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L’orso Paddington deportato in Ruanda: la protesta britannica contro le nuove leggi sull’immigrazione

“Avete visto questo individuo?”. La domanda campeggia su un manifesto affisso negli uffici del ministero degli Interni di Londra. Sotto la scritta compare la foto del “ricercato” corredata di dettagli utili all’identificazione: si chiama Paddington, è un orsetto bruno infagottato in un giubbotto blu; porta un cappello rosso ed è originario del Perù. Pare sia giunto in Inghilterra da clandestino, privo di regolare visto; ha amicizie potenti (una foto lo ritrae a pranzo con la Regina Elisabetta) ma non salveranno questo protagonista di libri e film per bambini. C’è un aereo che lo aspetta, destinazione Ruanda. E a mai più rivederci.

Questo racconta l’ironico messaggio di protesta contro le nuove politiche migratorie.

Il governo di Boris Johnson ha stipulato lo scorso aprile un accordo con il Ruanda che continua a far discutere, per cui Londra predisporrà, a partire da questo mese, la deportazione degli immigrati irregolari e dei richiedenti asilo nello stato africano pagando loro il volo e i primi tre mesi di soggiorno.

L’accordo tra i due Paesi, noto come “Migration and Economic Development Partnership”, costerà al governo britannico 120 milioni di sterline e impone ai migranti accompagnati alla porta la possibilità di rifarsi una vita il più lontano possibile dalla Manica: in Ruanda, qualora la loro domanda d’asilo venisse accettata; altrimenti l’Odissea rischia di naufragare in un Paese terzo o addirittura di terminare dove era cominciata, ossia nello Stato d’origine (a meno che il migrante non corra il rischio di subire lì torture o maltrattamenti).

Il primo volo di espulsione partirà il prossimo 14 giugno. Come riportato dal quotidiano online Al Jazeera, ripreso da Repubblica, la misura varata da Londra per arginare quella che il Primo Ministro Johnson definisce “la minaccia dei migranti” coinvolge tutti i clandestini (tra cui moltissimi siriani e curdi) entrati illegalmente in Gran Bretagna a partire dal 1 gennaio 2022.

Quest’ultimo vincolo temporale salverebbe il già citato orso Paddington, personaggio nato nel 1958 dalla penna dello scrittore britannico Michael Bond e oggetto del manifesto di protesta segnalato dalla pagina Instagram iconografiexxi. Nella descrizione che Bond tratteggia nel suo libro Un orso chiamato Paddington, scopriamo che il simpatico orsetto è arrivato in Inghilterra “dal profondo Perù” con una valigia malconcia e una piccola targhetta al collo che recita “Prendetevi cura di quest’orso, grazie”. Lungi dall’essere respinto o deportato in Africa, Paddington è diventato in sessant’anni il migliore amico di ogni bambino inglese e le sue avventure sono state raccontate in oltre 70 libri, tradotti in 30 lingue, in cartoni animati e persino in due film (Paddington e Paddington 2, usciti nel 2014 e nel 2017). Pochi giorni fa si è addirittura concesso il lusso di prendere un tè a Buckingham Palace in compagnia di Sua Maestà, in un video girato dalla Bbc che celebrava i 70 anni di regno della Regina Elisabetta.

A condannare la politica del governo britannico ci sono, oltre agli autori del manifesto affisso nell’Home Office di Londra, anche importanti organizzazioni internazionali tra cui Amnesty International che per bocca del suo direttore del programma Diritti dei migranti e dei rifugiati del Regno Unito ha fatto sapere che: “Inviare persone in un altro stato, tra l’altro uno stato che presenta una situazione dei diritti umani negativa, rappresenta il massimo dell’irresponsabilità e mostra quanto, in materia di asilo, il governo britannico sia lontano dall’umanità e dalla realtà”.

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