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La risposta ad Atlantico Quotidiano e alla sua lista di “putiniani”

di Cesare Sacchetti

Alcuni lettori mi segnalano questo articolo di “Atlantico Quotidiano”, nel quale constato di essere stato catalogato come un “putiniano italiano” che veicola “teorie complottiste”. Siamo alle solite. Ormai il mainstream mediatico “italiano” e i suoi satelliti non sanno fare altro che sfornare articoli o editoriali nei quali si fanno delle liste nelle quali coloro che non sono allineati al pensiero unico dominante imposto dall’atlantismo, o sono “putiniani” o sono “complottisti”, oppure entrambe le cose.

Questi neologismi privi di significato logico e sostanziale mostrano tutta la pochezza di queste pubblicazioni di regime che ormai cercano di apporre le loro etichette preconfezionate per poter identificare tutti coloro che in realtà mostrano i danni reali che ha portato l’atlantismo nel mondo, bombardando nazioni sovrane e uccidendo civili innocenti.

Questa volta Atlantico si lancia in una difesa di ufficio del regime nazista di Zelensky e ci si chiede dove siano finiti i cosiddetti “valori liberali” di cui l’atlantismo si faceva portavoce visto che ad oggi il liberalismo europeo si ritrovava abbracciato ai tagliagole di Azov che hanno la svastica tatuata sul petto.

Per Atlantico la questione ucraina è alquanto semplice. Il “cattivo” Putin avrebbe invaso uno “Stato sovrano” e già qui occorre trattenere le risate perché sarebbe interessante capire quale sovranità possa avere il regime di Zelensky che è la conseguenza di un colpo di Stato consumatosi nel 2014 e orchestrato da Barack Obama e George Soros.

Se Atlantico cerca conferme in questo senso non deve fare altro che leggere le pubblicazioni del think-tank considerato il portavoce della CIA, Stratfor, che ha definito l’Euromaidan del 2014 come “il più clamoroso golpe della storia”. Poco importa però la ricerca della verità e dei fatti che dimostrano come in Ucraina non ci sia stato nulla di sovrano, se non quello che veniva dettato e imposto per questo Paese a Washington. Atlantico però si supera subito dopo quando arriva persino a definire “fantomatici” i laboratori dov’erano custodite le armi batteriologiche in Ucraina.

A questo punto, la domanda agli “amici” di questa rivista è d’obbligo: ma le leggete le pubblicazioni e le dichiarazioni degli atlantisti ai quali vi ispirate? Se accantonate per un attimo il dizionario del piccolo scrivano di regime, magari potete dare un’occhiata a quanto dichiarato da Victoria Nuland, noto falco atlantista e sionista e attuale membro della “amministrazione Biden”, che ha riconosciuto pubblicamente l’esistenza di questi laboratori. Questi articoli credo che comunque dimostrino non solo inadeguatezza giornalistica di chi li scrive, ma anche la debolezza dello stesso pensiero atlantista di cui Atlantico si fa portavoce.

Ciò che questo mondo non comprende è che moltissimi Italiani sostengono Putin non perchè “putiniani” ma semplicemente perché vedono in ciò che sta facendo Putin in Ucraina una operazione designata a bonificare l’Ucraina dalla feccia nazista che è stata messa in questo Paese negli ultimi 8 anni. Feccia che si è macchiata di orrendi crimini contro i civili documentati persino da giornalisti Occidentali. Molti Italiani ammirano Putin perché non ha messo al servizio il suo Paese di una organizzazione terroristica come la NATO che ha commesso orrendi crimini di guerra come quando bombardò e uccise i bambini di Belgrado.

Erano bombe vere, non “complottiste”, sempre per usare la vacua terminologia cara al regime globalista liberale. Questo però probabilmente non interessa ad Atlantico, perchè troppo impegnato per conto dei suoi referenti a compilare la lista dei “buoni” e dei “cattivi”, dove nel primo campo finiscono tutti coloro che appoggiano in maniera indefessa l’atlantismo e i suoi crimini, e nel secondo tutti coloro che ne denunciano invece le nefandezze. C’è però da rallegrarsi.

Il XXI secolo è il secolo nel quale l’atlantismo sta volgendo al termine ed è il secolo nel quale sta nascendo un nuovo mondo multipolare, dove non c’è qualcuno che preme dei bottoni a Washington e decide unilateralmente la sorte delle nazioni che si trovano dall’altro lato del globo. E’ il secolo del tramonto dell’atlantismo ed è il secolo nel quale riviste come Atlantico saranno presto un lontano ricordo del passato.

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