il-26-aprile-al-cinema-sivori-‘il-fronte-interno-–-un-viaggio-in-italia-con-domenico-quirico’

Il 26 aprile al cinema Sivori ‘Il Fronte Interno – Un viaggio in Italia con Domenico Quirico’

Milano, Aosta, Torino, Palermo: 4 città, 4 capitoli di un viaggio in compagnia di un inviato di guerra, alla ricerca dei fronti aperti nel nostro Paese. La scuola, un’istituzione che fatica a produrre un’idea di futuro; il fallimento di un grandioso progetto industriale; isole di benessere che scoprono con stupore quanto radicalmente la realtà sia cambiata. Incontri con uomini e donne scivolati in territori privi di certezze, che impongono riflessioni sui modi e sui limiti della narrazione.

Dice Paola Piacenza:

“Non sono certa di capire sempre il mio Paese. L’Italia può essere un mistero anche per chi ci vive. Fare questo viaggio, in compagnia di Domenico Quirico, incontrando i protagonisti delle storie raccontate nel film, forse ha gettato un po’ di luce su territori per me sconosciuti. L’indagine di “Il fronte interno” era stata sollecitata da un’urgenza già forte prima che, a causa della pandemia, la questione della povertà nel nostro Paese divenisse bruciante e conquistasse i titoli dei giornali. Dopo l’esperienza di “Ombre dal fondo”, in cui Domenico Quirico aveva raccontato la sua storia e il rapporto con il proprio mestiere, abbiamo deciso di girare un film sul nostro presente e di farlo attraverso l’incontro tra il reporter di guerra, abituato a calarsi nel cuore dei conflitti e di grandi crisi umanitarie, e il quotidiano dei suoi connazionali.

Siamo stati testimoni di fallimenti inaccettabili e atti di oblazione straordinari. Al di là di ogni retorica. Il viaggio e gli incontri che abbiamo fatto ci hanno permesso di riflettere sulla politica. Una politica che in Italia, ma certamente non solo qui, ha scelto di dimenticare gran parte dei suoi cittadini e di escluderli da ogni possibile visione del mondo e del futuro. Durante i 4 anni di lavoro su questo film ho avuto la fortuna di vedere tutto questo e condividerlo con le persone che mi accompagnavano. Non posso dire che mi sia piaciuto, di certo non mi ha fatto sentire meglio, ma mi ha fatto sentire parte di una geografia umana. E desiderare di continuare lungo il percorso che ho iniziato”.

 

Una nota di Domenico Quirico:

“Torno a casa da un viaggio tra i poveri. Cerco la vita, lo stimolo, il bandolo, il senso. Nel film di quegli incontri scorgo ogni loro ruga, i trasalimenti dei muscoli, il battito delle palpebre. Resta, dopo tante voci, un gran silenzio. Ripenso all’aspro, nudo passo di Luca l’evangelista: beati i poveri e guai a voi ricchi! Ma chi sono i poveri? E io chi sono? Un povero o un ricco? con chi mi schiero ogni giorno, come obbedisco a questa sentenza senza vie di uscita? Per chi scrivo? Rifletto adagio, a cominciare dai ricchi, provo a ripassarli. Ne conosco di vistosi, impudenti nell’abbienza, gente capace di vivere senza palpiti, discosta dai piccoli e dolenti temi quotidiani della gente comune, magari capaci di una risata gargantuelica sulle miserie del mondo. Quelli che osano, un po’ filosofi un po’ economisti, la ricetta: il correttivo alla povertà è possedere comunque, a costo di qualsiasi furbizia, anzi benedetta quella furbizia che voi, poveracci stolti, non sapete usare. I ricchi, nel film, non li troverete: ma ci sono, eccome se ci sono, come riflesso e colpa. Ecco. Abbiamo bisogno dei poveri, abbiamo bisogno di persone che soffrano e che soffrano con coscienza. E penso dapprima a quelli che ho visto sui fronti esterni, in tutti i posti del mondo, spesso inchiodati a luoghi doviziosi e a mari turchini e non a terre misere e sfatte. Su quel fronte i poveri sono disperanti: entri nelle loro tane e lo stomaco si torce per l’evidenza di quelle vite degradate tanto da portare al disgusto. E ripeti: così va il mondo, non si può far nulla, neanche scatenare rivolte sconvolgimenti umani e politici rivoluzioni. e poi pensi ai poveri nostri, quelli di questo fronte interno, che fanno numero anche per sovranisti e xenofobi, servono a lucrare voti e consensi, a fare fascina elettorale: gli italiani poveri sono milioni, soffrono, guardiamo a loro e gettiamo in mare gli altri. Li ho incontrati nel film questi poveri che servono e mi è parso di ravvisare in loro una assurda somiglianza, che scavalca storia e tempo, con il Lamberto Maggiorani di Ladri di biciclette: la stessa composta miseria, la stessa timidezza di fronte a una malvagità universale, la medesima sopportazione per la grande ingiustizia. Essi sopportano la povertà come una fatica maledetta, è come il lavoro che non hanno o hanno perduto, anche essa necessaria a campare. E si finisce con loro per guardarsi a lungo dalle nostre sedie come due bestie timide, senza avere il coraggio di dire nulla. E invece vorresti producessero con foga carne e parole. Alla fine del viaggio vorrei che anche qui, come talora accade sui fronti esterni della nostra indifferenza, i poveri smettessero di essere calmi e di accontentarsi di parole e le mutassero in pensiero e arma. E urlassero che la giustizia non si fa con le lacrime e la accettazione. Ma con la lotta e la rabbia”.

Chi è Paola Piacenza

Filmmaker e giornalista, scrive di cinema, esteri e cultura sul settimanale Io Donna del Corriere della Sera e collabora con Rai Radio3. Nel 2009, con The Land of Jerry Cans, girato lungo il confine tra Iraq e Iran, inizia a indagare il tema della frontiera, centrale anche nei successivi In nessuna lingua del mondo (2011), tra Kosovo, Albania e l’enclave di Kaliningrad, In uno stato libero (2012), al confine tra Tunisia e la Libia. È tra gli autori di Milano 55,1: Cronaca di una settimana di passioni, film collettivo sulle elezioni municipali di Milano nel 2011, coordinato da Luca Mosso e Bruno Oliviero. Ombre dal fondo, con l’inviato di guerra Domenico Quirico, è stato il film di chiusura delle Giornate degli Autori – Venice Days 2016.

Chi è Domenico Quirico

E’ nato ad Asti il 18 dicembre 1951. Dopo la laurea in Giurisprudenza, nel 1980 ha iniziato a scrivere per La Stampa, nella redazione provinciale di Asti. E stato caposervizio degli Esteri, poi corrispondente da Parigi, ora inviato. Nei suoi reportage ha raccontato l’Europa dell’Est, la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la prima guerra cecena, il Sudan, il Darfur, la carestia e i campi profughi nel Corno d’Africa, ha seguito le Primavere Arabe, dalla Tunisia all’Egitto, e stato in Libia per testimoniare la fine del regime di Gheddafi. Ha coperto la guerra in Mali, e stato in Somalia e in Siria. Nell’agosto 2011, nel tentativo di arrivare a Tripoli, e stato rapito insieme ai colleghi del Corriere della Sera Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina e di Avvenire Claudio Monici. Nell’aprile 2013 è stato sequestrato in Siria. È stato liberato l’8 settembre 2013. Tra i suoi libri: Squadrone bianco (Mondadori,2004), Generali (Mondadori 2007), Naja. Storia del servizio di leva in Italia (Mondadori 2008), Primavera araba. Le rivoluzioni dall’altra parte del mare (Bollati Boringhieri 2011), Gli ultimi. La magnifica storia dei vinti (Neri Pozza, 2013), Il paese del male. 152 giorni in ostaggio in Siria (con Pierre Piccinin da Prata, Neri Pozza, 2013), Il grande Califfato (Neri Pozza, 2015), Esodo (Neri Pozza, 2016), Che cos’è la guerra (Salani, 2019), La sconfitta dell’Occidente (con Laura Secci, Neri Pozza, 2019), Morte di un ragazzo italiano: in memoria di Giovanni Lo Porto (Neri Pozza, 2019), Testimoni del nulla (Laterza, 2020), Il pascià: l’avventurosa vita di Romolo Gessi, esploratore (Utet, 2021).

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.