Esame da avvocato, sì unanime a Palazzo Madama: resta il rebus dei quesiti

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Sulla conversione del decreto che cambia le regole per la prossima sessione, 231 voti favorevoli e neppure uno contrario nell’Aula del Senato. Cnf e associazioni dei praticanti insistono con via Arenula affinché l’elaborazione delle “quaestiones” per il primo orale avvenga a Roma anziché in ciascuna singola commissione

La notizia è che grazie agli avvocati il Senato si scopre unanime: 231 voti favorevoli alla conversione del decreto sull’esame forense, nessuno — ed è il caso di ripetere nessuno — contrario e solo 2 astenuti. Sarà capitato altre quattro o cinque volte in tutta la legislatura. Adesso il provvedimento d’urgenza, necessario per sostituire gli scritti con una prova orale e derogare così alla legge del 2012, passa nelle mani della Camera, che però difficilmente potrà permettersi di emendarlo ancora. Perché, va detto, alcune novità ci sono.

Non molte le modifiche, concordate fra governo, il relatore Francesco Urraro e i gruppi parlamentari, ed è già nota la principale: delle due primarie materie sostanziali, diritto civile e diritto penale, il candidato potrà inserire fra le 5 su cui sostenere il secondo orale anche quella che è stata oggetto della prima prova. Lieve rettifica, assaporata con gusto agrodolce dai praticanti: «Avevamo chiesto l’eliminazione del vincolo della seconda prova in una materia sostanziale diversa da quella della prima», fa notare per esempio la presidente dell’Upa Claudia Majolo, che negli ultimi giorni ha mantenuto interlocuzioni costanti con i due sottosegretari Anna Macina e Francesco Paolo Sisto, oltre che con il consigliere Cnf Vincenzo Di Maggio, a sua volta consultato fin dall’inizio dal ministero.

Ebbene, i praticanti avrebbero preferito che chi ad esempio ha fatto tirocinio da civilista e chiede ovviamente di sostenere il colloquio preselettivo sul suo terreno forte, non fosse costretto a inserire il penale fra le cinque materie del secondo orale. Invece dovrà farlo. La differenza rispetto al testo emanato dal governo lo scorso 12 marzo è che fra le suddette cinque materie, al secondo orale, il praticante potrà inserire anche la “propria” materia sostanziale: se è un civilista, il diritto civile, appunto. C’è almeno un passaggio che gli aspiranti avvocati potranno considerare del tutto favorevole: la facoltà di chiedere un differimento della prima prova non solo per ragioni legate al covid  ma anche in caso di «altri comprovati motivi di salute che impediscono al candidato» di presentarsi nella data prevista. Il resto dei ritocchi è routine tecnico-normativa. Tranne forse il chiarimento sulle modalità con cui il candidato dovrà comunicare la scelta della materia per il primo orale, che saranno tra i dettagli da precisare nel decreto ministeriale “attuativo” atteso per i prossimi giorni. C’è anche la puntualizzazione sul componente della commissione demandato a presenziare in sede insieme col praticante: sarà il segretario, mentre gli altri, presidente compreso, saranno collegati da remoto. Aspetto in realtà così inteso fin dall’inizio da parte a via Arenula, ma che ieri è stato esplicitato.

Resta un impianto rigoroso, sì. Ma resta pure il problema dell’omogeneità segnalato innanzitutto dal Consiglio nazionale forense: le famose “quaestiones”, cioè i problemi “pratico-applicativi” che i candidati dovranno risolvere nel primo colloquio. Secondo la massima istituzione dell’avvocatura, andrebbero interamente predisposti a via Arenula. Al momento non è previsto che vada così: la enunciazione dei quesiti, da chiudere in busta e da far estrarre a sorte a ciascun praticante, sarà compito di ciascuna singola commissione locale. Come ha fatto notare in audizione a Palazzo Madama il consigliere Cnf Vincenzo Di Maggio, «sarebbe meglio preparare un pacchetto omogeneo di quaestiones a Roma».

Il ministero guidato da Marta Cartabia controbatte che preparare in modo centralizzato un numero sufficiente di quesiti per 26mila candidati richiederebbe tempi troppo lunghi. Si vedrà. Certo i praticanti, e per esempio la ricordata Upa, sono della stessa idea del Cnf: «La redazione dei quesiti ad opera della Commissione centrale con l’ausilio del Cnf» è anche la richiesta di Majolo. Che dice di voler proseguire nella «battaglia affinché l’esame sia il più equo e uniforme possibile su tutto il territorio nazionale: da Ancona a Venezia i quesiti dovranno essere i medesimi».Non manca molto: il ministero vorrebbe evitare che l’inizio del primo orale scivoli oltre metà maggio. Ieri la politica è stata unanime. Ma non è detto che la partita sulle regole del nuovo esame sia già chiusa.