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Il Vaticano contro il ddl Zan. Letta apre al dialogo, ma il Pd blinda la legge

Dem sulle barricate per difendere la norma voluta dal deputato Alessandro Zan contro l’omotransfobia. Quello del Vaticano, che fa ricorso a facoltà previste dai Patti Lateranensi, è di un atto senza precedenti

Il Vaticano interviene a gamba tesa nel dibattito politico italiano, chiedendo di «rimodulare» il ddl Zan «in modo che la Chiesa possa continuare a svolgere la sua azione pastorale, educativa e sociale liberamente». Un intervento invocato attraverso una nota verbale informale, consegnata da monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato Vaticana, all’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede il 17 giugno 2021, in quanto il testo violerebbe, in alcuni punti, «l’accordo di revisione del Concordato», come riportato ieri dal Corriere della Sera. Una richiesta che, dunque, ha riacceso il dibattito politico, con il Pd sulle barricate a difendere la norma voluta dal deputato Alessandro Zan per punire violenza e discriminazione contro la comunità Lgbti+ e la Lega che spinge affinché si ridiscuta il testo, a lungo osteggiato in Aula. E in mezzo c’è anche il giallo della “correzione” fatta dalla base del Pd alle parole del segretario Enrico Letta, che si era detto disponibile al confronto. Si tratta di un atto senza precedenti, compiuto dal Vaticano facendo ricorso a facoltà previste dai Patti Lateranensi.

«Alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato — si legge nella nota — riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato». Tali commi prevedono che l’Italia assicuri alla Chiesa «libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica». Inoltre, garantisce ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni «la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». La norma, secondo il Vaticano, metterebbero in discussione la «libertà di organizzazione», attentando, più in generale, alla «libertà di pensiero» della comunità dei cattolici. Sotto accusa, in particolare, l’articolo 7 del disegno di legge, «che non esenterebbe le scuole private dall’organizzare attività in occasione della costituenda Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la trasnfobia e attenterebbe alla libertà di pensiero della comunità dei cattolici». In un primo intervento a Radio Anch’Io, il segretario del Pd, Enrico Letta, si è detto aperto «al confronto in Parlamento», dicendosi disponibile a guardare «con il massimo spirito di apertura ai nodi giuridici, pur mantenendo un favore sull’impianto perché la norma è di civiltà per il nostro Paese».

Parole alle quali hanno subito replicato il presidente della Commissione Giustizia al Senato Andrea Ostellari e il leader del suo partito, Matteo Salvini. «La mia proposta è sempre valida – ha evidenziato Ostellari -. Riuniamo i presidenti dei gruppi del Senato e i capigruppo in commissione e sediamoci a un tavolo. Le audizioni si possono ridurre. Inauguriamo, finalmente, una fase di confronto, leale e costruttivo». Per il segretario della Lega, l’intervento del Vaticano è di «buon senso»: «Del Ddl Zan – ha sottolineato Salvini – abbiamo sempre contestato il fatto che fosse un bavaglio nei confronti della libertà di opinione, quindi se c’è la volontà di ragionare insieme su un testo che non cancelli la libertà di opinione, ma che tuteli da aggressioni e discriminazioni, noi siamo assolutamente d’accordo». Ma respinge ogni accusa l’autore del ddl, il dem Zan. «Alla Camera sono sempre state ascoltate con grande attenzione tutte le preoccupazioni e, come anche confermato dal Servizio studi Senato, il testo non limita in alcun modo la libertà di espressione, così come quella religiosa. E rispetta l’autonomia di tutte le scuole. L’iter non si è ancora concluso. Vanno ascoltate tutte le preoccupazioni e fugati tutti i dubbi, ma non ci può essere alcuna ingerenza estera nelle prerogative di un parlamento sovrano», ha affermato.

Attorno a lui si è stretto subito il Pd, che ha manifestato il proprio sostegno convinto al ddl. «Naturalmente vogliamo leggere con attenzione le carte sui nodi giuridici, che al momento sono solo in un articolo di giornale», affermano fonti del Nazareno, specificando la posizione del segretario Letta. Precisazione che non è passata inosservata tra i leghisti: «Letta parla, e subito dopo fonti del Nazareno correggono le sue parole sulla legge Zan. Già una volta il Pd aveva sfiduciato clamorosamente Letta, quando era a Palazzo Chigi, e recentemente buona parte del partito l’ha smentito sulla tassa di successione come fatto anche dal presidente Draghi. Ora il Partito democratico si prepara a cacciare Letta dalla segreteria?». Contro la presa di posizione del Vaticano si è schierato, invece, il Partito Radicale: «Pur essendo convinti che la repressione sessuale si superi con la liberazione sessuale e non con la repressione penale o con una imposizione culturale di Stato, le ragioni della Santa Sede per chiedere il rispetto del Concordato sono pretestuose – si legge in una nota -. La Santa Sede è preoccupata di dover parlare nelle proprie scuole della Giornata nazionale contro l’omofobia. Ma questo problema non esiste a meno che le scuole private godano di finanziamenti pubblici (da poco raddoppiati!). È difficile rinunciare ai denari pubblici in nome dei propri convincimenti ma è la stessa Chiesa cattolica che insegna che non si può servire Dio e Mammona. E non si capisce perché, se la Santa Sede brandisce il Concordato, come suo diritto, non lo abbia mai fatto lo Stato, come sarebbe stato suo dovere, nei confronti della Santa sede per le politiche dello Ior o per quelle sulla pedofilia», si conclude la nota.

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