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La protesta degli nft: così i cittadini di Shanghai denunciano il peggior lockdown del mondo

Coniare NFT per dimostrare la durezza del lockdown e delle lacune del sistema messo in campo dalle autorità locali, così da bucare la censura di stato e mantenere vivo il ricordo di un’esperienza che non deve ripetersi.

I residenti di Shanghai hanno trovato un modo originale per protestare contro le misure estreme imposte dal governo. Questo, seguendo la politica dei contagi zero di Xi Jinping, ha attivato restrizioni draconiane, violando i diritti umani dei cittadini, separando i figli dai genitori e isolando milioni di persone senza un sistema sufficiente a provvedere assistenza a tutti quanti. Un piano troppo severo che ha toccato l’apice con il caso dell’uomo dato per morto e invece ancora vivo, che si è risvegliato dal torpore proprio mentre gli addetti al soccorso lo stavano trasportando verso l’obitorio.

Prometto che non mi lamenterò più per aver portato troppo tempo la mascherina ?#lockdown #Shanghai pic.twitter.com/HcI0oC8I1d

— Riccardo Pennisi (@RiccardoPennisi) April 27, 2022

Casi eccezionali come quello descritto e misure rigorose come l’impossibilità di uscire di casa per diverse settimane hanno generato rabbia in buona parte degli oltre 25 milioni di abitanti del principale hub finanziario della Cina. A innescare la frustrazione, in particolare, sono state l’impossibilità di acquistare cibo e la mancanza delle necessarie cure mediche e di farmaci per i pazienti. Davanti alle ferrea sorveglianza delle forze di polizia su imposizione dei dettami governativi, però, serviva un colpo ad effetto per far sentire la propria voce.

La soluzione è stata geniale, con centinaia di persone che hanno iniziato a sfruttare la blockchain per trasformare scatti e clip in token digitali, proposti sui più noti marketplace di settore al fine di diffondere quanto è accaduto e sta ancora avvenendo con parte della città in lockdown. Tenuto a mente che la trovata ha provocato l’intensificazione del monitoraggio internet da parte delle autorità preposte, nelle ultime ore OpenSea, il più grande mercato digitale di NFT in assoluto, si è popolato di token realizzati dai cittadini di Shanghai, con ben 786 pezzi in vendita relativi alla clip ‘The Voice of April’, un video di sei minuti che immortala le voci di protesta dei residenti durante la notte dello scorso 22 aprile. Ci sono anche dei finti manifesti della rivoluzione culturale che criticano le misure governative, realizzati dagli artisti in lockdown sempre su OpenSea: la pagina si chiama PopagandaShanghai.

La pagina su OpenSea.

Ho coniato un NFT del video e congelato i suoi metadati, affinché possa restare per sempre sull’IPFS”, ha dichiarato il giorno successivo un utente cinese su Twitter (che in Cina è bandito ma cui si può accedere tramite VPN) riferendosi al tipo di rete utilizzata. “Si tratta di poter mostrare la ribellione popolare“, ha detto invece a Reuters un programmatore di Shanghai che ha voluto mantenere l’anonimato, a proposito del filmato in questione.

Sempre su OpenSea, inoltre, sono stati messi in vendita altri NFT derivati dalle lamentele sullo stato della città diffuse su Weibo, uno dei più frequentati social network cinesi, insieme alle immagini scattate all’interno dei centri per la quarantena e a frammenti di vita in isolamento.

I finti manifesti della rivoluzione culturale in salsa lockdown (qui nella foto di copertina dell’articolo) provengono da PopagandaShanghai.

C’è chi, in questo modo, è riuscito a guadagnare buone cifre, come Simon Fong, designer malese 49enne che vive a Shanghai da nove anni e ha prodotto una serie di illustrazioni su quest’ultimo tema riuscendo a ricavare più di 2.500 dollari dalla vendita di nove opere d’arte digitali, che spaziano dalle scene di dolore durante i test molecolari alla frustrazione dei residenti contro le razioni di cibo stabilite dai governanti.

— la nuova BQ (@lanuovaBQ) May 4, 2022

Foto principale: i finti manifesti della rivoluzione culturale in salsa lockdown da PopagandaShanghai su OpenSea

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