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Roberto Brunetti, le indagini sulla morte dell’attore: le chat al vaglio della polizia

Telefonate, messaggi e contatti. Ogni dettaglio nel cellulare di Roberto Brunetti potrebbe chiarire le circostanze attorno alla sua morte. La polizia ha sequestrato il telefono dell’attore 52enne, trovato senza vita nella sua casa di Roma la sera del 3 giugno scorso. La verifica tra le chat e le chiamate di Brunetti potrebbe aiutare le forze dell’ordine a capire, per esempio, se quella droga trovata in casa gli fosse stata ceduta da poco. Il corpo di “Er Patata”, come venivano soprannominato l’attore, è stato trovato intorno alle 22, riverso supino sul letto, coperto soltanto da un lenzuolo. Su un tavolo tracce di cocaina, due panetti di hashish con un bilancino di precisione. E mentre la polizia analizza il cellulare per capire da chi Brunetti abbia acquistato la droga, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per morte come conseguenza di altro reato. L’autopsia prevista nei prossimi giorni aiuterà a capire se per Brunetti sia stata fatale un’overdose.


«Sono finiti quei tempi»

Una vicina, nel cortile di case popolari a pochi metri dalla stazione Tiburtina, racconta: «L’ultima volta che l’ho visto sarà stato un paio di giorni fa: su per le scale con la bambina che correva e lui che le diceva “aspetta nì che non ce la faccio”. Si fermava sempre per un saluto, una battuta, solo qualche sera fa avevo visto in tv un film in cui c’era lui, gliel’avevo detto e mi rispose, “Signò, sono finiti quei tempi”». La scoperta del decesso è avvenuta perché l’ex compagna e alcuni parenti non sentivano l’attore da giovedì sera e, preoccupandosi, hanno chiamato le forze dell’ordine. Ci sono voluti i vigili del fuoco per sfondare la porta ed entrare nell’appartamento del terzo piano. Poi le urla della sorella e dell’ex compagna. «Pensavo ad un incidente domestico», spiega il vicino Marco Ricciotti, «credevo che una donna si fosse scottata perché urlava, non pensavo proprio ad una cosa del genere».


I problemi con la droga

Nel 2009 “Er Patata” era stato arrestato per possesso ai fini di spaccio di stupefacenti: dopo un controllo i carabinieri trovarono nel suo appartamento due panetti di hashish. Nel 2017 fu arrestato mentre acquistava della cocaina. La sua carriera cinematografica ne risentì al punto che l’attore, da tempo lontano dagli schermi, percepiva il reddito di cittadinanza e da qualche mese lavorava in un ristorante di Trastevere.

Il ricordo dei suoi registi

«Fu Giovanni Veronesi, che lo conosceva come compagno di Monica Scattini, a suggerirmi di prenderlo per il ruolo del fidanzato agli arresti domiciliari di Barbara Enrichi. Prima di proporgli il film, lo invitai a cena per studiarlo e capii che era perfetto», dice Leonardo Pieraccioni che lo fece esordire come attore in Fuochi d’artificio. «Lui si adattò subito al set, si divertì molto e, mantenendo i piedi per terra, cominciò a pensare al cinema come sbocco professionale. Era semplice, solare, simpatico. La sua morte mi addolora molto». Neri Parenti lo chiamò per Paparazzi: «Dopo averlo visto in Fuochi d’artificio, lo scritturai per il ruolo del paparazzo nipote di Christian De Sica. Bravissimo in cucina, sul set ci preparava delle cene favolose. Giravamo a Porto Rotondo e ogni giorno, dopo le riprese, andava sul pontile per dar da mangiare ai pesci», ricorda il regista. «Malgrado il fisico massiccio, era un uomo sensibile. Monica Scattini e lui, così diversi, formavano una coppia apparentemente improbabile, ma si amavano molto».

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