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Paparo: «Ridare forza all’Ocf e alla sua assemblea: ecco il nostro obiettivo»

L’avvocato fiorentino Sergio Paparo è stato eletto nello scorso fine settimana nuovo coordinatore dell’Organismo congressuale forense. Le elezioni del nuovo Ufficio di coordinamento da parte dell’assemblea di Ocf si sono rese necessarie dopo le dimissioni, avvenute a marzo, dell’ex coordinatore Giovanni Malinconico e di tutti gli altri componenti dell’esecutivo. Insieme a Paparo (che, con 27 preferenze ottenute fra i 46 partecipanti al voto, ha superato Raffaele Fatano, 9 voti, e Raffaele Barone, un voto) sono stati eletti Tiziana Carabellese ( 28 voti) alla carica di segretaria ed Emanuele Maganuco (25 voti) come nuovo tesoriere.

Gli altri componenti dell’Ufficio di coordinamento Ocf scelti dall’assemblea sono Alessandra Dalla Bona del distretto di Brescia (25 voti), Brunella De Maio (24 voti) del distretto di Salerno, Vinicio Nardo (24 voti) del distretto di Milano e Luigi Sini (30 voti) del distretto di Roma. L’Organismo avrà ora davanti 6 mesi di intenso lavoro in vista del prossimo congresso nazionale forense che si terrà a Lecce.

Avvocato Paparo, l’Ocf è pronto per ripartire?

Come ho già detto l’altro giorno, ‘ lavorare, lavora, lavorare’ dovranno essere le parole d’ordine nei prossimi mesi. Sull’Ocf è arrivato un terremoto che ci ha colpito all’improvviso. Sulle irregolarità nella gestione contabile dell’Organismo da parte dell’allora tesoriere, che hanno quindi costretto alle dimissioni i precedenti membri, abbiamo già nominato una commissione indipendente per esaminare i conti. E dalle prime verifiche pare che non ci sia stata alcuna appropriazione indebita. Comunque valuteremo le iniziative più opportune da assumere.

Il nuovo Ufficio di coordinamento si caratterizza anche per l’equilibrio di genere.

La componente femminile è da tempo maggioritaria nell’avvocatura. Fra i giovani avvocati la maggioranza è composta da donne.

Che programma avete in mente?

Credo si debba iniziare con la riorganizzazione dei lavori dell’assemblea, che rappresenta il momento di coordinamento fra il congresso e i delegati.

Vediamo nel dettaglio qualche altro punto, come la riforma dell’Ordinamento giudiziario.

Certamente la riforma dell’Ordinamento giudiziario che è in discussione alla Camera in questi giorni è una delle priorità. Al momento la discussione, però, si sta concentrando quasi esclusivamente sul sistema di elezione dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura, o per sul rapporto fra toghe e attività politica. Sono senza dubbio temi molto importati ma a noi preme soprattutto il riconoscimento del ruolo degli avvocati nei Consigli giudiziari e presso il ministero della Giustizia.

Sono argomenti annosi e sui quali l’Associazione nazionale magistrati è da sempre sulle barricate.

Guardi, è importante un cambio di prospettiva. Mi spiego: da parte dei magistrati su questi temi c’è un approccio di tipo prettamente ideologico, con la conseguenza di strumentalizzare un dibattito che dovrebbe invece portare a soluzioni per forza di cosa condivise.

Lei non vede quindi i pericoli paventati dalle toghe? Ad esempio che gli eventuali giudizi degli avvocati nei Consigli giudiziari condizionerebbero l’autonomia e l’indipendenza del magistrato?

Gli avvocati, a differenza dei magistrati, resterebbero sempre minoritari all’interno dei Consigli giudiziari. E comunque sulla loro partecipazione dovrebbe essere obbligatorio il parere da parte dell’Ordine territoriale. Il che conferirebbe al giudizio del Foro una maggiore legittimazione.

Perché è così importante un ruolo attivo degli avvocati nei Consigli giudiziari e a via Arenula?

Il motivo è semplice: le scelte, come ho detto, debbono essere necessariamente condivise. Gli avvocati rendono un servizio giustizia come i magistrati.

Cosa pensa delle riforme già approvate, ad esempio quella del civile?

Purtroppo ci sono molte norme che sono state scritte male e in fretta. E che ora si prestano a forti dubbi interpretativi. Temo che per i prossimi anni saremo costretti ad aspettarci interventi da parte della Cassazione per mettere ordine.

Veniamo, invece, all’Ufficio per il processo: la ministra Cartabia vi fa grande affidamento per raggiungere gli obiettivi negoziati con l’Europa ai fini dell’erogazione dei fondi del Recovery. In particolare, per l’abbattimento delle pendenze del 40 percento nel civile entro il 2026.

L’Ufficio per il processo è importante perché ha tolto il giudice italiano dall’isolamento in cui si trovava. Gli altri Paesi in Europa sono già organizzati in questo modo. L’iniziativa ha il mio personale plauso. Sui tempi di abbattimento dell’arretrato sono però perplesso, bisognerà vedere nella pratica cosa accadrà. L’obiettivo è alquanto ambizioso. Dobbiamo sempre ricordarci che si tratta di assunzioni a tempo determinato, destinate a cessare prima della scadenza fissata con Bruxelles.

Un’ultima domanda. Lei è stato presidente dell’Ordine di Firenze. Il pg del capoluogo toscano Marcello Viola la scorsa settimana è stato nominato dal Csm nuovo procuratore di Milano. Vuole approfittare per fagli gli auguri di buon lavoro?

Sì, con grande piacere. Con il procuratore Viola a Firenze abbiamo avuto un ottimo rapporto. È sempre stato molto attento alle istanze dell’avvocatura, nell’ottica di condivisione a cui facevo prima riferimento. Dovrebbe essere preso a modello.

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