“gli-usa-non-possono-competere-con-la-cina-sull’intelligenza-artificiale”,-l’allarme-dell’ex-numero-uno-del-pentagono

“Gli Usa non possono competere con la Cina sull’intelligenza artificiale”, l’allarme dell’ex numero uno del Pentagono

“La Cina ha già vinto la battaglia sull’intelligenza artificiale e tra 15-20 anni non avremo alcuna possibilità di competere”. Parole pesanti, soprattutto se a pronunciarle è Nicolas Chaillan, a capo del software del Pentagono fino a poche settimane fa. Un professionista che conosce bene le dinamiche geopolitiche, la situazione americana e i passa avanti compiuti negli anni dai cinesi.

Non a caso, lo scorso settembre ha rassegnato le dimissioni dal Dipartimento della Difesa e dell’Aeronautica Militare a stelle e strisce, dove era arrivato tre anni prima, per il ritardo nello sviluppo di operazioni strategiche di primaria importanza e per gli errori in serie commessi dal governo e dalle istituzioni militari. Colpevoli di mettere a capo di progetti sofisticati e di enorme impatto per il presente e il futuro militari privi di conoscenza ed esperienza nel mondo dell’Information Technology, ma anche di posticipare investimenti e progetti in campi cruciali per la leadership globale, a partire dall’intelligenza artificiale e dalla cybersecurity.

Just heard that @NicolasChaillan stepped down from the DoD, you may known him from his #kubecon talk from 2019 https://t.co/P04vpo1mSX or his advocacy of DevSecOps https://t.co/eLWFBInrJW

— Justin Cormack (@justincormack) October 10, 2021

Chaillan ha espresso tutti i suoi dubbi e giudizi trancianti sullo stato di alcuni dipartimenti governativi (dotati di sistemi di sicurezza a “livello di asili nido”) prima in un lungo post su LinkedIn, in cui ha annunciato la sua dipartita dal Pentagono, poi in una recente intervista al Financial Times, in cui bersaglio delle sue critiche sono state le big tech statunitensi. Google su tutte, che nel 2018 ha deciso di sospendere la collaborazione con il Pentagono, a fronte delle proteste interne dei dipendenti, preoccupati per lo sviluppo di un sistema di IA destinato a migliorare le capacità dei droni utilizzati dall’esercito americano per abbattere i nemici.

“Gli Stati Uniti non possono eguagliare la popolazione laboriosa e in espansione della Cina, allora per vincere dobbiamo essere più intelligenti, più efficienti e votati alla prototipazione rapida e all’innovazione” è la filosofia di Chaillan, non rispettata dallo scarso impegno dimostrato dal Paese in confronto agli ingenti investimenti voluti dal governo cinese, abile ad avere al suo fianco tutte le maggiori compagni nazionali. Per l’ex dirigente del Pentagono è proprio questa una delle differenze più nette tra le due superpotenze, con le grandi aziende tecnologiche statunitensi restie a collaborare con l’amministrazione nazionale per questioni etiche, che in Cina non vengono neppure considerate.

Friends,

For those who saw this article, 8 want to clarify one thing. I never said we lost. I said as it stands and if we don’t wake up NOW we have no fighting chance to win against China in 15 years. I also said that they’re lea…https://t.co/pelTLC0Z1M https://t.co/q8vxSkZ70M

— Nicolas Chaillan (@NicolasChaillan) October 10, 2021

“Non servirà una guerra per dimostrare la superiorità della Cina, perché già ora sono molto più avanti” ha aggiunto Chaillan. Con il 14° piano quinquennale (2021-2025) disegnato dal presidente Xi Jinping, la Repubblica popolare cinese ha indicato come prioritaria la crescita in ambito tecnologico, con particolare riferimento proprio alla sicurezza informatica e all’intelligenza artificiale. Non deve sorprendere, quindi, che in un report sullo stato dell’arte diffuso all’inizio del 2021, cinesi erano poco meno di 390 mila domande di brevetto legate all’IA, equivalenti a circa il 75% delle richieste totali avanzate su scala mondiale.

“The U.S. needs to think, organize and compete in significantly new ways. No serious nation can ignore the impacts of emerging technologies on all aspects of our national life.” – @ericschmidt #Scsptech https://t.co/e5A3YxLpOH

— Special Competitive Studies Project (@scsp_ai) October 5, 2021

Qualcosa si muove, tuttavia, anche negli Stati Uniti, che hanno inaugurato lo ‘Special competitive studies project’, iniziativa mirata a riunire esperti per proporre all’amministrazione soluzioni utili a rafforzare la competitività nazionale in ambito tecnologico. A guidare il progetto è Eric Schmidt, ex numero uno di Google e reduce dalla presidenza della National security commission on artificial intelligence, che ha fornito indicazioni e suggerimenti al governo Usa circa lo sviluppo e gli investimenti in chiave tecnologica per le misure difensive e di sicurezza nazionale.

The SCSP is inspired by the Rockefeller Special Studies Project (SSP), launched in 1956 by Nelson Rockefeller and led by Henry Kissinger. #Kissinger #Rockefeller #AI #Tech

— Special Competitive Studies Project (@scsp_ai) October 7, 2021

A detta degli stessi protagonisti, l’iniziativa si ispira al Rockefeller Special Studies Project, lanciato nel 1956 da Nelson Rockefeller e guidato da Henry Kissinger nel mezzo della Guerra fredda. “Oggi siamo in un momento simile e abbiamo bisogno di un’analisi profonda e di un’azione urgente per evitare che il nostro destino sarà plasmato da qualcun altro” ha detto il 98enne Kissinger.

Foto principale: Hanny Naibaho su Unsplash

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *