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Il turismo spaziale è una bella idea ma potrebbe essere terribile per il pianeta

Il turismo spaziale ha i suoi costi ambientali. Per la ricerca, può valerne la pena. Ma per mandare Jeff Bezos, Richard Branson e altri ricchi turisti in orbita? È opinabile.

Compagnie come SpaceX, Virgin Galactic e Space Adventures vogliono rendere il turismo spaziale alla portata di tutti e alla gente la prospettiva non dispiace.

Nel 2018 il miliardario giapponese Yusaku Maezawa ha pagato a SpaceX una cifra considerevole e mai rivelata per un viaggetto intorno alla Luna. Il volo è previsto per il 2023, anche se il razzo Starship è ancora in fase di test per assicurarsi che possa decollare e atterrare senza esplodere.

Questo mese, qualcuno ha pagato 28 milioni di dollari per volare con il New Shepard di Blue Origin in compagnia del proprietario dell’azienda, il miliardario di Amazon Jeff Bezos, e suo fratello, Mark Bezos. Il viaggio è previsto per luglio.

Con la Terra nel bel mezzo di una crisi climatica, mandare miliardari nello spazio non è proprio la cosa più eco-friendly da fare.

Il costo ambientale dei viaggi spaziali

Per volare i razzi bruciano una quantità esorbitante di propellente al momento del decollo e dell’atterraggio. Può essere il cherosene del Falcon 9 di SpaceX, il metano di Starship o l’idrogeno liquido dell’enorme Space Launch System di Nasa (SLS), ma comunque bruciare questi combustibili ha un impatto sull’atmosfera terrestre.

Non importa insomma il carburante usato, tutti i lanci emettono una grande quantità di calore che attiva l’azoto nell’atmosfera generando i pericolosi ossidi di azoto, come spiega Eloise Marais, docente di geografia fisica allo University College di Londra. Marais studia l’impatto dei combustibili e delle industrie sull’atmosfera.

“A seconda dell’altitudine a cui vengono rilasciati, gli ossidi di azoto possono portare alla formazione o alla perdita di ozono”, dice l’esperta.

Nella stratosfera, dove l’ozono agisce come scudo dalle radiazioni ultraviolette del sole, il calore dei razzi può mangiare parte dell’ozono.

Nella troposfera, che è più vicina al suolo, il calore aggiunge ozono. Ma sfortunatamente a quelle altitudini questo agisce come un gas serra e mantiene il calore.

E ogni combustibile danneggia in maniera diversa l’atmosfera.

“[L’ossido di azoto] è importante, certo, ma i carburanti solidi che vengono bruciati producono cloro” dice Marais. “Il cloro contribuisce alla distruzione dello strato d’ozono ed è molto efficiente in questo”.

Gli idrocarburi come il cherosene e il metano producono anidride carbonica, che è un noto gas serra, ma anche nerofumo, ovvero fuliggine, che assorbe il calore e riscalda ulteriormente la Terra.

Clouds of water vapor billow out from the engine of NASA's SLS core rocket during a hot fire test using liquid hydrogen and oxygen propellant at the Stennis Space Center in Mississippi.

Nuvole di vapore acqueo da un motore del razzo SLS della Nasa durante un test con propellente a idrogeno liquido e ossigeno allo Stennis Space Center in Mississippi.

Image: Nasa TV

Prima del lancio, la produzione dei propellenti ha già un peso sull’ambiente. Il metano può essere stato ottenuto attraverso il fracking o altri sistemi di estrazione, ognuno con le sue problematiche ambientali, mentre per ottenere idrogeno super freddo si emettono comunque gas serra, a seconda del metodo usato. Ogni lancio richiede migliaia di tonnellate di propellente per raggiungere lo spazio.

Non è una bella notizia, direte, ma almeno sono pochi i lanci che raggiungono l’alta atmosfera o che vanno nello spazio ogni settimana. Se puntiamo il dito sul calendario ci sono molte probabilità di finire su un giorno che non ha proprio alcun decollo in programma.

Facciamo il paragone con i viaggi aerei. Ci sono ovunque tra gli 80 mila e i 130 mila voli al giorno. Secondo il dipartimento d’aviazione delle Nazioni Uniti le emissioni di CO2 degli aerei hanno superato le 900 milioni di tonnellate nel 2018 e verranno triplicate nel 2050. Dunque i viaggi aerei contribuiscono anche loro in buona parte al rilascio di ossidi di azoto in atmosfera.

“Se si vive vicino a un aeroporto si respira un’aria molto più malsana di chi è più lontano”, dice Marais.

Paragonato all’effetto di grandi industrie attive 24 su 24, come quella dei trasporti, dell’energia e dell’agricoltura, i viaggi spaziali commerciali non sembrano un gran problema. Per ora.

Negli ultimi 20 anni, solo sette ‘turisti’ sono stati nello spazio, una collaborazione tra la compagnia americana Space Adventures e la russa MirCorp.

Ma se i lanci dei razzi diventano più frequenti, il loro impatto sull’ambiente crescerà di pari passo. Secondo Marais ancora non conosciamo davvero l’effetto dei carburanti per razzi sull’atmosfera e sull’ambiente, perché i ricercatori hanno appena iniziato a studiarlo.

Ma costruire un razzo richiede anche tanto alluminio e acciaio. Per ogni tonnellata di alluminio prodotta, si rilasciano 1,9 tonnellate di CO2. Questo numero sale a 11,5 tonnellate per l’alluminio.

Un modello Starship è fatta da 200 tonnellate di leghe di acciaio. E il conto non include il razzo, che pesa circa altre 300 tonnellate.

È un prezzo salato che possiamo anche pagare in nome della scienza, perché almeno ci sono dei benefici. Oggetti di tutti i giorni che diamo per scontato, come le le fotocamere dei cellulari, le cuffie wireless, le TAC, il laser per gli occhi e l’isolamento termico delle case hanno la loro origine nei viaggi spaziali. I programmi spaziali ci hanno insegnato molto sul nostro universo e il nostro pianeta, incluse informazioni importanti su come evolve il meteo e sugli effetti del cambiamento climatico.

Ma immaginiamo un futuro in cui possiamo prenotare un volo spaziale con la stessa facilità con cui organizziamo una gita a Disney World. Il continuo lancio dei razzi renderebbe sempre più evidenti gli effetti negativi.

“Prima di pensare a come sarà il turismo spaziale”, dice Marais, “dovremmo studiare che impatto potrebbe avere sull’ambiente”.

Questo articolo è stato tradotto dall’edizione americana di Mashable.

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