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Sanremo, incontro con Carmine Abate al Casinò

Sanremo. Martedì 22 marzo alle 16.30 nel teatro dell’Opera del Casinò Carmine Abate presenta il libro “Il Cercatore di luce” (Mondadori), opera segnalata al premio Strega. Partecipa lo storico Matteo Moraglia. Loredana De Flavis leggerà alcune pagine dell’opera. L’incontro è inserito nel programma di formazione dei docenti. L’ingresso è libero con Green Pass e mascherina FFp2. 

«Un romanzo familiare, tra fantasia e realtà, per chi ama la montagna e Giovanni Segantini. Un racconto epico ed evocativo» – dice Solange Savagnone, Sorrisi e Canzoni TV.

«Un nuovo romanzo corale, pieno di colore e di vita, in cui più personaggi narrano le loro storie e le loro esistenze che armonicamente si intrecciano. Di questo tratta l’ultima fatica di Carmine Abate, “Il cercatore di luce”, edito da Mondadori, opera dedicata all’arte e alla figura di un pittore straordinario come Giovanni Segantini. Un libro in cui le parole diventano pennello esaudendo sia il compiacimento letterario che quello figurativo, sia la storia che la visione fantastica, tracciando le linee di un quadro immaginario in cui viene dipinta la vita di varie generazioni imprevedibilmente legate fra di loro da un destino curioso» – afferma Candida Virgone, La Nazione

«Una storia di fine Ottocento che intesse una sinfonia della natura. In parallelo, scorre una coinvolgente storia dei giorni nostri. Entrare tra le pagine de Il cercatore di luce significa fare un viaggio nell’amore per l’umano e per la natura» – dichiara Gabriella Brugnaro, Corriere del Trentino.

Alcune delle numerosissime recensioni per un’opera con cui Carmine Abate riesce ancora una volta a sorprendere i suoi lettori, riportandoli nel vento delle “sue colline” nell’incanto “dei suoi colori e delle sue storie”.

Il cercatore di Luce.

Carlo ha dodici anni quando sale in Scanuppia, una montagna del Trentino, per trascorrere le vacanze estive nella baita di famiglia. I genitori non fanno che litigare, la tensione è palpabile, eppure un inatteso sollievo lo coglie quando si immerge nel dipinto appeso nella sua stanza: una giovane donna con un bambino tra le braccia. Chi sono quelle due persone? Al ragazzo pare di riconoscerle e chiede notizie alla Moma, la nonna originaria della Calabria, scoprendo che il nonno aveva conosciuto il pittore, Giovanni Segantini. Carlo si trova così a ricostruire la trama intima e collettiva di un intero secolo, a partire dalla travolgente vicenda umana di Segantini, legata a quella della propria famiglia. Mentre è alle prese con i primi turbamenti sentimentali, il ragazzo si appassiona all’amore tra l’artista e Bice Bugatti, donna carismatica e compagna fedele, sempre al suo fianco dall’incontro a Milano agli anni in Brianza e in Svizzera.

«Quando dipinge a 2800 metri di altitudine, inspira profondamente, come se assieme all’aria volesse ingoiare la luce, riempirsene il cuore, i polmoni. E’ un cercatore di luce, Giovanni. E di luce nutre gli occhi, l’anima e il corpo. Lassù il cielo è immenso, vicinissimo. Giovanni se ne inebria. Vorrebbe raccoglierne uno spicchio e mescolarlo in tutto il suo splendore con i colori appena stesi, alla stregua della polvere d’oro che sparge sulla tela» (Carmine Abate, Il cercatore di luce).

«…Abate si muove con disinvoltura dentro e fuori dal mito del pittore, e questo è forse uno dei maggiori pregi del romanzo. La capacità di raccontare il fascino di una figura del tutto priva di alfabetizzazione che assume i contorni di un modello etico spinto ben oltre il suo operato. Naturalmente molte pagine sono dedicate alla sua morte misteriosa, ai giorni che la precedettero, ai riti funebri ufficiali, e al compianto degli amici, dei colleghi. Sulla morte di Segantini, si innesta anche quella della novantenne Moma, circondata dagli affetti e ancora palpitante delle sue storie tramandate al nipote» ( dall’Indice C. Valletti).

Il cercatore di luce è tra i primi libri proposti alla 76esima edizione del Premio Strega. La candidatura è stata avanzata dal critico d’arte, giornalista e segretario della Fondazione Dante Alighieri, Alessandro Masi, perché  «con Il cercatore di luce Carmine Abate conferma – si legge sul sito del prestigioso Premio – la piena maturità espressiva di un ormai lungo percorso nella narrativa italiana di alta qualità letteraria e di ininterrotto riscontro da parte del pubblico dei lettori e della critica». «Si tratta – si legge ancora nella motivazione – di un romanzo storico, romanzo di formazione, storia famigliare e di impegno civile, in cui l’autore sintetizza diverse modalità di genere narrativo e le scardina tutte dando origine a un modello romanzesco originale e fortemente coinvolgente. Il libro ritorna sui temi che hanno caratterizzato da sempre la sua poetica (e in particolare su quel “vivere per addizione” che sintetizza l’approccio all’emigrazione che Abate ha vissuto sulla sua pelle e ha messo in scena in tanti romanzi) su cui l’autore innesta inedite esplorazioni verso nuove frontiere dove approfondisce i rapporti fra arte, natura, parola e esistenza».

«Per raccontare – si legge ancora – la breve vita abbagliante del maestro del Divisionismo Giovanni Segantini, Abate ne segue le tracce in tutti i suoi febbrili spostamenti alla ricerca spasmodica della luce, alimento indispensabile di una vita e di un’esperienza artistica all’insegna del senso di apertura, di liberazione e di respiro che sulla pagina viene restituita con limpida e coinvolgente partecipazione. Al servizio di temi tanto decisivi e affascinanti l’autore mette una tecnica narrativa consapevole e sicura che gli permette di costruire un meccanismo di precisione in grado di guidare il lettore nei diversi livelli temporali (l’Ottocento, il tardo Novecento, il Ventennio fascista) e geografici (il Trentino, l’Engadina, la Sila calabrese, Milano) in cui si svolge la vicenda. Di particolare rilievo le figure femminili, la Moma calabrese, memoria storica della famiglia dell’io narrante e Bice Bugatti compagna di tutta una vita che con Segantini ha costruito una straordinaria storia d’amore. La lingua di Abate è calda e trasparente, piana e ricchissima, precisa e poetica come la pittura di Segantini».

Carmine Abate è nato a Carfizzi (KR) il 24 ottobre 1954. Ha studiato in Italia e si è laureato presso l’Università di Bari. Successivamente ha vissuto in Germania e, da oltre dieci anni, vive nel Trentino, dove ha esercitato la professione di insegnante. Il suo primo libro di poesie risale al 1977: Nel labirinto della vita, (Juvenilia, Roma). Come narratore esordisce in Germania con la raccolta di racconti Den Koffer und weg!, (Neuer Malik, Kiel 1984); lo stesso anno pubblica Die Germanesi, una ricerca empirica socio-antropologica sull’emigrazione svolta con Meike Behrmann (Campus, Frankfurt-New York 1984; ed it., I Germanesi, Pellegrini, Cosenza 1986, ristampata in nuova ed. da Ilisso Rubbettino nel 2006). Dirige la collana “Biblioteca Emigrazione” (Pellegrini Ed.) per la quale ha curato In questa terra altrove (1987), un’antologia di testi letterari di emigrati italiani. Successivamente ha pubblicato una raccolta di racconti Il muro dei muri da giugno 2006 in nuova edizione (Oscar Mondadori, pp. 210, euro 8.40) e nel 1991 è uscito il suo primo romanzo Il ballo tondo, attualmente alla terza edizione (Piccola biblioteca Oscar Mondadori, 2005), pubblicato in prima edizione da Marietti (Genova) e in seconda edizione da Fazi (Roma, 2000). Nel 1996 pubblica un libro di poesie Terre di andata (Argo). Nel 1999 esce il romanzo La moto di Scanderbeg (Fazi, Roma 1999; ed. tascabile 2001, Oscar 2008). Nel 2002 esce il romanzo Tra due mari (Mondadori, 2002, Oscar 2005) vincitore di numerosi prestigiosi premi. Nel 2004 esce il romanzo La festa del ritorno (Mondadori, 2004, nuova edizione riveduta 2014) vincitore del “Premio Selezione Campiello”. Nel 2006 pubblica il romanzo Il mosaico del tempo grande (Mondadori, 2006, Oscar 2007). Nel 2008 scrive il romanzo Gli anni veloci (Mondadori, 2008). Nel 2010 scrive il libro di racconti Vivere per addizione e altri viaggi (Piccola Biblioteca Oscar Mondadori) e la raccolta di poesie e prose Terre di andata (Il Maestrale). Il suo capolavoro, che vince il premio Campiello 2012, è il romanzo La collina del vento (Mondadori, 2012). Nell’ottobre 2012 esce, Le stagioni di Hora (Mondadori) che comprende tre romanzi – “Il ballo tondo”, “La moto di Scanderbeg” e “Il mosaico del tempo grande”. Nel 2013 pubblica Il bacio del Pane (Mondadori, 2013). Nel 2015 sforna La felicità dell’attesa (Mondadori). Nel 2016 Il banchetto di nozze e altri sapori (Mondadori 2016). Nel 2018 Le rughe del sorriso (Mondadori). La sua ultima opera è L’albero della fortuna (Aboca 2019) I suoi libri sono tradotti in Germania, Francia, Olanda, Grecia, Portogallo, Albania, Kosovo, USA, Giappone e in arabo.

Martedì 29 marzo alle 16.30 in collaborazione con la Famja Sanremasca il presidente Leone Pippione presenta il libro dello storico sanremese Andrea Gandolfo: “Storia di Sanremo- Dall’entrata in guerra dell’Italia alla Liberazione 1940-1945”. L’incontro è inserito nel programma di formazione dei docenti. L’ingresso è libero con Green Pass e mascherina FFp2.

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