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Presunzione d’innocenza, il decreto limita pure le “veline” dei pm

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri lo schema del decreto legislativo per l’attuazione della direttiva Ue 2016/ 343 “sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali”. Ora il testo verrà assegnato alle commissioni parlamentari di competenza, che potranno esprimere pareri, tuttavia non vincolanti. Il testo tornerà poi in Cdm per l’approvazione definitiva, che deve avvenire entro l’ 8 novembre 2021.

Pm e gli organi d’informazione

Rispetto alle anticipazioni che vi abbiamo fornito ieri, registriamo l’inserimento di una ulteriore modifica al decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106 (“Disposizioni in materia di riorganizzazione dell’ufficio del pubblico ministero”) laddove si prevede di modificare l’originario comma 1 dell’articolo 5: (“Il procuratore della Repubblica mantiene personalmente, ovvero tramite un magistrato dell’ufficio appositamente delegato, i rapporti con gli organi di informazione”) aggiungendo dopo la parola “informazione” l’inciso “esclusivamente tramite comunicati ufficiali oppure, nei casi di particolare rilevanza pubblica dei fatti, tramite conferenze stampa”.

Potrà parlare solo il procuratore capo

L’aggiunta non solo rafforza, per il procuratore capo, l’esclusività nei rapporti coi giornalisti, ma mira anche a contrastare le fughe di notizie dalle Procure verso le redazioni. Ogni informazione dovrà essere ufficializzata con comunicato o tramite conferenza stampa e tutto quello che non avrà il carattere dell’ufficialità sarà fuori dalla copertura di legge. In teoria, quest’ultima previsione potrebbe spingere le Procure competenti, in nome dell’obbligatorietà dell’azione penale, ad aprire un fascicolo di indagine per capire da dove è partita la fuga di notizie, in quanto il giornalista potrà sempre proteggere la propria fonte. Sappiamo che sarà difficile, perché le violazioni, ad esempio del materiale non pubblicabile, già esistono ma non vengono mai sanzionate. L’altra novità è che, modificando l’art. 474 cpp, saranno i giudici a decidere caso per caso se un detenuto debba partecipare alle udienze del processo in manette. Una disposizione volta a rafforzare la tutela della dignità umana.

Presunzione d’innocenza, le reazioni della politica

«Siamo orgogliosi che lo schema di decreto legislativo sia frutto di un nostro emendamento, approvato il 30 marzo 2021, con cui il Parlamento ha recepito la direttiva europea 343, con 5 anni di ritardo», ha dichiarato il deputato Enrico Costa, responsabile Giustizia di Azione. «È una nostra battaglia convinta. Una battaglia di civiltà perché troppo spesso la conferenza stampa delle Procure è la vera sentenza, quella mediatica, quella che resta impressa nella mente di ciascuno. La sentenza vera, quella definitiva, arriva dopo anni e, quando di assoluzione, non restituisce la credibilità cancellata dalla comunicazione degli inquirenti. Il decreto legislativo conseguente alla direttiva – ha concluso Costa – sarà un passo avanti verso una maggiore consapevolezza che le parole degli organi dello Stato devono essere attente e misurate, e spesso è meglio il silenzio: perché una comunicazione sbagliata può rovinare la vita di una persona».

Secondo il deputato di Italia Viva Catello Vitiello, ora però «è necessario modificare il segreto investigativo e sanzionare l’odiosa fuga di notizie dalle Procure. La ministra Cartabia ha mantenuto fede all’impegno assunto con l’ordine del giorno ispirato a una pdl a mia firma e accolto all’esito dell’approvazione alla Camera della riforma penale». Anche in questo caso, come per la riforma del processo, «plaudo – termina Vitiello – a questa prima tessera di un mosaico che occorre completare per l’applicazione in concreto della presunzione d’innocenza, affinché i processi penali tornino a essere celebrati solo in tribunale e si scongiuri la gogna mediatica nei confronti di cittadini non ancora giudicati».

Per la vicepresidente del Senato e responsabile Giustizia del Pd Anna Rossomando, la norma «rappresenta un primo importante passo. Un argomento che peraltro il Pd ha sollevato prevedendo interventi specifici con gli emendamenti presentati alla riforma del Csm. Riteniamo che il diritto all’informazione sia il presupposto di qualsiasi democrazia liberale, ma siamo contro la spettacolarizzazione delle indagini. È fondamentale che i processi si celebrino nei tribunali con tutte le regole e le garanzie del contraddittorio, non fuori dalle aule».

Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia della Camera e deputato M5S, dice: «Attendiamo in commissione il decreto legislativo sul rafforzamento del principio di non colpevolezza per esprimere il nostro parere. Provvedimento certamente importante, lo valuteremo con estrema attenzione, nella convinzione che tutte le parti del processo devono garantire un’informazione corretta e non pregiudicare in alcun modo la libertà di stampa».

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