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Green pass: dal mondo dello sport, una raffica di perplessità

Il mondo dello sport giovanile e dilettantistico, ma anche gran parte di quello agonistico, si ribella al green pass e a tutte le nuove restrizioni che sono state introdotte la scorsa settimana dal Governo di Mario Draghi, per contenere i nuovi casi di contagio da Covid-19, in particolare la temuta variante Delta. Nel mirino, soprattutto, finisce il ‘passaporto verde’: chi dovrà controllare? E chi garantirà per tutti quei bambini al di sotto dei 12 anni, per i quali non c’è nessuna indicazione di vaccino?

“Restiamo in attesa delle indicazioni del Coni e delle Federazioni nazionali”: è questo il refrain che si ascolta, dal calcio alla ginnastica, passando per il nuoto, per la pallanuoto e per la scherma. Certo, la delusione è molto alta, e la sensazione di dover nuovamente partire in salita è chiara a tutti.

Lorenzo Ravina, dirigente sportivo di lunghissimo corso e attualmente presidente onorario della Federazione Italiana Nuoto (che include anche pallanuoto e nuoto sincronizzato), espone un concetto molto chiaro: “Le nostre società hanno un immenso bisogno di aiuto, perché già ne vengono da un anno dove in pratica hanno avuto zero introiti, dal momento che le piscine sono rimaste chiuse per lunghi mesi e non si sono svolti i corsi. Se andiamo avanti così, con ulteriori complicazioni e restrizioni, allora molte rischiano di scomparire. Qui bisognerebbe semplificare la vita a queste realtà, che fanno del sociale oltre che dello sport, invece mi pare che le cose vengano ulteriormente complicate. Non si è ancora ben capito come ci si dovrà comportare. Ma non si può andare avanti così, perché stiamo compromettendo una generazione e questo significa che, in futuro, le medaglie alle Olimpiadi ce le potremo anche scordare”.

Ravina, classe 1934, parla come chi non ha più nulla da perdere, ma è evidente che l’obbligo del green pass in “piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso”, come recita il decreto, nonché l’obbligo in “spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi”, getta tutti nello sconcerto e nello sconforto.

Giulio Ivaldi, presidente del Comitato ligure della Federazione Italiana Gioco Calcio, commenta: “Noi abbiamo chiuso le iscrizioni per i campionati dalla Prima Categoria all’Eccellenza, e anche per il Femminile e per il Calcio a 5. Stiamo chiudendo per Seconda e Terza Categoria e per tutte le giovanili. Domenica 29 agosto le gare partiranno: nel frattempo, attendiamo che la federazione nazionale recepisca le indicazioni del Governo Draghi e ci fornisca dei protocolli su come comportarci. Controlli dei green pass? Noi non siamo mica dei ristoranti… L’unica azione che possiamo fare è quella di invitare le persone a vaccinarsi il più possibile”.

Ma il problema nasce per la fascia tra i 12 e i 18 anni: “Non si può obbligare nessuno – afferma Giovanni Falcini, presidente del Comitato ligure della Federazione Italiana Scherma – Ma se un bambino non si vaccina, allora è costretto a fare tre o quattro tamponi alla settimana? Noi temiamo che tutte queste limitazioni comportino rinunce a praticare lo sport”. E rinuncia è una parola che spaventa, perché significa iscrizioni in meno, con conseguenti problemi economici in più: “Le società – dice Pino Raiola, presidente del Comitato ligure di FederGinnastica, nonché referente del Coni – hanno già fatto i miracoli per rimanere in piedi. Gran parte delle nostre attività si svolge presso le palestre delle scuole: occorre chiarezza su chi dovrà controllare i green pass. Auspichiamo che il Coni, che si è fatto garante per la ripresa delle attività sportive nei mesi scorsi, venga incontro alle nostre richieste, perché il quadro è diventato ancora più complicato rispetto a qualche tempo fa”. Ora negli ambienti sportivi ci si gode le Olimpiadi. Ma il futuro si preannuncia davvero arduo.

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