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In Calabria è scomparso il Sentiero Italia – di Alfonso Picone Chiodo

“Era sufficiente denominarlo Sentiero Italia–Calabria. È stato invece retrocesso a sentiero regionale un percorso di valenza nazionale con un marchio che racconta una storia trentennale”: la riflessione di Alfonso Picone Chiodo

C’è una linea rossa tracciata parecchio tempo fa lungo tutte le Alpi e l’Appennino, non è una linea che divide ma, come le montagne, unisce l’Italia. Allora a disegnarla furono alcuni visionari, tra i quali io. È il Sentiero Italia, un percorso che si sviluppa per oltre 7200 chilometri e, ove presenti, utilizza itinerari preesistenti. Segue l’intero arco alpino e la dorsale appenninica, unisce Trieste alle Alpi Liguri e da queste si spinge fino all’Aspromonte, per poi continuare nelle due isole maggiori.  Nella nostra montagna venne realizzato negli anni ’90 dal Club Alpino Italiano e contribuì al riscatto sociale di territori in quegli anni tristemente famosi per l’odioso reato dei sequestri. Con la successiva istituzione del Parco Nazionale dell’Aspromonte l’Ente lo ha inserito nella propria rete sentieristica curandone la manutenzione alcune volte affidandola al CAI o a Cooperative.

A seguito di recenti sopralluoghi di Sabine Ment, guida del Parco, segnalo che la tappa Polsi – San Luca del Sentiero Italia, numero 103 del Catasto ufficiale del Parco, è impercorribile. È infatti impenetrabile la muraglia di rovi nella Salita dei Panzi ed è franato l’attacco lato monte dell’antica mulattiera di San Gianni che, poco a valle della frana che creò il lago Costantino, ormai scomparso, camminava alta sulla fiumara. Attenzione quindi alle tracce gpx del percorso, disponibili sul sito del Parco e su quello del CAI, nazionale e locale, che non sono aggiornate. Tutto ciò era facilmente prevedibile in assenza di una manutenzione costante del tracciato. L’ultimo intervento sul percorso, assegnato dal Parco alla coop. “San Luca per l’Aspromonte”, risale al 2019 e a settembre di quell’anno lo percorsi per il pellegrinaggio San Luca Polsi col vescovo di Locri–Gerace mons. Francesco Oliva.

Dispiace che il Parco, dopo aver speso ingenti risorse sul Sentiero Italia (alcuni milioni di euro), non abbia previsto periodici interventi manutentivi di un tracciato di tale importanza. Il suo abbandono ha causato la perdita di una delle storiche vie di pellegrinaggio descritte da Corrado Alvaro, da Francesco Perri e da altri scrittori ed ha escluso dal tracciato il paese di San Luca. Né può essere valida l’alternativa prevista dal Parco lungo la pista di San Maria col sentiero 103A: oltre 10 km di strada sterrata in gran parte senza copertura arborea. Se a questo aggiungiamo la denominazione adottata dal Parco e dalle altre aree protette calabresi: SENTIERO CALABRIA, al posto di SENTIERO ITALIA, quest’ultimo si può considerare definitivamente scomparso nella nostra regione.

Era sufficiente denominarlo Sentiero Italia–Calabria. È stato invece retrocesso a sentiero regionale un percorso di valenza nazionale con un marchio che racconta una storia trentennale. Per non parlare delle cosiddette bretelle di collegamento al Sentiero Italia, pardon Calabria, dove su strade asfaltate viene utilizzato il segnale in vernice bianco-rosso. Un canone, quello del bianco-rosso, recepito nel Regolamento del Parco e che contraddistingue solo i sentieri dato che sulle strade si adottano cartelli e colori previsti dal Codice della Strada. In conclusione: un’occasione persa.

Alfonso Picone Chiodo

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