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Farmaci e vaccini, il ruolo delle supply chain

Come le supply chain moderne e interconnesse possono aiutare le aziende farmaceutiche, le organizzazioni non governative e quelle intergovernative a gestire meglio i prodotti da banco, ridurre gli sprechi e supportare le iniziative a livello globale per una distribuzione dei vaccini imparziale? Lo spiega Manhattan Associates in un lungo report.

Consapevolezza e responsabilità

Per molti anni, sprechi e inefficienza hanno rappresentato il punto debole dei servizi sanitari, dei fornitori di prodotti farmaceutici e delle pubbliche amministrazioni. Solo nel Regno Unito, il costo dei farmaci sperperati o inutilizzati da parte del Servizio Sanitario Nazionale ammonta a 300 milioni di sterline ogni anno ed è un problema che va ben oltre il paziente.

Nel garantire che i farmaci salvavita siano sempre disponibili, i parametri della supply chain farmaceutica, insieme alle richieste del governo di avere “scorte di sicurezza”, hanno portato a un’offerta eccessiva, che a sua volta ha fatto sì che i prodotti scadessero.

Tutti ora sono consapevoli che la pandemia non passerà fino a quando la maggioranza dei cittadini di tutto il mondo (e non solo di un singolo Paese) sarà adeguatamente protetta. Anche le organizzazioni private, non governative e pubbliche amministrazioni si sono rese conto della crescente corporate responsibility e delle aspettative sempre più alte per una più vasta e più equa distribuzione di attrezzature essenziali come dispositivi di protezione personali o kit di autodiagnosi, medicine e vaccini.

Se vogliamo che ciò si realizzi – si legge – “gli attuali processi della supply chain devono essere più efficienti e più trasparenti. Eliminando la burocrazia e lo spreco che sono tipici nei processi produttivi, politici e di distribuzione legati ai beni di consumo, dovrebbe essere possibile mettere a disposizione le quantità di vaccini, di test e di dispositivi di protezione necessarie per i Paesi in via di sviluppo e rispondere positivamente all’appello dell’OMS per una maggiore health equity”.

Il controllo data-driven

La digitalizzazione sta trasformando il modo in cui le aziende (farmaceutiche) controllano la supply chain end-to-end e la raccolta dei dati è fondamentale per questo processo. Devono raccogliere informazioni per i prodotti, secondo la direttiva EU sui medicinali falsificati, richiedente che ogni prodotto abbia un codice a barre GS1 fino all’introduzione dei criptocodici in Russia.

Insieme alla rapida adozione dell’IoT (Internet of Things, ndr), la raccolta e l’archiviazione dei dati su cloud e l’uso di analytics avanzate (che includono l’AI), i dati possono offrire alle aziende visibilità avanzata end-to-end lungo tutta la supply chain e la capacità di effettuare velocemente i cambiamenti necessari nel punto in cui è necessario.

Con l’accesso in tempo reale a informazioni come le date di scadenza delle produzioni e i requisiti di stoccaggio, la gestione dello stock può essere più intelligente e i problemi tecnici della supply chain (dai problemi di magazzino ai ritardi per rallentamenti del traffico) possono essere gestiti immediatamente.

Basandosi sulla visibilità delle scorte in tempo reale, le aziende potranno riallocare i prodotti a seconda della necessità, spostandoli tra siti di produzione, centri di distribuzione, magazzini e anche farmacie – rispettando così i tempi della domanda. Le scorte possono essere riallocate utilizzando le date di scadenza e garantendo che i prodotti con scadenza a breve termine siano i primi a poter arrivare dove servono, ed essere utilizzati dai pazienti che ne hanno maggior bisogno.

L’intero processo è dinamico, intelligente e progettato per massimizzare la disponibilità senza richiedere costosi e spesso non necessari scorte di sicurezza eccessive.

L’importanza della visibilità end-to-end

Con la possibilità di tracciare i prodotti lungo l’intera supply chain, le aziende farmaceutiche possono migliorare sensibilmente il loro livello di efficienza.

Una delle loro sfide principali è la mancanza di visibilità del comportamento dell’utente. Le prescrizioni ai pazienti, infatti, non sono disponibili per ragioni di privacy rendendo così difficile prevedere la domanda e questo spesso porta all’aumento delle scorte. Tuttavia, la crescita dei dati relativi alla salute della popolazione insieme a potenti tool di analisi sta permettendo alle organizzazioni di avere più visibilità – e più velocemente – sull’evoluzione della domanda.

Dati sanitari che “possono essere utili per le strategie nazionali relative alle cosiddette “scorte di sicurezza” dei farmaci essenziali come i vaccini, aiutando i Paesi a minimizzare il sovraccarico di ordinazioni. E questo permette, in ultima analisi, che la maggior parte dei vaccini non finisca nelle mani dei Paesi occidentali più ricchi e che ci siano più dosi disponibili nei Paesi meno sviluppati.

Consentire una maggiore visibilità, più efficienza e più trasparenza nella supply chain non sistemerà tutti questi problemi di equità, in uno schiocco di dita. Tuttavia – conclude il report – una visione più dettagliata della supply chain e la comprensione del tipo di impatto che potranno avere i problemi rilevati (se temporaneo o a lungo termine) permetterà di allocare i vaccini in modo più preciso attraverso reti di distribuzione”,

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