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Multedo, il nodo delle bonifiche dietro il trasloco di Superba e Carmagnani

È bello fantasticare sul futuro di Multedo, magari mostrando slide, render, parlando di gallerie sotterranee, di serre del basilico e di parchi acquatici. È bello, è divertente e può pure far prendere qualche voto (forse), ma arriva poi il momento in cui, per forza di cose, bisogna ritornare sulla terra. E sulla terra, da sempre, ci si pone delle questioni molto pratiche.

Chi dovrà fare cosa, una volta che Carmagnani e Superba lasceranno le rispettive aree nel quartiere? Vale a dire: una volta che il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici avrà dato il via libera, Enac avrà dato il via libera, la Capitaneria di porto avrà dato il via libera, saranno risolti i conflitti con i sindacati, saranno risolti gli svariati ricorsi al Tar presentati dai cittadini di Sampierdarena, dal Municipio Centro Ovest, saranno superate le perplessità manifestate dai terminalisti?

Va bene essere ottimisti, va bene immaginare il dopo per Multedo, ma la domanda è sempre la stessa: quanta strada c’è da percorrere ancora in salita per arrivare a questo dopo? Dubbi, incertezze e criticità che sono emersi anche ieri mattina, in occasione dell’audizione sul dislocamento dei depositi chimici svoltasi a Roma, presso la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, organo istituzionale presieduto da Raffaella Paita di Italia Viva (che, nei giorni scorsi, ha annunciato il sostegno al sindaco uscente Marco Bucci alle prossime elezioni).

Da una parte le istanze di Sampierdarena, dall’altra quelle di Multedo. Dove il trasloco, è giusto rimarcarlo a più riprese, è tutt’altro che cosa fatta, come ha fatto giustamente notare il presidente del Municipio VII Ponente, Claudio Chiarotti, che preferisce mantenere i piedi per terra e affrontare gli aspetti pratici, prima di pensare a progetti futuri.

Sia chiaro un aspetto: non ci sarà mai nessuno tanto folle, a Multedo come in tutto il Ponente, a opporsi a questo trasferimento, a non comprendere la differenza tra cinque metri di distanza dei depositi e trecento metri di distanza dalle prime abitazioni (anche se a Sampierdarena hanno tutte le sacrosante ragioni a non volerli sotto casa), a non sognare un futuro migliore per un quartiere da decenni martoriato dalle servitù industriali (ne resterebbe una comunque, che è la più vasta e probabilmente anche la più pericolosa di tutte, il porto petroli di cui quasi nessuno parla più).

Non ci sarà nessuno a dirsi contrario, insomma. Ma quel che lascia interdetti, e anche un po’ disillusi, e anche un po’ spaventati, è il modo: perché ‘vendere’ per sicura la soluzione di Ponte Somalia, quando ci sono ancora mille ostacoli da superare? È chiaro che, stanti tutte queste forze contrarie (quelle riassunte prima: passaggi in Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, in Enac e Capitaneria e pioggia di ricorsi al Tar), la maggior parte dei residenti di Multedo non si fidi, e infatti la partecipazione al ‘concorso pubblico’ per l’eventuale riqualificazione delle aree, indetta da un comitato della zona invitato ieri in Parlamento “dalla segreteria della Commissione Trasporti”, è stata minimale, checché se ne dica.

Uno dei temi centrali è la bonifica delle aree. Ok, verranno superati tutti i ricorsi, tutti i soggetti coinvolti daranno il via libera, il sindaco avrà fatto la scelta giusta, e dopo? “Non si può ragionare di dislocamento senza aver contestualmente avviato un discorso su chi deve fare cosa – ha rimarcato il presidente del VII Ponente, Claudio Chiarotti – In particolare, chi si occuperà della bonifica? Chi se ne dovrà accollare i costi? A chi spetteranno queste operazioni preliminari, prima di partire con i progetti futuri? Non ho letto una sola riga al riguardo in proposito”.

Già, chi si occuperà della bonifica delle aree? Le risposte in audizione sono state più o meno balbettanti e lasciano arrivare a una conclusione: che il problema non è stato ancora risolto, ammesso che sia stato preso in considerazione.

“La logica dice – prosegue Chiarotti – che della bonifica dovrebbero occuparsi le aziende che hanno occupato questi terreni sino a oggi, ma se non si mette nulla in nero su bianco, sin da subito, la questione rischia di diventare come tante altre storie viste a Ponente, ad esempio la Fonderia San Giorgio. Lo ripeto: sulla bonifica delle aree bisogna prendere una strada subito, altrimenti si creeranno ancora illusioni nei cittadini di Multedo, che non lo meritano proprio”.

Per il trasloco di Superba e Carmagnani da Multedo a Ponte Somalia, sono stanziati trenta milioni di euro di denari pubblici. Non c’è una sola posta di bilancio per la bonifica. La farà il Comune? La faranno le aziende? Qualcuno la dovrà fare. Altrimenti i render resteranno tali, le slide resteranno tali. Solo il disincanto degli abitanti di Multedo non resterà tale: perché sarà aumentato ancor di più.

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