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Il Libano piomba nel buio per mancanza di carburante

La crisi politica ed economica del Paese, condizionato dagli Hezbollah, ha toccato livelli mai visti portando quella che era chiamata la Svizzera del Medio Oriente ad un periodo di mancanza di beni di prima necessità e di corrente elettrica

Sono lontani i tempi nei quali il Libano veniva chiamata “la Svizzera del Medio Oriente”. Il 9 ottobre è iniziata una nuova era per il Paese che la riporta indietro di più di un secolo. Il Libano si trova infatti senza elettricità con le sue città che ieri notte sono piombate nell’oscurità. La corrente elettrica è stata tagliata in tutte le regioni a causa della mancanza di carburante. Le due più grandi centrali elettriche nazionali hanno smesso di funzionare. I media locali riferiscono che il problema non sarà risolto ancora per diversi giorni.

Quello della mancanza di carburante, associato ai continui blackout elettrici, è un fenomeno che va avanti da mesi in Libano. La maggior parte dei libanesi dipende da generatori privati ​​per ottenere elettricità in un momento in cui il Paese fa affidamento sul carburante iracheno come soluzione alla crisi. L’Iraq ha firmato un accordo a luglio che consente al governo libanese, a corto di liquidità, di pagare un milione di tonnellate di olio combustibile per un anno con beni e servizi. L’olio combustibile non è adatto all’uso in Libano e quindi lo sostituisce con un tipo di carburante appropriato.

La compagnia elettrica del Libano, Eléctricité du Liban, ha confermato che le centrali elettriche di Deir Ammar e Zahrani hanno smesso di funzionare, senza la possibilità al momento di riavviarle nuovamente. “La rete elettrica del Libano ha smesso completamente di funzionare a mezzogiorno di sabato ed è improbabile che funzionerà fino a lunedì prossimo o per diversi giorni”. La fonte ha aggiunto che la compagnia elettrica nazionale sta cercando di utilizzare le scorte di olio combustibile dell’esercito per far funzionare temporaneamente una delle due stazioni, ma ciò non accadrà presto. Si prevede che una spedizione di carburante arriverà da un accordo di scambio concluso con l’Iraq alla fine di questo mese.

La compagnia parla del possibile arrivo di un carico di combustibile la prossima settimana, e ha invitato lo stato libanese a utilizzare carburante di scorta per casi di estrema emergenza. La stessa società si è difesa affermando di aver più volte avvertito diversi mesi fa del pericolo e di aver lanciato un appello a tutte le parti interessate affinché accettino di convertire l’eccedenza di valuta nazionale accumulata a seguito della riscossione delle bollette in valuta pregiata per coprire parte del suo fabbisogno di carburante.

Anche il coordinatore degli aiuti internazionali al Libano, l’ambasciatore Pierre Dukan, ha affermato che lui e la Banca centrale avevano precedentemente avvertito la Comunità internazionale dell’arrivo di questa crisi, ma i funzionari in Libano non hanno preso alcuna misura per porre rimedio al problema quando era possibile, e ha sottolineato che non ci sarà nessun aiuto reale e nessuna assistenza internazionale prima che vengano attuate le necessarie riforme, per ripristinare il livello minimo di fiducia interna ed esterna.

Oltre al dossier elettrico, ci sono altri tre dossier che mettono in pericolo il governo libanese, tutti pronti a esplodere da un momento all’altro a causa del grande contenzioso politico in corso nel Paese: Il primo riguarda le indagini sull’attentato al porto di Beirut. Prosegue infatti la missione del giudice Tariq Al-Bitar.

Il secondo è il quello che riguarda la demarcazione dei confini marittimi meridionali, dopo che il generale di brigata, Bassam Yassin, è andato in pensione e non ha completato la sua missione come capo della delegazione dell’esercito libanese che negozia per completare il processo di demarcazione. Questo aprirà la porta a divergenze sulla formazione di una nuova delegazione, tanto più che il comandante dell’esercito libanese si rifiuta di far condurre i negoziati a un civile.

Il terzo è quello delle elezioni parlamentari, che costituisce il motivo di un nuovo scontro tra le forze politiche libanesi.

Il Libano soffre da tempo di frequenti interruzioni di corrente per lunghe ore al giorno a causa della scarsità di carburante a sua volta dovuta dalla mancanza di valuta estera. La crisi del carburante è il risultato di un collasso finanziario che ha afflitto l’economia libanese dal 2019, poiché la valuta ha perso circa il 90% del suo valore e più di tre quarti della popolazione è scivolata nella povertà.

Da quando, inoltre, nel paese non vi è più la doppia circolazione di dollari e lire libanesi e da quando il Libano è andato in bancarotta e i soldi nelle banche sono stati congelati, i dollari scarseggiano. Senza moneta pregiata è difficile comprare molti dei beni importanti. La moneta libanese è così inflazionata che non viene accettata delle multinazionali che importano beni come medicine o il carburante.

Già da diversi mesi quindi il Libano soffre di una grave carenza di carburante per la produzione di energia, che già prima della crisi di questo fine settimana aveva causato un aumento delle ore di blackout a più di 22 al giorno, e questo ha avuto pesanti riflessi nella vita quotidiana.

La mancanza di carburante ed elettricità nel paese ha causato una grave carenza di acqua per uso domestico, che è stata interrotta per giorni consecutivi a Beirut e in alcune regioni. Questo ha spinto molti cittadini ad acquistare a caro prezzo acqua trasportata da cisterne private, ma la maggior parte della popolazione non può pagare l’acqua, quindi deve aspettare giorni. Si teme inoltre la contaminazione delle falde acquifere sotterranee – da cui dipende in gran parte il Libano – con rifiuti e liquami, poiché la maggior parte dello smaltimento avviene in modo casuale e senza supervisione.

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) ha avvertito che 4 milioni di persone in Libano rischiano una grave carenza d’acqua o la completa interruzione dell’approvvigionamento di acqua potabile nei prossimi giorni se non verranno prese misure urgenti, aggiungendo che la maggior parte di questi sono bambini e famiglie povere.

Al momento però non si vede una via d’uscita per questa crisi. Il Libano, ostaggio delle milizie sciite Hezbollah, finanziate dall’Iran, che hanno creato uno Stato nello Stato, non gode di alcuna fiducia a livello internazionale. Quando Hezbollah e l’ex Primo Ministro sunnita, Hassan Diab hanno creato il primo governo libanese non di unità nazionale, la Comunità internazionale ha smesso di sovvenzionare l’economia.

L’interesse non è quello di finanziare un governo controllato principalmente da Hezbollah. Ed è così che l’economia libanese è crollata. L’esplosione del 4 agosto 2020 al porto di Beirut, che come l’aeroporto è notoriamente controllato dal partito filo iraniano che li usa per i suoi traffici, ha fatto crollare qualsiasi speranza che questo paese, un tempo florido, possa avere un futuro fino a quando non si libererà dell’abbraccio mortale dei seguaci di Teheran.

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