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Il comandante Nocenti di Italian Yacht Masters a Daily Nautica: “Lo yachting è come il Colosseo. Dobbiamo scoprire cosa c’è dietro il nostro patrimonio”

Il comandante Marco Nocenti, membro di Italian Yacht Masters, ai microfoni di Daily Nautica

Italian Yacht Masters

La bella stagione è ormai vicina e il mercato degli yacht è già ripartito a pieno ritmo. In Italia, dopo lo stop causato dalla pandemia, i numeri parlano di una forte crescita dell’industria nautica, con un vero e proprio boom di vendite, soprattutto all’estero.

Tuttavia, alcuni aspetti fondamentali del mondo dello yachting vengono troppo spesso trascurati. Se pensiamo alle imbarcazioni odierne e alle loro dimensioni sempre più grandi, un ruolo fondamentale lo assumono i comandanti e il loro equipaggio. Nonostante la loro importanza, però, le giovani leve riscontrano sempre più difficoltà ad inserirsi nel settore dei superyacht. Per questo l’associazione dei comandanti Italian Yacht Masters da oltre 10 anni offre supporto e formazione, grazie all’esperienza personale dei suoi associati.

Daily Nautica ha intervistato il comandante Marco Nocenti, membro del consiglio direttivo, responsabile degli sponsor e marketing manager di Italian Yacht Masters, per scoprire qualcosa di più sull’associazione e fare il punto sul mondo dello yachting in Italia.

Quali sono gli obiettivi di Italian Yacht Masters e cosa si intende quando parliamo di formazione?

L’associazione conta circa 90 comandanti. L’obiettivo principale è quello di costituire una community che permetta, in un mercato sempre più ampio, la condivisione di informazioni e di creare un livello di training sempre più elevato, tale da formare un comandante. Non parliamo ovviamente della formazione tecnica, ma parliamo di quella umanistica necessaria per migliorare le proprie capacità. La condivisione nasce quindi dall’esperienza dei nostri comandanti. Io ho 41 anni di attività marittima alle spalle, di cui 30 di comando. Abbiamo la possibilità di trasferire una serie di informazioni e condividere fatti che nella vita professionale di tutti giorni ognuno di noi ha vissuto.

Quale strada deve intraprendere un giovane per diventare comandante. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi in Italia?

A differenza di altri Paesi, il percorso per diventare comandante inizia già dalla scuola superiore. In Italia bisogna partire dall’istituto tecnico nautico all’età di 14 anni. Dopo anni di studio e vari anni di pratica come cadetto e ufficiale di navigazione, si accede alla qualifica di primo ufficiale, il quale dovrà dimostrare di diventare un buon comandante.

Il percorso formativo fuori dal nostro Paese è più veloce e già indirizzato al mondo dello Yachting. I corsi di formazione e gli esami ministeriali vengono riconosciuti validi per ogni stato di bandiera, cosa che non avviene in Italia. Per fare un esempio: la convenzione STCW prevede tutta una serie di corsi formativi atti alla sicurezza e al salvataggio che, se frequentati all’estero, non vengono riconosciuti in Italia. Al contrario, gli Stati stranieri riconoscono gli esami e i corsi svolti nel nostro Paese. In Italia manca un mondo formativo dedicato allo Yachting che possa essere più snello e professionalmente adeguato.

Come ha risposto il mondo dei comandanti alla pandemia? Quali sono stati gli effetti?

Ovviamente molti comandanti hanno avuto difficoltà, perché alcuni armatori o sono mancati o sono stati male. Sono contento di essere tra quei comandanti che hanno continuato la loro attività professionale come se nulla fosse accaduto. Ovviamente quello che ha portato il Covid sono state misure più serrate e una maggiore attenzione alla disinfezione nei contatti e negli acquisti.

Italian Yacht Masters, all’interno della sua aggregazione, durante la pandemia, ha continuato ad operare cercando di fare sharing di informazione tra uno stato e l’altro dove i comandanti erano dislocati. Questa dislocazione ha permesso di aggiornarci continuamente dando vita a una rete comunicativa, che ha rafforzato l’associazione. Italian Yacht Masters, durante il lockdown, ha fatto anche molta beneficienza donando apparati sanitari indispensabili per le cure e aiutando alcuni comandanti che erano rimasti senza lavoro.

Avete partecipato a molti eventi nel corso di questi anni per portare avanti la vostra esperienza. L’ultimo è stato il Sea You al Marina di Genova. Qual è lo scopo di questi incontri?

Abbiamo partecipato a molti eventi fra cui ultimamente lo Yare di Viareggio, l’appuntamento internazionale dedicato alla nautica nel mondo, al Benetti Yacht Master a Venezia e all’Argentario Meets Yachting. Dobbiamo partire dal presupposto che il 75% della produzione navale mondiale sia italiana. Di questo 75%, solo il 10% è dedicato alla nostra forza lavoro. Ecco perché dobbiamo cambiare. C’è un gap che dobbiamo coprire con la comunicazione e con la professionalità. Questo ancora manca e speriamo di portarlo avanti con Italian Yacht Masters. Le due giornate del Sea You al Marina di Genova sono state un’ulteriore occasione per capire cosa abbiamo fatto e quali saranno le sfide per il futuro. Le varie riunioni e le sinergie si creano con la consapevolezza del cambio.

Come definiresti il mondo dello yachting in Italia, sulla base della tua esperienza a bordo delle navi?

Immagina il Colosseo e di vivere a Roma. Ti svegli tutte le mattina ammirando un patrimonio della nostra storia, ma ti limiti ad osservarlo dall’esterno. Questo vale anche per la nautica. Noi apriamo la finestra e vediamo le marine italiane dove sono ormeggiati i tanti yacht, ma non ci domandiamo cosa si fa all’interno. Lo yachting è un mercato completo e complesso, ma nessuno, governo incluso, vuole guardare dentro e creare una professione vera e propria. Gli altri Paesi sono stati più veloci nel creare società che fanno training, gestione e reclutamento.

C’è bisogno di una spinta che crei figure professionali pronte ad inserirsi nel mondo dello yachting. E poi del resto è come vivere al “Colosseo”: essere circondato dalla bellezza fa parte del nostro lavoro. D’altro canto bisogna mantenere sempre un alto livello di professionalità, perché il comandante deve gestire navi sempre più grandi. Infatti da 22 anni mi faccio aiutare da mia moglie. Lavoro con lei a bordo, ho la fortuna di aver trovato una compagna fantastica che assiste tutte le mie attività a 360°, compresa quella più importante di gestione del team.

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