Domenica mattina, a Trieste, mentre attendevo il mio turno per votare sui quesiti posti dal referendum, chiacchieravo con i miei vicini in analoga attesa. Le opinioni vertevano vagamente sul caldo soffocante e sulla ressa di bagnanti che rendeva difficile un tuffo in mare. Ma ovviamente la politica aveva una grande parte in quelle per altro tranquille discussioni. Mi ha colpito come la generale condanna di Putin e delle violenze dei suoi contro civili e prigionieri non venisse mai collegata a commenti sulle facce dei loro autori, come nei vecchi libri di psicologia criminale, in cui l’assassino sembra aver stampato in faccia e nei suoi connotati quasi razziali il suo crimine prima ancora di averlo commesso. Comunque a prevalere era soprattutto la paura, sempre più diffusa, che il fuoco di questa guerra possa estendersi a tutto il nostro mondo.

13 giugno 2022 (modifica il 13 giugno 2022 | 19:30)

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