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“Fa propaganda per Putin”: Riotta ora mette pure Caracciolo nelle liste di proscrizione

Roma, 9 apr – «Lucio Caracciolo di Limes diventa ora per Travaglio e il Fatto-Tass portabandiera dei Putinversteher con il perenne bla bla su peccato originale Occidente. Peccato davvero, ma la deriva era visibile da anni ormai»: così sentenziò Gianni Riotta, il bardo atlantista dal fiuto di segugio, sempre pronto a stanare tutto ciò che è in odore di intelligenza con i nemici dell’Occidente. E così si allunga la sua già nutrita lista di proscrizione, dove vengono messi in mala voce i refrattari alla propaganda che giunge da Oltreoceano.   

Riotta attacca Caracciolo

Interessante anche l’utilizzo del termine «Putinversteher», lemma tedesco utilizzato dai galoppini di Washington per squalificare i presunti fan del presidente russo. Come ogni radical chic si rispetti, una spruzzata di esterofilia è sempre cosa buona e giusta. Ma che cosa avrà mai detto il compassato Caracciolo di così grave da drizzare le antenne di messer Riotta? In realtà nulla di che: tra la tante, ha specificato che «le sanzioni non hanno mai funzionato, non ricordo un conflitto di rilievo interrotto grazie alle sanzioni». L’uovo di Colombo, insomma. Ma ormai tutto ciò non ha più importanza: in tempo di guerra (e di propaganda) ogni buco è trincea. E Riotta, appena scorge un pertugio, ci si fionda immantinente.

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Barbarie intellettuale

L’attacco dell’ex penna del Manifesto al direttore di Limes, ovviamente, non è passato inosservato. Tanto che ha fatto storcere la bocca a parecchie persone: «Ma come fa Riotta a etichettare come “sussurratore putiniano” un galantuomo come Caracciolo? Stiamo arrivando alla barbarie intellettuale», è stato ad esempio il commento a caldo di Luca Telese. In realtà, caro Luca, non è che «stiamo arrivando». Alla barbarie intellettuali ci siamo già arrivati da un pezzo. Succede, quando i «professionisti dell’informazione» mandano il cervello all’ammasso per impugnare il megafono della propaganda. Non è una novità, né un’eccezione. È la regola. Da anni. Benvenuti nel mondo reale.

Valerio Benedetti

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