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Inflazione alle stelle. E il peggio deve ancora arrivare

L’impennata dell’inflazione non accenna a fermarsi. Negli scorsi giorni i principali paesi europei e gli Stati Uniti hanno rilasciato i dati dei prezzi al consumo per il mese di marzo 2022 e in molti casi la lettura non è stata solo superiore a quella del mese precedente, ma anche più elevata di quanto stimato dagli analisti. Tra i rincari dell’energia e quelli dei carburanti, i consumatori vivono un momento difficilissimo, con il timore concreto che tutto ciò possa durare a lungo. Inoltre, mancano ancora i segnali che possono far affermare che il picco è vicino, in quanto non si vede una risoluzione del conflitto ucraino all’orizzonte, con i conseguenti impatti sul costo dell’energia, e una risoluzione ai problemi globali alle catene di approvvigionamento, che costringono le imprese a pagare costi maggiori per accaparrarsi materie prime e componenti.

“L’alta inflazione sta già danneggiando i redditi reali delle famiglie e il loro benessere, entrambi fattori che agiranno da freno alla crescita nel 2022 e nel prossimo anno – hanno scritto gli economisti di Aviva – L’inflazione dovrebbe comunque calare verso la fine di quest’anno e nel corso del 2023, ma il rischio di un ciclo più dannoso e duraturo è aumentato. I paragoni con la stagflazione degli anni ’70 sono probabilmente eccessivi, ma presentano alcune somiglianze”.

I dati europei

L’Istat ha stimato, per il mese di marzo, un’inflazione in aumento del 6,5% su base annua in Italia, contro un +5,7% del mese precedente e un +6,7% atteso. L’ufficio statistico tedesco Destatis ha indicato un incremento del 7,3% su base annua nello stesso mese, in linea con le stime di consensus ed in accelerazione rispetto al +5,1% del mese precedente. L’Office for National Statistics (ONS) britannico ha fotografato una crescita su base annua del 7%, contro il +6,2% del mese precedente ed il +6,7% del consensus. È l’incremento annuo maggiore che sia stato messo nero su bianco dall’inizio delle serie storiche dell’ufficio statistico nel 1992. Secondo l’ufficio statistico spagnolo INE, l’inflazione nel paese è cresciuta del 9,8%, come le attese, e dopo il +7,6% del mese precedente. Si tratta del dato più elevato dal maggio del 1985.

La situazione negli USA

Negli Stati Uniti, su base annua, la crescita dell’inflazione è stata dell’8,5%, superiore al +7,9% del mese precedente e al +8,4% atteso dal mercato. Il dato ha segnato nuovi massimi dal dicembre 1981 e l’indice energetico è aumentato del 32% nell’ultimo anno e l’indice alimentare è aumentato dell’8,8%, il più grande aumento su 12 mesi da maggio 1981. Il sollievo è però venuto dai prezzi core, che escludono i prezzi volatili di cibo ed energia, che hanno registrato il ritmo di rialzo più lento da settembre. Questo è avvenuto grazie ai prezzi delle auto usate, che sembrano aver raggiunto il picco, avendo riportato una frenata per il secondo mese consecutivo. Ciò ha portato vari analisti ha ipotizzare che l’inflazione, pur molto alta, stia mostrando qualche segnale di avvicinamento del suo apice”.

Lo spettro stagflazione

“Stagflazione è la parola d’ordine a livello economico quest’anno, ma è spesso definita in modo vago. Ci sono pochi dubbi sul fatto che gli shock dell’offerta e l’impennata dei prezzi dell’energia provocati dal conflitto Russia-Ucraina avranno una direzione stagflazionistica”. affermano gli economisti di Credit Suisse. Tuttavia, le aspettative sono ancora per “un anno di crescita positiva in tutti i paesi, eccetto la Russia. Tutti i paesi si trovano attualmente di fronte a shock inflazionistici al rialzo di entità analoga. Mentre i prezzi dell’energia e degli alimenti stanno sospingendo l’inflazione al rialzo, sussistono prove crescenti che le pressioni sui prezzi si stanno allargando a tutte le categorie in molti paesi”.

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