Riapertura dei ristoranti la sera. La sponda di Bonaccini a Salvini e Fontana: «In alcune zone si può fare»

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Solo pochi giorni fa, il leader della Lega Matteo Salvini, chiedendo al presidente del Consiglio Mario Draghi il licenziamento del commissario Domenico Arcuri, auspicava «un progressivo ritorno alla vita, con la riapertura nelle prossime settimane di tante attività, tra cui quelle di ristoranti la sera e palestre, teatri e attività sportive». Ieri di nuovo: «I ristoranti devono poter lavorare anche la sera. Se la legge permette di pranzare in tranquillità e sicurezza alle 13, deve permetterlo anche alle 20». Una proposta appoggiata anche da Stefano Bonaccini. Il presidente dell’Emilia Romagna, ospite de L’Aria che Tira, su La7, ha parlato di un’idea «ragionevole», specificando che queste riaperture potrebbero valere «laddove nel territorio non si hanno troppi rischi di contagio». Cioè «dove le cose vanno in maniera migliore si può ragionare, con controlli più serrati, dove ci sono meno rischi», con l’obiettivo «di dare ossigeno a qualche attività».


E proprio sulle riaperture Salvini si è confrontato questa mattina con il premier Mario Draghi. «Noi siamo per la tutela della salute, ma con interventi mirati e in questo c’è sintonia con il presidente Draghi e son contento. Se c’è un problema in quella zona, in quella provincia, come ad esempio a Brescia, intervieni in provincia di Brescia, non è che fai il lockdown nazionale da Bolzano a Catania. Dunque chiusure mirate e un ritorno alla vita: se si può pranzare tranquilli, allora si può cenare tranquilli», ha detto il segretario leghista.

Questa mattina, era invece stato il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, a rilanciare, in un’intervista a la Repubblica, il tema delle riaperture serali dei ristoranti: «Non c’è nulla di male se si rispettano le regole e tutte le linee di condotta». «Molto meglio quattro persone che cenano al ristorante sedute al tavolo distanziate, che gli assembramenti davanti allo stadio di San Siro che abbiamo visto domenica, o la sera fuori dai bar», sottolinea il governatore lombardo. «La gente comincia ad essere esasperata – prosegue Fontana -. E poi finisce che magari a tavola a casa si trovano in ventiquattro». Insomma, per il presidente della Lombardia sarebbe «meglio dare un po’ di libertà controllata che regole rigide che vengono violate senza che nessuno intervenga».

Fontana: «Rischiamo di continuare a rincorrere il virus anziché anticiparlo»

Poco o nulla da ridire sulle prime misure anti-Covid decise dal governo Draghi, con la la proroga del divieto di spostamento interregionale e lo stop alle visite nelle case private in zona rossa. In tal senso il presidente lombardo sottolinea che, sebbene la sua regione sia in zona gialla, «ci sono comunque delle limitazioni: se esistono altre zone in cui l’andamento del contagio è preoccupante è giusto che si sappia in anticipo ogni settimana cosa si potrà fare». 

«Lo ripeto da mesi: rischiamo di essere sempre più vittime del virus e continuiamo ad inseguirlo invece di cercare di anticiparlo. Ci sono alcuni comportamenti inaccettabili che ormai abbiamo capito che favoriscono il contagio. È giusto porre dei limiti generalizzati su quei comportamenti – chiosa infine Fontana -, mentre si devono prendere provvedimenti mirati solo per circoscrivere alcuni focolai particolari». 

La situazione a Brescia

Quanto al quadro epidemiologico della Lombardia, a preoccupare è la situazione nella provincia di Brescia. Una situazione critica per cui la regione sta valutando, assieme al ministero della Salute, due strade: «O l’istituzione della zona arancione in tutta la provincia con la chiusura delle scuole o, in alternativa, alcuni interventi localizzati in alcuni Comuni dove i dati sono più brutti». In qualsiasi caso, commenta infine Fontana, qualsiasi decisione verrà assunta «in base all’andamento delle varianti e su dati sostanziali». 

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