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Francia, Conte scosso dal successo della Le Pen: «Solo la destra parla dei bisogni delle persone»

Conte

Mettetevi nei panni di Giuseppe Conte e poi provate a non rosicare di fronte all’impetuosa affermazione in Francia delle cosiddette forze anti-sistema (in realtà del cambiamento): a destra (Le Pen), come a sinistra (Melenchon). Non sembra di rivedere i 5Stelle di qualche anno fa? Certo che sì. Appena ieri Luigi Di Maio postava video contro l’euro e l’Europa. Quello di oggi, tutto azzimato e sempre incravattato, sembra un aspirante Forlani. E allora mettetevi nei panni di Conte, che ora i 5Stelle li guida (almeno così gli hanno fatto credere), e poi dite se anche voi, come lui, non provereste a ritagliarvi uno spazio nella contesa francese per uso interno. Giuseppi lo ha fatto alla maniera antica, con una nota diffusa alla stampa. Non un tweet o un post vergato d’impeto, ma una dichiarazione riflettuta, meditata.

«Non possiamo lasciare questi temi agli xenofobi»

Si vede che il simil-forlanismo ha contagiato anche lui. Infatti, almanacca sulle presidenziali francesi non con la radicalità di chi pochi anni fa pretendeva di radere al suolo le tradizionali categorie della politica, bensì con la stantia prosa di chi vede il presente con le lenti del passato. Eccola: «Non possiamo assolutamente lasciare all’estrema destra il compito di offrire risposte ai bisogni delle persone». Roba che manco il bolscevico Cossutta… E ancora: «Devono essere le forze realmente progressiste a garantire ascolto a chi oggi non ha voce e per tanta politica non conta» Sarebbero?

Quando Conte diceva di sé: «Io sono populista»

Qui Conte centra il bersaglio. «Perdita del potere d’acquisto, welfare, sicurezza e inclusione sociale – elenca -. Questi non sono temi “populisti“, sono questioni fortemente sentite dal ceto medio e dalle fasce di popolazione più sofferenti». E dire che solo nel 2018 diceva di sé «io sono populista». Con palpabile orgoglio, per giunta. Oggi, invece, si avventa contro «quella destra xenofoba impegnata solo a soffiare sul fuoco ma incapace di costruire soluzioni». Chissà se oltre che «populista» si sarebbe definito anche «xenofobo» quando nel 2019, da presidente del Consiglio, tenne a bagnomaria i migranti della Sea Watch. Per farli sbarcare su suolo italiano ci volle un appello sottoscritto da 40 associazioni. Si troverà mai in Italia un giornalista che glielo ricorderà?

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