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Perché il rapporto dell’ONU sul clima ci dà ancora speranza per evitare il peggio

Circa 110 anni fa, un giornale della Nuova Zelanda predisse che le emissioni di anidride carbonica prodotte dalla combustione di carburanti fossili nelle grandi “fornaci del mondo” avrebbero aumentato la temperatura della Terra. “L’effetto potrebbe essere considerevole in alcuni secoli”, si legge nell’articolo.

Era una previsione azzeccata. A quanto pare un cambiamento climatico rilevante si è avuto molto prima, in appena un secolo, e gli scienziati si aspettano che il suo impatto – gravi siccità, piogge violente, incendi che si allargano a macchia d’olio, calotte di ghiaccio Antartico instabili, ecc — peggiori man mano che il pianeta si riscalda.

Lunedì, il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici dell’Onu o GICC ha pubblicato il quadro più chiaro e più aggiornato finora mai compilato sulla scienza del riscaldamento planetario. Il rapporto, di circa 4 mila pagine, firmato da 234 scienziati provenienti da 66 nazioni (e oltre 500 contributi da altri ricercatori), sottolinea quanto il cambiamento climatico sia avanzato e si stia intensificando – ma mostra anche che l’umanità ha ancora spazio per evitare l’impatto peggiore del riscaldamento globale.

Linda Mearns, la scienziata a capo del National Center americano per la ricerca atmosferica, responsabile del rapporto, ha lavorato ai documenti del gruppo per oltre 25 anni. Appoggiandosi alla miglior scienza disponibile, ha sempre detto: “Il cambiamento climatico è serio, certo e anche incombente”.

“Ma non è più una frase accurata” dice Mearns a Mashable. “È molto serio, è molto certo e sta accadendo adesso”.

“È molto serio, è molto certo e sta accadendo adesso”.

“Spero che questo rapporto possa fare la differenza nel mostrarci quanto tutto questo sia urgente” continua Mearns.

Ecco i punti salienti del rapporto, se ve li siete persi:

Le condizioni meteo estreme diventeranno ancora più estreme

“Sia la frequenza che l’intensità di molti eventi climatici estremi crescono man mano che il pianeta si riscalda” dice a Mashable Greg Flato, ricercatore del governo canadese che ha aiutato a mettere insieme il rapporto dell’Onu.

Per esempio, man mano che il clima si riscalda l’atmosfera può trattenere più acqua e questo risulta in delle precipitazioni più violente. Le statistiche sulle piogge più abbondanti “sono cresciute dagli anni Cinquanta per tutti i territori con sufficienti dati disponibili” spiega il rapporto. Queste aree riguardano gran parte del Nord America e dell’Europa.

Ma gli eventi estremi non si verificano sempre da soli.

“Uno degli aspetti più importanti del rapporto è l’enfasi non solo sugli eventi estremi, ma su quelli estremi aggregati” dice Mearns, che è quando più cataclismi si verificano contemporaneamente.

Un esempio calzante sono gli incendi attualmente in corso in gran parte degli Stati Uniti occidentali. I roghi più recenti stanno creando inferni innaturali, a causa di una combinazione potente di temperature elevate e foreste mal gestite. E poi la siccità — resa peggiore dalle ondate di caldo — secca ancor più il terreno, fa evaporare l’umidità dalle foreste e dalla vegetazione, creando più combustibile pronto a bruciare. Il risultato? Le condizioni per gli incendi sono amplificate dagli eventi estremi della siccità e del caldo torrido.

“Sono un bel po’ di aggravanti” dice Mearns.

Per decenni, la scienza aveva ragione

Climatologi e studiosi della Terra sapevano da decenni che sono gli esseri umani a causare il rapido riscaldamento del pianeta, con molte conseguenze prevedibili come l’aumento del livello del mare, caldo estremo e inondazioni devastanti.

“Questo rapporto conferma davvero tutte le informazioni che erano già disponibili” dice Flato riguardo alle analisi e osservazioni più recenti sulla scienza climatica contenute nel documento. “L’azione umana ha provocato il cambiamento climatico” e questo è il messaggio più importante della ricerca, aggiunge Flato.

Semplicemente non ci sono altri fattori recenti che possano aver spinto il clima a riscaldarsi così rapidamente, come prodigiose eruzioni vulcaniche o un’attività più intensa del sole. Di fatto, durante le ultime quattro decadi, il sole è stato leggermente meno attivo, mentre la Terra invece si riscaldava.

“Non ci sono dubbi che sia l’attività umana ad aver riscaldato l’atmosfera, gli oceani e la superficie”, conclude il rapporto.

I dati sul riscaldamento globale della Terra sono fin troppi e ben chiari.

Dalla fine del 1800 il pianeta è già più caldo di 1,1 gradi Celsius, anche se in alcune zone si è già riscaldato di più. La NASA utilizza più di 26 mila stazioni meteorologiche e migliaia di sensori oceanici per monitorare l’aumento delle temperature.

Gli oceani stanno cambiando in modi più drastici e inquietanti

Gli esseri umani che vivono sulla terraferma se lo dimenticano, ma la Terra è un pianeta di oceani, dominati da creature marine. Il rapporto dell’Onu dedica un intero capitolo a spiegare in che modo gli oceani stanno cambiando. E siccome queste mutazioni stanno accadendo in maniera estremamente rapida se paragonata alle trasformazioni naturali e graduali del clima in passato, questo influisce negativamente sulla civiltà (specie se costiera) e sulla vita nei mari. Non ci si può adattare con la facilità con cui si preme un interruttore.

Uno degli aspetti più evidenti e ben analizzati del riscaldamento del clima è l’aumento del livello del mare. Le spesse masse di ghiaccio, cristallizzate nell’Antartico, in Groenlandia, sulle montagne, si stanno sciogliendo negli oceani. I livelli delle acque sono già saliti tra i 20 e i 22 cm circa dalla fine del XIX secolo. Per i prossimi millenni, questi cambiamenti non potranno essere disfatti.

“È uno degli aspetti irreversibili del cambiamento climatico” dice Flato.

Il livello dei mari è salito più in fretta nel XX secolo rispetto ai precedenti tremila anni, secondo quanto dimostrato nel rapporto, che basa i dati anche sulle ricerche sui fossili delle creature marine lungo le coste. Per la fine del secolo, in uno scenario di emissioni di CO2 intermedie (né estremamente alte o basse), il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici prevede un aumento del livello delle acque tra i 45 e i 76 cm e poi a salire.

Ma gli oceani cambieranno anche in altri modi tremendi, sebbene le trasformazioni potranno essere calmierate se le emissioni di anidride carbonica verranno tagliate durante questo secolo:

Abbiamo controllo su come sarà futuro

La quantità di anidride carbonica cattura-calore che emetterà l’umanità nell’atmosfera durante questo secolo detterà in larga parte il futuro della Terra per i prossimi secoli. Più CO2 ci sarà, peggiori saranno le conseguenze, in particolare in termini di eventi meteorologici estremi.

“Ogni piccola quantità di riscaldamento produrremo aumenterà l’impatto di questi eventi estremi” sottolinea Flato.

L’aspetto cruciale è che possiamo ancora limitare il riscaldamento a livelli meno terribili

Già adesso, la Terra (la cui atmosfera, è carica dei più alti livelli di CO2 da 3 milioni di anni a questa parte) continuerà a riscaldarsi almeno fino a metà secolo, anche se la società dovesse radicalmente tagliare le emissioni carboniche, dichiara il rapporto dell’ONU. Secondo il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici la temperatura della Terra supererà l’aumento di 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli del XIX secolo — l’obiettivo ambizioso entro cui contenere il cambiamento climatico secondo gli accordi internazionali di Parigi — intorno ai primi anni ’30 del 2000.

“Il riscaldamento globale di 1.5°C e 2°C verrà superato durante il XXI secolo, salvo profonde riduzioni della CO2 e di altri gas serra nei prossimi decenni”, afferma l’agenzia.

L’aspetto cruciale è che possiamo ancora limitare il riscaldamento a livelli meno terribili: ad esempio, stabilizzando le temperature globali intorno a un aumento di 2°C permetterebbe di ridurre considerabilmente le conseguenze gravi che si avrebbero con un aumento di 3°C.

Evitare gli impatti peggiori del cambiamento climatico richiede modifiche sistemiche e sociali. Le persone possono fare ciò che è meglio per il clima e l’energia se ne hanno la possibilità — potrebbe aiutare un piano nazionale per espandere il numero di stazioni di ricarica per spingere l’adozione dei veicoli elettrici.

In questo momento, in una società dominata dai combustibili fossili, è ancora una sfida. “Persino un senzatetto che vive in questo mondo basato sui combustibili fossili ha una carboon footprint insostenibile” ha detto l’anno scorso a Mashable Benjamin Franta, ricercatore sulla legge e la storia della scienza alla Stanford Law School. Il nostro cibo, i trasporti e il resto si basano sul bruciare antichi combustibili ricchi di CO2.

Il quadro insomma è chiaro.

Questo articolo è stato tradotto dall’edizione americana di Mashable.

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