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Libertà di stampa: l’Italia perde 17 posizioni

Roma, 3 mag – L’Italia perde 17 posizioni e si stanzia al 58° posto nella classifica stilata da Reporter senza frontiere (Rsf), secondo i quali il Covid-19 e la guerra in Ucraina stanno impattando negativamente sulla libertà di stampa e sorte dei giornalisti. Globalmente Rsf, nella lista di 180 paesi nel mondo pubblicata in occasione della Giornata mondiale della stampa, ha riscontrato un forte peggioramento della libertà d’informazione, soprattutto per quanto riguarda il continente asiatico: Russia e Cina su tutti.

La libertà di stampa secondo la classifica

La Cina si posiziona al 175° posto, complice anche la decisione di privare la popolazione d’informazioni del resto del mondo attuata dal governo durante la pandemia, anche se a fare peggio è la Corea del Nord che conquista l’ultima posizione. La Russia perde cinque posizioni rispetto al 2021, scendendo al 155° posto, sottolineando una situazione molto critica già da diversi anni, accentuata ancora di più dalla massiccia propaganda governativa in seguito all’invasione dell’Ucraina. I primi tre posti della classifica sono tutti riservati al nord Europa, in particolare a Norvegia, Danimarca e Svezia. La Germania rimane stabile al 16° posto mentre la Francia guadagna otto posizioni, attestandosi al 26° posto. Gli Stati Unitiperdono posizioni in seguito all’elezione di Biden, posizionandosi al 42° posto, mentre gli ultimi posti sono occupati da Iran ed Eritrea.

La deriva nei paesi “democratici”

La tendenza che riscontra Rsf analizzando questa classifica è la deriva sempre più manifesta nei paesi cosiddetti “democratici”, riscontrando come social network e nuovi media accelerino tensioni interne alla società che vengono rafforzate e alimentate da questa polarizzazione mediatica. Secondo l’associazione lo sviluppo sempre maggiore dei media di opinione amplifica e confonde il flusso di notizie, anche se in realtà, sempre più spesso, riscontriamo proprio tra i grandi mezzi stampa, i “professionisti dell’informazione” dei quali dovremmo fidarci ciecamente, una studiata banalizzazione del dibattito portata avanti solo per ideologia e profitto.

Andrea Grieco

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