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«L’emergenza sanitaria è finita e le navi quarantena sono ancora lì»

Lo stato d’emergenza è terminato il 31 di marzo ( quasi due mesi fa) e le navi quarantena non sono state ancora dismesse. Così osserva il garante nazionale delle persone private della libertà, tenendo però a precisare che, attraverso visite ad hoc, la delegazione ha potuto verificato che nelle navi quarantena le condizioni di vita sono migliori che in altre situazioni. Ma, sottolinea, che «queste non possono assolutamente diventare la regola per il trattenimento delle persone».

Da ricordare che le navi allestite per far trascorrere la quarantena precauzionale alle persone migranti provenienti dal Mediterraneo sono sempre state considerate dal Garante nazionale come una soluzione transitoria ed eccezionale legata allo stato di emergenza sanitaria. Le navi quarantena sono state istituite con decreto della protezione civile il 12 aprile 2020. Questo faceva seguito al decreto interministeriale Interno – Salute – Infrastrutture – Esteri di cinque giorni prima, secondo cui i porti italiani non sarebbero stati considerati «sicuri» durante l’emergenza sanitaria per le persone soccorse da navi straniere fuori dalla zona di ricerca e soccorso italiana. In pratica, per i naufraghi salvati dalle Ong.

Non sono mancate però le tragedie. Almeno tre stranieri hanno perso la vita in circostanze legate alle navi quarantena: Bilal, 22enne tunisino, si è suicidato a maggio 2020 lanciandosi dalla Moby Zaza; due minori, Abdallah Said e Abou Diakite, sono morti in ospedale dopo lo sbarco d’urgenza. Su questi due decessi indaga la magistratura per verificare eventuali legami con le condizioni di permanenza a bordo. Per molti cittadini tunisini, invece, le navi quarantena sono state l’anticamera del rimpatrio, limitando la possibilità di chiedere asilo e facilitando le procedure di espulsione.Già a dicembre 202 150 associazioni avevano chiesto al governo la revoca della misura. Appello rinnovato proprio a marzo scorso, alla vigilia della scadenza dello stato di emergenza. I firmatari di questo appello hanno ritenuto opportuno stabilire procedure per la tutela della salute di tutte le persone, che non contemplino navi quarantena e che non diano luogo a procedure differenziate nei confronti dei cittadini/e stranieri/e, garantendo che le persone migranti in arrivo trovino immediata accoglienza e, in caso di positività, anche cure adeguate. «Sotto tale punto di vista – hanno denunciato – si accentua ulteriormente l’irragionevole disparità di trattamento, laddove le procedure attuatenei confronti dei/ delle cittadini/e stranieri/e in arrivo via mare, differiscono in maniera lampante dalle misure a cui sono sottoposte i/le cittadini/e stra-nieri/e giunti/e in Italia con al-tri mezzi».

Comunque la si pensi, il Garante Nazionale conclude la sua os-servazione denunciando che, perseverare con l’utilizzo delle navi quarantena, configurereb-be una illegittima privazione della libertà personale, trasfor-mando quella che doveva esse-re una sistemazione di preven-zione sanitaria in hotspot gal-leggianti. «Occorre al più pre-sto ridisegnare il modello di ac-coglienza per le persone che ar-rivano nel nostro paese dal Me-diterraneo centrale, per uscire da uno stato di emergenza permanente», conclude il Garante nazionale delle persone priva-te della libertà.

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