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Perché bisogna eliminare gli stereotipi grassofobici e nocivi su cibo e peso

“Devo prepararmi alla prova costume” oppure “ti trovo bene, sei dimagrita?” O ancora “sto facendo la dieta, non mangio più carboidrati per una settimana”. Sono tanti gli stereotipi nocivi e stigmatizzanti riguardo al cibo e all’alimentazione che quotidianamente fanno parte della nostra società e sono culturalmente accettati e promossi come buoni esempi da seguire. Concetti diffusi dalla diet culture (cioè la cultura della dieta) che a sua volta impone standard elevati e restrittivi di bellezza associati a corpi magri e conformi che escludono di conseguenze chiunque non ne faccia parte.

“Un corpo grasso è un corpo che vive perennemente alla ricerca di invisibilità. Se non catturi attenzione nessuno ti può giudicare, dire cosa devi fare per dimagrire o criticare perché non sei magra e di conseguenza ‘non in salute”, dice a Mashable Italia Giulia Paganelli, brand manager di un gruppo bancario e autrice della pagina Instagram Evastaizitta.

Ad alimentare questa cultura grassofobica, che non accetta le persone con corpo non conforme ai canoni prestabiliti di bellezza, sono i pregiudizi diffusi su cosa passa per sano (un fisico, un’alimentazione, un cibo) e cosa no. Tutti stereotipi non medici con cui giudichiamo noi stessi e gli altri. E che si riflettono poi nel tipo di complimenti che rivolgiamo agli altri.

Tra gli stereotipi, anche della lingua, diffusi c’è il concetto della ‘prova costume’, che si ripresenta sempre ogni estate e viene riproposto dai media. È però una forzatura che può danneggiare la nostra salute, come dice a Mashable Italia anche Edoardo Mocini, medico specializzato in Scienza dell’alimentazione che sui social cerca di sensibilizzare gli utenti su questi temi. La prova costume, spiega in post Mocini, è un altro canone estetico arbitrario “mascherato da un falso ideale di presunta salute”.

La frase potrebbe sembrare innocua, ma nasconde, invece, un sottinteso stigmatizzante e discriminatorio nei confronti di tutte quelle persone che non riescono o non vogliono raggiungere quel determinato ideale di bellezza. “A guadagnarci poi è la diet industry”, sottolinea il medico. Nel tentativo di perdere peso, anche il più velocemente possibile, spesso si ricorre a prodotti dietetici e pratiche alimentari discutibili e non controllate da uno specialista che non tutelano soprattutto lo stato di salute complessivo della persona e possono favorire invece l’insorgenza di disturbi o disregolazione alimentare.

Nocivi, secondo Mocini, anche dispositivi estremi per la perdita di peso come quello sviluppato dall’Università di Otago, in Nuova Zelanda, che ha sollevato diverse polemiche per il fatto che blocca la mandibola a un’apertura massima della bocca di due millimetri. “Nell’ambito dell’obesità è sempre tutto concesso – aggiunge lo specialista – In una società grassofobica come la nostra c’è la concezione che le persone obese si meritino qualunque tipo di trattamento perché colpevoli di non essere conformi agli standard imposti”.

Dopo aver fallito con la cintura di castità, ci provano col magnete del digiuno!!https://t.co/amRNqd0DII

— Gaetano Fedele (@ConsultingGF) June 28, 2021


La dieta del limone che propone il settimanale di turno, prodotti dimagranti più o meno attendibili proposti da giovani influencer, o aggeggi disumani ed estremamente discriminatori, programmi dietetici alternativi e restrittivi, spiega Mocini, “non hanno mai migliorato la salute di nessuno, ma servono solo a peggiorare il rapporto con il cibo e in definitiva lo stato di salute delle persone”.

Il medico, infatti, ammette di aver incontrato durante la propria pratica clinica diversi casi di obesità grave con disturbo di comportamento alimentare derivante proprio da pratiche dietologiche sbagliate. “Si chiama ‘effetto yoyo’. Il paziente ciclicamente si sottopone a un percorso dietetico restrittivo e non monitorato, in cui a un certo punto nel lungo periodo fallisce e per questo si sente in colpa. Poi ricomincia con un nuovo programma, ma abusare di queste metodologie non professionali può aggravare la patologia esistente o innescare nuove complicanze”, sottolinea Mocini.

Magro non vuol dire essere in salute e grasso non significa essere malati. Generalmente però non la si pensa così. Il concetto di salute, infatti, tendenzialmente è legato al numero indicato sulla bilancia, a differenza di quanto stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità che invece parla di salute come uno stato di completo benessere fisico, sociale e mentale. Infatti, il medico spiega che “non è detto che un peso più basso sia necessariamente uno stato migliore di salute”. Possono esserci tante determinati che portano le persone a pesare ‘meno’, come trattamenti di chemioterapia o disturbi alimentari. Lontani quindi dall’espressione di “salute” che invece si vuole associare al concetto di “magrezza”.

Stessa cosa vale per il “grasso”. “Generalmente si pensa che l’obesità sia una patologia che deriva dal mangiare troppo e muoversi troppo poco. Invece è molto più complesso di così”, spiega Mocini che aggiunge anche che studi e ricerche hanno dimostrato che l’accumulo eccessivo adiposo deriva da più di 100 fattori che possono essere sociali, economici, metabolici. “Lo stile di vita sicuramente ha un impatto enorme, ma non è l’unico da considerare”, sottolinea il dottore.

Questa concezione però punta il dito contro la persona, colpevole di essere grassa e di “non far nulla” per cambiare il suo stato di salute. “Oltre a ritenere i corpi ‘non conformi’ malati, non belli, vengono anche criticati moralmente, perché le persone grasse vengono reputate incapaci di prendersi cura di sé, pigre, che mangiano in modo vorace e sregolare – concorda Paganelli – Giudizio che viene dato costantemente, sempre, per strada, in qualsiasi luogo, perché si dà per scontato che i corpi grassi siano alla mercé di tutti”.

Il peso e la forma corporea sono quindi solo due dei tantissimi fattori determinanti dello stato di salute, “per questo non devono essere messi al centro dell’attenzione quando si parla della salute di una persona”, sottolinea lo specialista.

Culturalmente molti stereotipi ed esempi sbagliati su cibo e peso devono ancora cambiare. Per farlo bisogna affidarsi però agli specialisti del settore. “Le diete presentano dei fattori di rischio tra cui ottenere un comportamento alimentare sbagliato e per questo devono essere prescritte da professionisti qualificati che seguono il paziente durante il trattamento – conclude Mocini – La scienza dell’alimentazione è una materia complicata e delicata che deve essere trattata con attenzione perché c’è in gioco la salute delle persone”.

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