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La triste storia di Gettr, il social pro-Trump invaso dal porno

Ci hanno messo relativamente poco gli hacker a bucare Gettr, il nuovo social network pro-Trump lanciato il 4 luglio. Una data che doveva essere storica e che invece verrà ricordata perché segna il primo, pesante problema, per il progetto dei repubblicani.

L’utente di Twitter @JubaBaghdad ha hackerato, “solo per divertimento”, il sito e diversi profili di personaggi di spessore già registrati. Tra questi lo stesso fondatore, Jason Miller, ex consigliere di Donald Trump, e diverse personalità dello scenario trumpiano, da Mike Pompeo a Steve Bannon, Marjorie Taylor-Greene e Harlan Hill.

Jason Miller’s new right-wing social media site “Gettr” was hacked this morning. pic.twitter.com/cncddw9RZ9

— Zachary Petrizzo (@ZTPetrizzo) July 4, 2021

Ma quello di sicurezza non è l’unico problema di Gettr, che si pronuncia ‘getter’ (ritornare insieme o qualcosa del genere). Il social si pone come uno spazio per il “mercato libero delle idee” dove nessuno sarà mai bandito per le proprie opinioni. E tanti lo hanno preso in parola. Dal lancio è stato inondato da così tanti account impostori, porno e meme anti-conservatori, che i suoi amministratori si sono sentiti costretti a fare qualcosa che non avrebbero mai voluto: censurare.

Fallimento epocale

Il sito ora appare meno come un’alternativa a Twitter e più come un oscuro mondo digitale in cui regna la finzione. Potrebbe persino trasformarsi in un e-commerce parallelo, visto che c’è già gente che vende figurine o alternative al Viagra. Il destino di questa piccola piattaforma è segnato. Non possiamo nemmeno dire se diventerà un fallimento o meno. Ovvero: qualora arrivasse a milioni di iscritti falsi, account che parlano del più o del meno, che prendono in giro Trump, potremmo ancora considerarlo come un progetto non riuscito? E se invece desse vita ad un nuovo modo di intendere i social? Una piattaforma di dissenso collettivo contro gli stessi soggetti che l’hanno creata. È il popolo che si ritorce contro l’oligarchia.

Si ma Trump non c’è

Quando la scorsa settimana è trapelata la notizia di Gettr, tutti si sono posti la stessa domanda: dov’era Donald Trump? L’ex presidente, che aveva raggiunto decine di milioni di persone su Facebook e Twitter prima di essere bannato, aveva scherzato sul fatto che avrebbe avuto la sua piattaforma di social media “abbastanza presto”. Il suo blog, “From the Desk of Donald J. Trump” è stato ritirato a giugno, meno di un mese dopo il lancio. Molti pensavano che qualunque piattaforma a cui Trump avesse concesso la sua approvazione sarebbe divenuta un successo. E Gettr sembrava una buona scelta. Simile nelle idee a Twitter, il progetto è guidato da un alleato di Trump, Jason Miller, suo assistente fino a giugno. Ma del tycoon, ad oggi, su ‘getter’ nemmeno l’ombra, nonostante decine di account fake che dicono di essere lui.

Però c’è il porno

Più che Twitter, pare di essere nel posto migliore che un appassionato di manga e fumetti sceglierebbe quando sente salire gli ormoni. Una marea di immagini sessualmente esplicite di Sonic the Hedgehog ha dato vita al termine “Furotica” su Gettr, crasi tra “furetto” ed “erotica”. Il re della Sega ha preso il sopravvento su venerabili hashtag come #QAnon, portando una serie incontrollata di meme a cancellare le più etiche ambizioni dei repubblicani social depressi.

Uno degli screen del trend ‘furotica’

Come dire, censurare no, ma dipende da quello che posti. Uno sguardo più attento ai termini del servizio ci dice infatti che Gettr si riserva il diritto di “analizzare contenuti” che siano “osceni, lascivi, pornografici, violenti”.

La posizione di Gettr, agli occhi del mondo, non è stata di certo aiutata dalla notizia che la piattaforma è stata in parte finanziata da un miliardario cinese latitante e da un “consorzio di investitori internazionali” non identificato. Non ci sono ancora dati su quante persone abbiano scaricato Gettr, ma il coinvolgimento con i post sul sito è basso e gli esperti sul tema sono concordi con il dire che l’idea sembra già al termine.

Tutto ciò porta alla domanda: può un personaggio pubblico mantenere la propria impronta online anche se scompare dalle due principali piattaforme social? La risposta finora sembra essere “no”, anche per un ex presidente che ha ottenuto 74 milioni di voti e può ancora riempire le arene di seguaci con il cappello rosso.

I numeri lo dicono: secondo Vox, le menzioni di Trump sono diminuite del 35% su Twitter e del 23% su Facebook la settimana dopo che è stato bandito da entrambi. Da allora, hanno continuato a scendere di circa il 90%. Eppure, i sostenitori ci hanno provato ad aiutarlo. A maggio, il governatore della Florida, Ron DeSantis, aveva firmato un disegno di legge che dava il diritto di multare le società di social media qualora avessero censurato o rimosso account dei politici. Pochi giorni fa, la norma è stata temporaneamente bloccata da un tribunale federale.

Ciò lascia a Trump due strade: trovare un modo per tornare sui principali social media o restare, anche solo come idea, su Gettr, la sua comfort-zone, dal quale nessuno potrà mai cacciarlo o oscurarlo. A patto di non essere un Sonic bollente.

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