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«I militari russi volevano campioni del virus»: la missione anti-Covid di Mosca raccontata dal direttore di una Rsa

«So che quello che è accaduto nella mia struttura non è un caso isolato. Le richieste sono state fatte dai russi anche in altre Rsa». A dirlo al quotidiano La Repubblica è un direttore di una Rsa, probabilmente della zona di Bergamo. Ha chiesto l’anonimato ma ha deciso di rivelare qualche indizio in più sulla missione portata avanti dall’esercito russo in Italia durante la fase più acuta della pandemia: «Ci hanno offerto di fornire dei tamponi che poi avrebbero processato in autonomia. Loro dicevano che disponevano di un laboratorio militare e che ci avrebbero pensato da soli, che ci potevano fornire un servizio utile. Io però ho pensato subito che quei dati potevano essere usati per fare delle ricerche, che insomma non si trattava solo di solidarietà».


Il direttore dell’Rsa sentito dal quotidiano ha spiegato che anche l’esercito italiano avrebbe visto dei movimenti sospetti: «In quel momento noi stavamo cercando i tamponi come l’oro, ma io ho avuto dei dubbi sulla proposta russa e ho voluto parlare prima con l’Esercito. Ho spiegato a un colonnello cosa mi avevano offerto e lui mi ha confermato che era meglio non accettare e di limitarci alla sanificazione. So che quello che è accaduto a me non è un caso isolato, le richieste sono state fatte anche ad altre Rsa». Secondo quanto ricostruito sempre da La Repubblica, tra i mezzi militari arrivati da Mosca ci sarebbe stato anche un laboratorio in grado di processare tamponi e inviarli attraverso segnali satellitari criptati ai centri di ricerca in Russia. Anche se presentata come una missione umanitaria, quella dell’esercito russo sarebbe stata quindi una spedizione scientifica per ottenere dati sul virus e rendere più efficace il piano del Cremlino per fermare la pandemia.


La missione Dalla Russia con Amore

Fino al 2020 Dalla Russia con Amore era solo il titolo di uno dei film in cui Sean Connery ha impersonato l’agente segreto James Bond. Poi è diventato il nome di una missione organizzata dalla Russia in Italia per fornire assistenza con il Coronavirus e ora il centro di un caso politico si cui si allungano le ombre dello spionaggio di Mosca. La missione è cominciata il 21 marzo 2020 con l’arrivo all’aeroporto di Pratica di Mare di nove quadrimotori pieni di dispositivi sanitari, all’epoca introvabili. Oltre a mascherine e tamponi, erano sbarcati anche 22 veicoli militari e 104 persone che avevano lo scopo ufficiale di portare aiuto alle zone vicino a Bergamo in cui l’epidemia stava causando più vittime. Fra i militari arrivati in Italia anche il generale Sergey Kikot, il numero due del Reparto di Difesa chimica, radiologica e biologica dell’esercito russo. La missione si è conclusa il 7 maggio del 2020 con la spiegazione ufficiale che ormai la fase più acuta dell’emergenza era conclusa.

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