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Perché a causa del riscaldamento globale dormiremo 58 ore di sonno in meno all’anno

Un nuovo studio pubblicato sul sito di ricerca One Earth, riporta che inizieremo a perdere parecchie ore di sonno a causa dell’aumento delle temperature. La ricerca, infatti, afferma che le persone di tutto il mondo arriveranno a perdere tra le 50 e le 58 ore di sonno entro il 2099 a causa della crisi climatica.

Partendo dall’assunto scientifico, riportato anche dall’americana National Sleep Foundation, che gli adulti dovrebbero dormire tra le 7 e le 9 ore a notte, lo studio ha sottolineato che, con una temperatura notturna che va dai 25 gradi e oltre, aumenta del 3,5% in più il rischio di dormire meno di sette ore. Inoltre, la ricerca riporta che il sonno viene invece facilitato da temperature più fresche, che vanno dai 5 ai 10 gradi.

L’esperimento è stato condotto su più di 47 mila adulti di 68 paesi al mondo per la durata di sei mesi, utilizzando dei bracciali con degli accelerometri interni che misuravano gli orari e la durata del sonno.

Kelton Minor, dottorando del Copenhagen Center for Social Data Science dell’Università di Copenhagen, tra gli autori principali della ricerca pubblicata su One Earth, raggiunto da Cnn Health, ha raccontato che per una notte passata con 30 gradi e oltre si riduce il sonno di un quarto d’ora per persona. La condizione pesa maggiormente a livello di benessere sui più anziani rispetto ai giovani e agli adulti di mezz’età, e non solo: le donne, secondo lo studio, sono per il 25% più affette dall’aumento delle temperature rispetto agli uomini.

Foto di Marcus Aurelius via Pexels

Nello studio, inoltre, si rileva come le persone si adattino più facilmente a climi più freddi, e non, viceversa, a quelli più caldi. Minor spiega poi che il sonno perso a causa di picchi di temperature in aumento non viene recuperato del tutto nemmeno nelle due settimane a seguire. Questo è provato anche da esempi di situazioni comuni: basti pensare alla diffusa difficoltà a dormire nel primo mese estivo in cui le temperature si alzano evidentemente.

Bisogna anche considerare, nell’attuale quadro storico, che il problema del sonno mancante a causa delle alte temperature può andare a sommarsi ad altre tematiche già presenti e non risolvibili a breve termine. La pandemia, infatti, ha colpito duramente le ore di sonno di gran parte della popolazione italiana. Come riporta l’Ansa, dopo gli anni di covid i casi di insonnia nel nostro paese sono cresciuti: gli italiani che lamentano un sonno del tutto insufficiente sono aumentati del +22%, e quelli con un sonno di qualità insoddisfacente sono a un +128%, secondo i dati del progetto Lost in Italy.

Alex Agostini, docente del dipartimento di giustizia e società della University of South Australia di Adelaide, esterna alla ricerca di Minor ed intervistata da Cnn Health, ha raccontato che la percentuale nominata nello studio della perdita di sonno del 3,5% può sembrare una quantità minima, che però va ad accumularsi nel tempo, favorendo l’insorgere di vari tipi di problematiche, che possono abbassare la qualità della vita di tutti i giorni.

Agostini aggiunge infatti che gli adulti che non dormono abbastanza, che sono parecchi, possono avere problemi di concentrazione e, a lungo andare, la mancanza di un sonno adeguato che si accumula a causa del riscaldamento globale, può portare ad un maggiore rischio di maturare disturbi di tipo cardiovascolare o gastrointestinale. La docente menziona, inoltre, che l’uso dell’aria condizionata non è che un altro acceleratore del global warming, e che quindi il modo migliore per affrontare il tema del sonno è implementare soluzioni che tendano a contrastare sotto qualsiasi punto di vista il riscaldamento globale.

*Foto di copertina di Andrea Piacquadio via Pexels

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