha commentato Mark Dowding, CIO di BlueBay – Potrebbe essere necessario un cambio di regime prima che le sanzioni siano revocate, ed è giusto dire che Putin ha fatto un buon lavoro nel rovinare completamente le prospettive a medio termine del suo paese, oltre all’indicibile sofferenza sprigionata in quello che sembra un conflitto davvero inutile”.

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