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Nel laboratorio del falso: ecco come a Roma si smascherano le truffe dell’arte

Entrare nel laboratorio del falso, a due passi dalla stazione Termini di Roma, è come entrare nello scantinato di un grande museo o da un fornitissimo e piuttosto eclettico mercante d’arte. Se siete fan di Dylan Dog, immaginatelo come lo sfuggente Safarà.

Nella grande stanza si affastellano epoche, stili e materiali diversi: anfore antiche, affreschi romani, statue grandi e piccole, figure votive delle più diverse tradizioni religiose, quadri classici e dipinti di maestri contemporanei come Sironi, Balla, Picasso, Oriani (un Arlecchino, qui in foto, è la mascotte del laboratorio), Fontana, Warhol, Schifano, Burri e molti altri. Ma anche di scultori: c’è una ballerina di Messina e poi pezzi di Giò Pomodoro e di Turcato. L’unico dettaglio è che tutte le opere sono false. Alcune in modo lampante, altre invece sono riproduzioni così fedeli da mettere a dura prova gli esperti e i loro strumenti.

A farci da guida è la professoressa Giuliana Calcani, che da anni si occupa di questo laboratorio, unico nel suo genere, nato all’interno del dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Roma Tre. Il laboratorio è un’eccellenza anche perché si avvale di una stretta collaborazione con il comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, il corpo specializzato proprio nella difesa del patrimonio artistico italiano.

Dentro l’archivio del laboratorio.

“Grazie alla collaborazione con il comando TPC abbiamo oggi più di 500 pezzi all’interno del nostro laboratorio – spiega Calcani – Il che ci permette di studiarli e di portare avanti un’attività di ricerca multi disciplinare unica nel suo genere. Combiniamo, infatti, il lavoro di umanisti, scienziati e giuristi per indagare i reperti. Con un grande vantaggio rispetto allo studio degli originali: i falsi si possono sezionare e analizzare senza alcun timore. Il nostro lavoro parte dalla diagnostica umanistica, che serve a indentificare quei piccoli indizi che possono condurci dall’opera al suo autore. Ma l’umanista da solo non basta: sempre più spesso occorrono indagini con strumenti come microscopi elettronici, TAC e analisi di laboratorio per scovare la mano, talvolta davvero eccellente, del falsario. Infine, una riproduzione non sempre è anche un falso perseguibile come tale. Dipende dalle norme in vigore e per questo servono anche degli esperti in diritto”.

A dimostrazione del lavoro d’indagine, ci raggiunge Monica Sebastianelli, storica dell’arte, restauratrice e collaboratrice del laboratorio del falso, e ci mostra una lunga zanna di mammut intagliata ad altorilievo con la figura del Buddha felice. Un oggetto davvero impressionante per dimensioni e fattura, sequestrato dai Carabinieri TPC di Ancona nel 2009 e arrivato al laboratorio nel 2018.

“Questa zanna è un falso. – spiega la storica Sebastianelli – La zanna di per sé è vera, si tratta di mammut fossile, ma la datazione non corrisponde. Il manufatto dovrebbe essere del XVIII secolo, ma abbiamo trovato un minuscolo foro di trapano elettrico, per cui non può essere di quel periodo. Sotto ogni altro aspetto questa zanna sembra perfettamente originale, solo questo dettaglio ha denunciato la falsificazione. Peraltro parliamo di un manufatto che, se fosse originale, varrebbe sul mercato almeno 70-80 mila euro”.

La zanna falsa con la figura del Buddha felice, sequestrata nel 2009.

Ma l’esperienza del laboratorio del falso non si esaurisce tra i confini universitari, perché in autunno nasceranno anche due spinoff online unici al mondo: il primo museo virtuale del falso e una banca dati.

Il museo conterrà 506 opere, l’intera collezione del laboratorio, e sarà accessibile per tutti gratuitamente. La banca dati, invece, conterrà i risultati di anni di ricerche. In questo caso solo una parte del database sarà disponibile al pubblico, il resto sarà riservato a esperti e forze di polizia.

“Abbiamo deciso di aprire questi due nuovi spazi online per due motivi principali: condividere la conoscenza e conservare la memoria – conclude la professoressa Calcani – La gran parte dei falsi identificati, infatti, viene distrutta al termine del procedimento penale. Con il museo virtuale le opere rimarranno disponibili per sempre”.

Il mercato del falso in Italia: i dati dei Carabinieri

Studiare i falsi per poi riuscire a contrastare con più efficacia i truffatori è certamente una buona idea. Ma quanto vale il mercato del falso in Italia? Lo abbiamo chiesto direttamente ai Carabinieri del comando tutela patrimonio culturale.

“Nel 2020 sono state sequestrate 1.547 opere d’arte contraffatte, di cui oltre l’87% sono riferite all’arte contemporanea – risponde il capitano Tiziano Coiro, comandante della sezione falsificazione e arte contemporanea – Il valore stimato dei sequestri riferiti soltanto alle opere di arte contemporanea è di circa 415 milioni di euro. Mentre la restante parte sono reperti archeologici e beni di altre epoche”.

Perché è proprio l’arte contemporanea la preferita dei falsari?

“Nel mondo dell’arte contemporanea, il falsario affronta bassi costi d’investimento, perché spesso basta solo acquistare le materie prime, oltretutto facilmente reperibili sul mercato. La grande domanda e la crescita esponenziale del loro valore di mercato rendono queste opere di grande interesse per i malintenzionati”.

Con la pandemia è cresciuto il commercio online di arte e quindi il rischio di truffe?

“Sicuramente la fase pandemica è stata la causa della chiusura di molti negozi, determinando il ricorso a modalità di commercio alternative. Il web è un mezzo di sicuro interesse. Per questo il nostro reparto si è focalizzato nel monitoraggio della rete, cercando di contrastarne l’uso improprio”.

Volendo comunque acquistare un’opera d’arte online, quali sono le accortezze da seguire per mettersi al riparo da possibili truffe? I Carabinieri hanno pubblicato sul loro sito un decalogo, specifico per l’arte contemporanea, ma che contiene consigli sempre validi. Eccoli:

  • verificate sempre che l’opera sia corredata da certificati di autenticità o provenienza;
  • acquistate con fattura o scontrino con descrizione dell’opera;
  • prima dell’acquisto, verificate l’autenticità del certificato presso l’artista, l’archivio o il soggetto autorizzato ad archiviare le opere;
  • controllate la corrispondenza tra foto autenticata e opera originale;
  • rivolgetevi a venditori inseriti da anni sul mercato, preferibilmente che abbiano avuto rapporti stretti con l’artista;
  • diffidate di expertise fornite da persone che non abbiano titolo a farlo e rivolgetevi pertanto a fondazioni, archivi ed esperti con titoli accademici;
  • diffidate dell’affare;
  • informatevi sull’opera dell’artista e sui riferimenti accreditati di quell’artista;
  • seguite il mercato e le quotazioni;
  • evitate intermediari non facenti parte del settore ufficiale.

Insomma la parola d’ordine è prudenza. Sempre. Parafrasando un famoso spot degli anni ’90: “Collezionista fai da te? Ahi ahi ahi!”.

Nella foto principale, il falso dell’Arlecchino di Oriani.

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