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Il “Destriero” potrebbe tentare un nuovo record di velocità nella traversata atlantica?

Udo Stern a Daily Nautica: “La nostra proposta è quella di provare a stabilire, con un equipaggio misto italo-tedesco, un nuovo record di velocità nella traversata atlantica”

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Il “Destriero” potrebbe ancora oggi competere per stabilire un nuovo record di velocità nella traversata atlantica? Ne è convinto Udo Stern, portavoce di un consorzio internazionale di specialisti di motoscafi, “composto – spiega – da piloti, ‘throttle men’, navigatori, rivenditori di motoscafi e yacht di lusso provenienti dalla Germania, dall’Italia, dalla Francia, dagli Usa e da altri Paesi”.

Il 9 agosto del 1992, seguendo la rotta del mitico Nastro Azzurro, il famoso monoscafo in alluminio, navigando senza sosta e senza rifornimento, percorse in 58 ore, 34 minuti e 50 secondi le 3.016 miglia nautiche che separavano il Faro di Ambrose Light a New York dal faro di Bishop Rock nelle Isole Scilly in Inghilterra, conquistando così il record di velocità media di attraversamento dell’oceano Atlantico.

Dopo la notizia della mobilitazione di Alberto Scuro, presidente della Commissione Motorismo Storico degli Stati Generali del Patrimonio Italiano, per attivare un’azione di recupero dell’imbarcazione, il consorzio internazionale di cui Udo Stern è portavoce, ha lanciato la sua intrepida proposta: provare a stabilire un nuovo record di velocità 30 anni dopo quella storica impresa. “Abbiamo già proposto con successo al capitano Roger Klueh (record mondiale di motoscafi USA-Cuba) – sottolinea Stern – di guidare/co-guidare la ‘Caccia al Nastro Azzurro’”.

Daily Nautica ha intervistato il portavoce del consorzio per conoscere più nel dettaglio l’iniziativa che potrebbe essere attuata qualora la richiesta di Alberto Scuro venisse accettata e l’imbarcazione possedesse ancora le giuste condizioni di operatività.

La nostra proposta ad Alberto Scuro e Ivan Drogo Inglese, così come al ministro della Cultura Dario Franceschini – racconta Udo Stern – è quella di provare a conquistare, con un equipaggio misto italo-tedesco, in una seconda ‘corsa’, il leggendario Nastro Azzurro”. Secondo il portavoce del consorzio internazionale, “la cavalcata ‘sulla lama del rasoio’ sull’Atlantico, per conquistare il Nastro Azzurro, dovrebbe essere esplicitamente dedicata alla “pace, alla libertà e al patrimonio europeo!”.

Il Destriero: un gioiello della navalmeccanica italiana

Un interesse, quello del consorzio per il Destriero, “l’unico e il solo yacht da corsa puro al mondo”, come lo definisce lo stesso Stern, che nasce dalla rivoluzionaria tecnologia con cui l’imbarcazione 30 anni fa è stata costruita. “Scafo completo in alluminio leggero – ricorda – 3 turbine LM1600 derivate dal caccia F/A-18 Hornet, propulsioni KaMeWa Jetstream invece di propulsori standard”.

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Udo Stern e il Destriero al Lürssen Shipyard di Brema

Una leggenda mai dimenticata

Oggi il Destriero versa in stato di abbandono su una banchina lungo il fiume Weser, nell’area dei cantieri Lurssen di Lemwerder, a Brema, in Germania, ma dopo 30 anni il suo ricordo non è ancora sopito e il suo mito fa ancora sognare.

Questo yacht unico e straordinario – afferma Udo Stern – è per me il capolavoro assoluto del design e della produzione italiana di Fincantieri, sposato con le affidabili turbine tedesche mtu“.

Il Destriero potrebbe davvero ancora possedere i numeri giusti per stabilire un nuovo record?

Dato che provengo da una posizione manageriale nell’aviazione (Lufthansa) e ho ottimi rapporti con Alitalia e Air One – dichiara Stern – so che le turbine sono ben conservate. Comunque dovranno andare in officina di revisione per essere smontate come tutte le parti non metalliche, ad esempio le gomme. Naturalmente anche lo sterzo e il radar dovranno essere aggiornati allo stato dell’arte attuale. Dovrà poi essere installato un sistema di allarme metallico per evitare collisioni con i sottomarini e le decine di migliaia di container persi in mare”.

Con ancora 60.000 HP – conclude il portavoce del consorzio internazionale – il Destriero è in grado di compiere con successo questa impresa con ‘capitani a tutto gas’ come Roger Klueh. Dopo questo pericoloso viaggio la nave sarà ancora più apprezzata e potrà andare in pensione perché ha compiuto ciò per cui era stata originariamente costruita dal principe Aga Khan e da Giovanni Agnelli”.

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