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Musk (ri)apre le porte di Twitter a Trump: “Nessuno sarà più bandito dal social”

Non è stata una mossa corretta bandire Donald Trump da Twitter, credo sia stato un errore. Fosse per me, rimuoverei il divieto permanente dalla piattaforma. Ma non è ancora sotto il mio controllo, quindi non si può ancora dire che sicuramente ci sarà questo cambiamento”. Così si è espresso Elon Musk in merito al possibile ritorno dell’ex presidente statunitense, preannunciato dagli addetti ai lavori a più riprese dopo l’accordo da 44 miliardi di dollari con cui il fondatore di Tesla ha acquisito Twitter.

In una intervista con il Financial Times, Musk ha parlato a lungo di come intende cambiare il social media e della necessità di eliminare il ban permanente a qualunque utente. Incluso anche Trump, escluso da Twitter (e da Facebook per due anni) per ‘incitamento alla violenza’ dopo l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 da parte dei suoi sostenitori. “Rimuovere Trump è stato moralmente sbagliato e stupido, poiché non gli ha impedito di avere una voce, ma ha invece allontanato una larga parte degli americani” ha detto Musk.

+++ #ELONMUSK SBLOCCA L’ACCOUNT #TWITTER DI DONALD #TRUMP +++ pic.twitter.com/MpjN7jEHII

— Luca Marfé (@marfeluca) May 10, 2022

Andando oltre il caso Trump, per Musk rimuovere permanentemente gli utenti è una delle pratiche che “minano la fiducia in Twitter”, per questo dovrebbero essere rimpiazzate da “sospensioni temporanee“, con l’ipotesi di tweet cancellati o con una visibilità limitata, per colpire chi “sostiene qualcosa di illegale o distruttivo per il mondo”. Cosa per Musk sia catalogabile come “distruttivo per il mondo” non è chiaro.

Ha buttato giù la muskera#Trump #Twitter

— ☮️ichè (@michelelzz) May 11, 2022

Jack Dorsey, il fondatore di Twitter, è d’accordo con Musk e di recente aveva già benedetto la sua acquisizione. Si dice convinto che il ban a lungo termine debba essere “estremamente raro” e che quanto fatto in passato deve esser rivisto (anche se fino a qualche mese fa la pensava diversamente).

L’ipotesi di tornare online su Twitter non ha entusiasmato Trump. Dopo i tentativi falliti di trovare una piattaforma in grado di rimpiazzare i cinguettii, l’ex presidente americano ha fondato una società ad hoc per creare Truth, il suo personale social network.

Dopo mesi di preparazione, nel febbraio scorso Truth Social è stato lanciato senza riscuotere grande successo. Lo stesso Trump non vi è particolarmente attivo. La partecipazione sulla piattaforma è bassa, ma resta tra le più scaricate sull’App Store negli Stati Uniti (unico paese in cui è disponibile). A riguardo, Musk aveva commentato con un tweet: “Truth Social esiste perché Twitter ha censurato la libertà di espressione“.

Truth Social (terrible name) exists because Twitter censored free speech

— Elon Musk (@elonmusk) April 27, 2022

Tornando a Donald Trump, durante il suo mandato contava 88 milioni di follower su Twitter ed era arrivato a condividere 58 messaggi in un giorno, record dei tempi del primo impeachment scoppiato nel settembre 2019. Oggi su Truth conta 2 milioni di seguaci.

#Trump torna su #Twitter #ElonMusk pic.twitter.com/KzeLDFi197

— La scimmia (@annidicera) May 11, 2022

Fonti vicine a Trump hanno confermato al Washington Post che il tycoon è insoddisfatto dell’attuale situazione, poiché tagliato fuori da Twitter ha perso visibilità. E diversi membri del suo staff continuano a monitorare i tweet di giornalisti e politici (stampandogli quelli più significativi). In sostanza, Twitter è per Trump il mezzo che serve per riacquistare maggior peso politico e tornare protagonista sui media e per il pubblico, fondamentale con l’avvicinarsi della corsa elettorale per le presidenziali statunitensi del 2024.

Il ritorno di Trump è quanto si augura pure Elon Musk, infelice per la perdita di un volto noto in grado di accendere i riflettori su Twitter pressoché ogni giorno. Al di là dell’ex leader repubblicano, per il padre di SpaceX la crescita di Twitter passa per “trasparenza e fiducia”, ma soprattutto dal rovesciamento rispetto all’attuale contesto, perché “Twitter deve essere molto più imparziale e abbandonare il forte orientamento a sinistra, originato dalla nascita della società a San Francisco”.

Detto che più che politico il discorso di Musk appare affaristico, perché lui mette sempre i conti e la possibilità di incrementare i ricavi davanti alle regole e all’etica (atteggiamento che spiega le preoccupazioni dei dipendenti di Twitter a fronte del nuovo corso delineato da Musk), il ritorno di Trump appare come la soluzione scontata che accontenta tutti, anche se per riuscirci serve tempo. Quello necessario a Musk per ottenere l’approvazione definitiva all’acquisizione di Twitter e quello che occorre a Trump per non bruciare Truth ed evitare un flop che macchierebbe comunque la sua immagine.

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