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Quasi cento persone in carcere attendono di andare in una Rems

Secondo i dati dal 2019 al 2021 nelle Rems si è passati da un totale, su base nazionale di 603 a 715, alla fine del 2020, per giungere a 770 attuali

C’è un aumento del numero delle persone in attesa di collocazione presso le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). Secondo i dati rilevati dal 2019 al 2021, si è passati da un totale, su base nazionale di 603 a 715, alla fine del 2020, per giungere a 770 attuali. Di questi, 98, al mese di febbraio 2021, sono coloro che attendono l’invio in una Rems rimanendo in carcere, in uno stato di detenzione illegittima.

È un dato cristallizzato dalla relazione annuale del Garante nazionale delle persone private della libertà. Ma il Garante lancia l’allarme: all’orizzonte c’è il rischio che come risposta a questo problema reale ( al quale si aggiunge il problema dei detenuti psichiatrici in carcere), ci sia la volontà di una rivisitazione della funzione originaria e propria delle Rems che contempla la prospettiva di aumentarne dimensioni e numeri. «Si riproporrebbe – si legge nella relazione – una logica di istituzionalizzazione di carattere neo- manicomiale, quantunque in strutture di dimensione ridotta e territorialmente diffuse».

Il Garante non nega che esista un elemento di grave problematicità nella predisposizione degli strumenti idonei ad assicurare la risposta ai bisogni di assistenza e di sostegno di queste persone, il cui numero aumenta proporzionalmente alla tendenza progressiva di definire come “disturbi psichiatrici”, disagi che discendono, invece, «da condizioni pregresse di fragilità sociale – si legge nella relazione del Garante nazionale – o da situazioni di deprivazione materiale che si acuiscono con l’ingresso nel sistema penitenziario» . Fenomeno che si riproduce anche nelle “Articolazioni per la tutela della salute mentale” di cui, sottolinea sempre la relazione del Garante, peraltro, sono dotati soltanto alcuni degli Istituti penitenziari sul territorio nazionale. Articolazioni che non sono sufficienti a rendere adeguata risposta a tali bisogni, né per la capienza, né per la loro connotazione spesso sbilanciata sul piano penitenziario, né per la loro organizzazione. «Una situazione critica, determinata anche da lacune normative, a cui – si legge nella relazione del Garante – ha posto in parte rimedio soltanto l’intervento della Corte costituzionale, con cui si è affermata la possibilità di concedere la detenzione domiciliare “umanitaria” prevista dall’articolo 47ter dell’Ordinamento penitenziario, anche per i casi di malattia psichica».

Diverse sono le opzioni per risolvere queste problematicità, senza però snaturare le funzioni delle Rems. Ad esempio, il Garante nazionale propone la necessità di valutare in maniera differenziata e graduale lo stato di sofferenza della persona, approntando presidi sanitari territoriali che meglio possano soddisfare le sue esigenze di cura per garantire, al contempo, il diritto del singolo alla tutela della propria salute e il diritto della collettività alla propria sicurezza.

Una valutazione che, a parere del Garante nazionale, inciderebbe in maniera positiva sulla necessaria riduzione delle misure di sicurezza provvisorie, il cui numero evidenzia un rapporto ancora ‘ acerbo’ della Magistratura con la nuova configurazione del sistema dopo la chiusura degli Opg. Una difficoltà che, come abbiamo visto con i dati iniziali, ha determinato liste di attesa per l’inserimento nelle Rems e che si riflette anche all’interno delle carceri.

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