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Effetto Blessin, Genoa in svantaggio solo per sedici minuti

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Mister Blessin parla alla squadra e fa cenno alla mentalità (foto di Genoa CFC Tanopress)



Tra i tanti segnali rossoblù di ripresa ce n’è uno, probabilmente il più indicativo, che fa capire quanto il Genoa abbia subito una decisiva trasformazione negli ultimi due mesi: la nuova mentalità. Sei undicesimi della squadra titolare che ha battuto il Torino dopo sette pareggi consecutivi erano in campo al Franchi, inermi nella partita dell’umiliazione che, tuttavia, ha avuto il merito di scuotere, rectius percuotere come si fa con il bucato, i nuovi arrivati e tracciare una linea di demarcazione con il passato. Impauriti più dalla reale possibilità di retrocedere che dalla figuraccia sportiva che ha avuto ripercussioni anche nel settore giovanile, i dirigenti hanno reagito allo sfregio di Firenze intuendo che per la palingenesi del Genoa servisse un tecnico capace e carismatico in grado di rivoltare lo spogliatoio e riaccendere la passione del suo Popolo: la scelta, condita da qualche granello di fortuna, è ricaduta su Alexander Blessin, istrionico svevo dal cuore mediterraneo, doppelgänger buono di Scoglio.

Mister Blessin, infatti, racchiude nella sua carne lo spirito pugnace del Professore, il quale era dominato da un chiaro ascendente tedesco. Con lui è come aver spalancato le finestre: il Genoa è di nuovo ruggente e il pubblico genoano si riconosce nel suo temperamento a tal punto che è tornato a cantare all’unisono stavolta un coro sulle note di “Gente di mare” che coinvolge grandi e piccini come la folgorante apparizione di “Un giorno all’improvviso”, ancora in voga tra i frequentatori della Nord. L’ambiente fa la differenza, come ammesso da Sturaro dopo il Torino: «Ci ha spinto e dato una carica energetica soprattutto negli ultimi dieci minuti che erano veramente tosti». Ma il più tripallico di tutti è Blessin che nottetempo lascia Ostenda e raggiunge Genova convinto dalla proposta di Spors senza conoscere le caratteristiche di un giocatore, esattamente come fece Scoglio di ritorno dalla Tunisia quando rinunciò al Mondiale in Corea per salvare il Genoa dalla Serie C.

L’effetto Blessin è più concreto che mai nelle teste dei giocatori, svuotate di paura e brillanti di autostima, i quali credono in sé stessi e approcciano alla partita con concentrazione ed umiltà senza esserne travolti. Infatti, nelle otto gare facenti capo alla gestione del tecnico tedesco il Genoa è passato in svantaggio soltanto nei sedici minuti che separano il gol di Henry del Venezia dalla marcatura di Ekuban: per il resto solo prestazioni fiere, da Grifo, e mai inferiori a quelle degli avversari, neppure nei tre spezzoni disputati con l’uomo in meno, due dei quali dipesi da acclarate ingenuità (il “vaffa” di Cambiaso con l’Udinese e il lazo di Ostigard a Roma). «Oggi abbiamo capito che possiamo vincere anche in dieci» ha esternato Blessin una volta battuto il Toro. Non c’è migliore dichiarazione che faccia capire quanto sia cambiata la mentalità.



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