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Mancano Infermieri in RSA, si riduce il personale infermieristico. Accade a Trento.

A Trento si combatte la carenza di personale infermieristico riducendo “politicamente” i fabbisogni di Infermieri in pianta organica. E’ scandalo.

“Mancano infermieri in particolare nelle Rsa, meno attrattive e sistematicamente ‘svuotate’ dai concorsi in Apss. Per fronteggiare questa carenza cosa fa l’assessorato? Si autorizzano gli enti gestori a ridurre le dotazioni organiche di personale infermieristico, autorizzando le strutture a operare con un terzo di infermieri in meno”. Il consigliere di Futura, Paolo Zanella, commenta così la decisione del 4 luglio scorso a firma del dottor Giancarlo Ruscitti. E’ quanto scrive la collega Francesca Cristoforetti su Ildolomiti.it.

“Mancano infermieri e la soluzione più semplice è autorizzarne la riduzione in pianta organica da 1:10 a 1:15 – aggiunge Zanella – aumentando il rapporto medio infermiere/residenti durante un turno fino a 1/90. Inoltre si torna indietro autorizzando le notti in reperibilità per Rsa fino a 70 residenti”.

Il problema della sanità trentina che sta emergendo sempre di più negli ultimi tempi riguardo la mancanza di personale sanitario, è ormai noto. Non solo medici ma anche un numero importante di infermieri.

La stima della Fnopi (Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche) e dell’Opi di Trento per la provincia è che manchino “oltre 250 infermieri all’appello per coprire le esigenze attuali del Ssp e altrettanti ne mancheranno a breve per potenziare il territorio con la nuova figura dell’infermiere di Famiglia e Comunità, necessario anche per partire con le Case della Comunità”, riporta il consigliere di Futura.

Già la sicurezza con i numeri attuali era a rischio, mentre “ora a rimetterci saranno in primis i residenti e poi gli infermieri, costretti a operare in condizioni di rischio e non certo in un clima di serenità – accusa Zanella – questa riduzione è stata concordata con gli enti gestori e con Apss, ma non con l’Ordine provinciale (e nemmeno coi sindacati), con il quale, però, solo un mese e mezzo fa Segnana aveva sottoscritto un patto per ‘l’assistenza infermieristica nel sistema trentino’, istituendo un Tavolo di confronto ad hoc. Un patto infranto, ancora prima di cominciare il confronto”.

Ancora una volta vengono chieste delle soluzioni condivise: “Invece di optare per soluzioni semplici e che mettono a repentaglio sicurezza e qualità delle cure per gli ospiti e che non faranno altro che aumentare il burnout e il turnover degli infermieri di Rsa, ci si sieda intorno a un tavolo e si condividano le soluzioni con i professionisti in questione. Per esempio pensare di allentare il vincolo di esclusività degli infermieri operanti in Apss, permettendo loro coperture occasionali di alcuni turni in Rsa, sarebbe sicuramente una soluzione migliore che ridurre i criteri di presenza in turno”.

Non è la prima volta che i sanitari lamentano di essere poco ascoltati da parte delle istituzioni, anche lo stesso Ordine dei medici chirurgi e odontoiatri di Trento aveva chiesto un maggiore coinvolgimento nelle scelte organizzative, per non essere “chiamati solo come ‘consulenti’” in ambito di salute e sanità, aveva dichiarato il presidente Marco Ioppi.

Si investa in formazione, ribadisce Zanella, “rivedendo anzitempo il ‘Piano triennale della formazione degli operatori del sistema sanitario provinciale 2020/23’, visto che gli aumenti in ingresso al Corso di laurea in infermieristica previsti dal Piano risultano insufficienti a rispondere al fabbisogno descritto”. Questo significa, come il consigliere ha richiesto più volte, “vedendosi bocciare immotivatamente gli atti proposti in tal senso, potenziare la formazione universitaria, destinandovi una sede più grande in attesa della realizzazione del futuro nuovo Polo e assegnandovi più personale per l’insegnamento clinico, onde evitare una riduzione della qualità della formazione”.

In questo modo la sanità trentina rischia di essere smantellata su tutti i livelli, conclude il consigliere di Futura: “Servono invece confronto e lungimiranza per trovare soluzioni percorribili e che tutelino maggiormente l’utenza e i professionisti, anche in situazioni di carenza emergenziale di personale come quella che stiamo vivendo”.

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