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Carlo Nicolato

Ci vorrebbe un tomo di quelli pesanti e la penna di Stefan Zweig per tratteggiare il ritratto di un uomo dalle mille sfaccettature e dalle altrettante vite come il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, ma basterebbe riportare una delle tante caustiche e brutali battute delle sue per farsi un’idea del personaggio.

Più che una battuta per la verità fu un tranello quello che tese alla sua controparte britannica Liz Truss a metà febbraio al settimo piano del palazzo del Ministero degli Affari Esteri, in piazza Smolensk a Mosca, dove appunto il nostro l’attendeva in quell’ufficio, il suo, che ricorda in qualche modo l’eleganza conservatrice del Waldorf Astoria.

Cosa intende Mario Daghi con strane idee?. Lavrov in tv, un rovinoso sospetto: Alle spalle di Berlusconi...

LA CARRIERA

Non casualmente peraltro, perché è in quel prestigioso hotel che Lavrov risiedeva nei suoi anni migliori, quelli di New York quando prima, negli anni ’80, era un consigliere dell’Unione Sovietica all’Onu e poi, tra i ’90 e i primi Duemila, lo stimatissimo ambasciatore russo all’Onu e quindi presidente del Consiglio di sicurezza. È in quel periodo che Lavrov ha affinato le sue tecniche, ha imparato ad apprezzare il whisky, a fumare le sigarette, a sciare nel Vermont, a…