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Due mesi con macOS 13 Ventura: la chiusura del cerchio

Due mesi con macOS 13 Ventura: la chiusura del cerchio

Da inizio luglio stiamo provando la beta di macOS Ventura: incredibilmente stabile e incredibilmente simile a iOS e iPadOS. Apple ha ormai chiuso il cerchio: difficile per chi ha un iPhone fare a meno di un Mac. Soprattutto oggi, che con Apple Silicon un Mac riesce ad essere a lungo termine un investimento anche migliore di un PC Windows da 700 euro.

di   – 29/08/2022 16:460

Nel dicembre del 2020 Huawei annunciò la sua strategia 1 + 8 + N: il pilastro portante, quello definito “1”, era ovviamente lo smartphone. Lo smartphone doveva funzionare come trascinatore per spingere le persone ad acquistare poi tablet, computer, auricolari, speaker, smartwatch della stessa azienda, e questi prodotti ne avrebbero poi connessi altrettanti grazie ad un sistema “internet of things” che prevedeva una certificazione: lampadine, elettrodomestici, prese intelligenti, serrature.

La strategia di Huawei non era ovviamente disegnata da zero, a tavolino: Huawei, per questa e per molte altre cose si è sempre ispirata ad Apple con la mentalità molto orientale “copia e migliora”.

Oggi Apple, con l’imminente arrivo di macOS Ventura, ha portato praticamente a termine la sua strategia 1 + 8 + N.

Il suo “1”, l’iPhone, è in assoluto il telefono più venduto al mondo se prendiamo il modello e non il brand, e secondo i dati più recenti ci sono oltre un miliardo di iPhone attivi nel mondo, numero che include anche i modelli meno recenti. Poi ci sono i prodotti più stretti dell’ecosistema, l’iPad, il Watch, le AirPods, gli AirTag, l’HomePod, la Apple TV e ovviamente il Mac, sicuramente e storicamente il device il line-up al quale Apple tiene di più. Apple nasce come azienda che costruisce personal computer, tutto il resto è arrivato dopo.

Il Mac in questi anni ha subito drastiche trasformazioni, alcune lo hanno “salvato”, si pensi al passaggio da PowerPC a processore Intel che ha agevolato gli sviluppatori, altre gli hanno dato una spinta incredibile a livello di vendite, meritate, e ci riferiamo ovviamente al lancio della piattaforma Apple Silicon e quindi a quella “marcia indietro” verso il processore fatto in casa fatta con il giusto tempismo.

Ad una azienda quotata in borsa, che deve mostrare numeri agli investitori ogni trimestre, aver battuto recentemente ogni record storico di vendite di Mac non basta, soprattutto se i possessori di iPhone sono più di un miliardo e molti di loro usano con soddisfazione un PC Windows. Se c’è un prodotto che può crescere ancora tantissimo in termine di vendite all’interno dell’ampia gamma Apple questo prodotto è il Mac, e Apple lo sa benissimo.

L’arrivo di Apple Silicon ha portato prestazioni, silenziosità, basse temperature e soprattutto una autonomia che risponde alle aspettative di tutti, un MacBook Air M1 dura davvero oltre 10 ore di utilizzo, ma molti utenti sono ancora frenati al passaggio verso un computer Apple perché “temono” di non trovarsi bene. C’è chi preferisce Esplora Risorse di Windows al Finder di macOS, e c’è chi si è sempre spaventato vedendo il modo in cui l’amico con il Mac gestiva le finestre multiple e i desktop multipli. La gestione finestre di Windows, forse anche per questione di abitudine, spaventa molto meno chi non ha mai avuto un computer a casa e ora deve fare una scelta ragionata.

Con il lancio di macOS 13 Ventura Apple termina così un lungo percorso che era iniziato gli scorsi anni con l’avvicinamento grafico tra iOS e macOS: la rivisitazione del menu impostazioni, che ricalca ora quello di iPhone e di iPad, le piccole modifiche al design per restituire equilibrio agli spazi ma soprattutto Stage Manager rendono Ventura un sistema operativo senza barriere di ingresso per chi vuole provare il suo primo Mac.

Ancora una beta, ma è già stabilissima

Ventura lo abbiamo provato in questi mesi in una versione “beta” già abbastanza stabile, grazie anche alla pulizia fatta da Apple per rimuovere il supporto di molti processori e istruzioni ritenute “legacy”. Rispetto alle versioni precedenti di macOS, ad esempio Monterey, Apple non si è limitata a definire “non supportati” alcuni processori bloccando l’installazione ma ha rimosso proprio alcuni pezzi dal sistema operativo. Non ci sono ad esempio più i driver per le vecchie GPU AMD e NVIDIA, mancano i driver per molti adattatori e periferiche Intel appartenenti ai vecchi Mac ma soprattutto è stato rimosso il supporto per i vecchi processori che non usano istruzioni AVX2, cosa che rende di fatto impossibile a chiunque abbia un Mac con processore precedente ad Haswell (quarta generazione) il boot di Ventura. Ci sono gruppi che stanno lavorando a soluzioni per installare Ventura su Mac non supportati, ma questa volta il lavoro è davvero arduo. Apple ha iniziato a rimuovere elementi per prepararsi a quel momento, tra una decina di anni, dove non saranno più supportati i processori Intel.

Per poter installare macOS Ventura, quando uscirà in autunno, il Mac non dovrà avere più di cinque anni: sono supportati infatti gli iMac dal 2017, il Mac Pro del 2019, l’iMac Pro, i MacBook Air e i MacMini dal 2018 e i MacBook / MacBook Pro dal 2017. Nessun problema ovviamente per i Mac con processore M1 e M2, che come da tradizione Apple guadagnano anche qualche funzionalità in più rispetto ai modelli Intel.

Mac Intel e Mac Apple Silicon, cosa cambia con Ventura

Rispetto agli anni scorsi le differenze tra modelli con processore Intel e modelli con Apple Silicon non sono tuttavia così marcate: mancano funzioni di accessibilità come i sottotitoli automatici e la dettatura di emoji, due elementi che si appoggiano ai modelli offline CoreML elaborati dal processore neurale presente nell’M1/M2 e assente invece nei processori Intel.

L’unica funzionalità che qualcuno potrebbe lamentare, soprattutto i possessori di una macchina di produzione ancora valida come il MacBook Pro da 16” con Core i9, è l’assenza del Reference Mode quando si usa un iPad Pro con Sidecar. Sidecar è stata introdotta in macOS Catalina e permette di usare in modo semplice e senza app esterne un iPad come secondo monitor, sia in modalità cablata tramite Type C sia tramite connessione wireless. I possessori di un MacBook Pro M1 / M2 senza schermo HDR, quindi il modello base, possono usare un iPad Pro da 12.9” con schermo HDR Miniled come Reference Monitor per le app che necessitano di uno schermo esterno per lavorare meglio, il caso ad esempio di Final Cut Pro.

In realtà crediamo che questa non sia una assenza pesantissima: Sidecar, sia che si usi il cavo sia che si usi la connessione wireless, sfrutta comunque il trasferimento di un flusso compresso in realtime H265 e sebbene in modalità “reference” venga mantenuto lo spazio colore e venga sfruttato l’HDR non è propriamente una soluzione da suggerire ad un professionista. Molto probabile che chi lavora con Mac in ambito video abbia già messo le mani su un MacBook Pro da 14” o da 16” con M1 Pro / Max.

Stage Manager strizza l’occhio a chi ama Windows

Tornando a Ventura crediamo sia giusto partire proprio da Stage Manager, ovvero come Apple ha rivisto interamente la gestione del desktop. Rispetto alla classica gestione, che per i “newbie” del Mac può risultare a tratti confusa, con finestre in secondo piano aperte da mesi e mai chiuse, Stage Manager aiuta ad organizzare meglio le scrivanie, restituendo una vista d’occhio immediata su quelle che sono le app aperte, ma in secondo piano, su ogni spazio. La bellezza di Stage Manager sta nella possibilità di unire più app in uno stesso desktop facilitando il passaggio da una app all’altra, e unendo anche quelle che devono stare visibili insieme.

Per chi viene da Windows ed è abituato al mondo Windows questo tipo di gestione sarà sicuramente più familiare, così come lo sarà per coloro che arrivano dal mondo “mobile” e sono da sempre abituati ad un utilizzo focalizzato su una singola app, con il “salto” da un’app all’altra senza necessariamente lavorare a finestre affiancate come invece lavora chi è nato all’interno dei sistemi desktop.

Stage Manager non è ovviamente obbligatorio, può essere disattivato senza problemi dal pannello di controllo per restituire l’esperienza originale.

Continuity Camera, sui vecchi Mac una webcam di qualità eccezionale

La seconda funzionalità che mette il sigillo sulla convergenza dei dispositivi, e sulla volontà di Apple di esaltare il concetto che se Mac e iPhone hanno tanti poteri, quando lavorano insieme hanno i “super poteri” è Continuity Camera. Fa parte del pacchetto Continuity, e se lo scorso anno Universal Control aveva condiviso tastiera e trackpad questa volta è il turno di una periferica un po’ più complessa da condividere, la fotocamera.

Apple ha reso semplice e integrato quello che molte eccellenti app fanno da tempo, ovvero permettere di usare la fotocamera dell’iPhone sul Mac per ogni app che necessita di una fotocamera. Molti utenti, soprattutto durante la pandemia, si sono appoggiati ad applicativi come Camo Camera per utilizzare la videocamera degli iPhone sui Mac, ora questa possibilità viene offerta di default. Camo Camera e le altre app continueranno a funzionare e offriranno molte più opzioni di personalizzazione, ma Continuity Camera nella sua semplicità permette senza fatica di avere sui Mac una fotocamera con un livello qualitativo che eclissa quella inserita sui MacBook, la fotocamera spillo 720p capace di andare in sofferenza non appena le condizioni di luminosità ambientale diventano difficili.

Continuity Camera oltre a sfruttare la videocamera utilizza anche i microfoni dell’iPhone e può gestire diverse modalità, da quella ritratto a quella ritratto con correzione di luci. Sfruttando l’ottica UltraWide si può anche avere Center Stage, ovvero la camera che “segue” il soggetto usando l’intelligenza artificiale.

In fase di presentazione Apple ha svelato anche una modalità per coloro che volevano inquadrare la scrivania, Panoramica Scrivania. Nella beta da noi provata questa modalità non è ancora perfetta, e richiede una attenta calibrazione dell’angolazione dell’iPhone per avere una correzione della deformazione efficace, ma non abbiamo usato un supporto fatto apposta come quello che Apple ha preparato con Belkin.

Più usiamo Continuity Camera e più ci rendiamo conto che sarebbe stata una killer feature se Apple l’avesse messa anche su Apple TV, per abilitare le chiamate FaceTime in video utilizzando lo schermo del televisore. Sarà per il prossimo anno (o per la prossima Apple TV).

Spotlight, Mail, Meteo: tutto ricalca iOS

In questi mesi di utilizzo, oltre ad avere apprezzato il fatto di non aver avuto alcun problema con il nostro abituale ambiente di sviluppo, tutte le librerie sono risultate compatibili e abbiamo fatto girare senza problemi i servizi che giravano sulla macchina dalla quale abbiamo ripristinato un backup, ci siamo resi conto di quanto ormai l’esperienza Mac sia simile a quella iPhone/iPad restando però una pura esperienza desktop, senza quindi far mai venire la voglia di togliere le dita da mouse e tastiera e usare il touch.

Il nuovo Spotlight cerca sul web e nelle app, esattamente come fa su iOS, e può anche essere usata per lanciare comandi relativi alle app in modalità testuale, come ad esempio “Avvia Timer”. Spotlight oltre a funzionare come sistema di ricerca indicizzato per Mac è anche una sorta di “Siri” offline da usare con comandi da tastiera, e proprio per questo bisogna farci un po’ di abitudine e capire come chiedere le cose.

Capita qualche volta di trovarsi spiazzati: “Avvia Timer” chiede ad esempio per quanti minuti vogliamo il timer, mentre “Avvia Timer 10 minuti” fa partire una ricerca internet. Siri avrebbe capito, Spotlight no.

Allo stesso modo cercando “dog” sono apparse anche alcune nostre foto scattate in una località che includeva le lettere “dog”, e inizialmente non capivamo la relazione.

Spotlight è potentissimo, ma l’aggiunte di funzioni richiede anche più tempo per apprendere l’utilizzo: il bello di un sistema simile è ottenere subito quello che si cerca, o comunque una selezione ristretta, mentre ora se non si capisce bene da che parte prenderlo il rischio è di trovarsi troppe informazioni, e magari manca quello che serve a noi.

L’operazione “affinity” tra i sistemi Apple, macOS, iOS e iPad OS continua nelle diverse app: l’esperienza d’uso della galleria fotografica ricalca quella di iOS, con la possibilità di trovare rapidamente i duplicati, di creare una libreria condivisa e di copiare e incollare le modifiche fatte. Se ad esempio si modifica la foto di un album correggendo la temperatura colore, le curve e applicando qualche effetto queste modifica si possono propagare automaticamente all’intero album.

Arrivano anche il Meteo e Orologio, le versioni per iPadOS riadattate secondo le linee guida del sistema desktop ma con le stesse funzionalità che un utente trova sui tre sistemi e si aggiorna anche Mail con le stesse feature che stanno arrivando anche su iOS 16, ad esempio la possibilità di posticipare l’invio di una mail.

Particolarmente apprezzabili le novità di Safari, anche se guardando oltre le modifiche funzionali ci siamo trovati di fronte ad un browser che ci sembra più veloce con i framework javascript moderni, cosa che trova conferma anche con alcuni benchmark. Applicazioni ibride realizzate con tecnologie web e poi compilate come Electron risultano più snelle e rapide, sia in esecuzione sia durante l’utilizzo.

Impostazioni di sistema, ovvero come trovare la casa rivoluzionata e non trovar più le cose

Non tutto però luccica: il nuovo pannello di controllo delle impostazioni di sistema realizzato con lo stile di iOS, quindi a lista, non solo non è ridimensionabile ma richiede un po’ di studio. Molte funzioni e impostazioni hanno cambiato totalmente posto e altre sono ora decisamente meno evidenti. Un caso è ad esempio quello delle app che abbiamo installato fuori dall’AppStore, come iTerm, che non viene eseguita fino a quando non si esprime il consenso all’apertura nella scheda dedicata alla sicurezza. La sezione è sempre all’interno di sicurezza, ma è sposata nella parte bassa quasi nascosta.

Se non ci fosse la ricerca, come su iOS, sarebbe difficile per chi è pratico di macOS trovare tutto in modo semplice come lo trovava prima. Meglio per chi arriva al Mac, peggio per chi è abituato da sempre al Mac e si trova uno dei pannelli che usava di più totalmente riorganizzato.

Rosetta su Linux è una calamita per backend developer

C’è una novità secondo noi enorme che è passata un po’ in sordina, e non abbiamo perso tempo nel provarla: Rosetta su macOS Ventura funziona anche nelle macchine virtuali Linux. Come Windows cerca di attrarre gli sviluppatori e i sistemisti con il suo linux subsystem, allo stesso modo Apple cerca di fornire a chi sviluppa una macchina che può essere usata con i due sistemi con enorme soddisfazione. Grazie a Rosetta 2 all’interno di Linux è possibile eseguire applicativi e librerie a 64 bit compilate per processori x86 (niente 32 bit, niente Steam per Linux) dentro una immagine virtuale Linux. Non si tratta di emulazione, esattamente come Rosetta su Mac viene tradotta l’app in fase di installazione.

Lo abbiamo provato, partendo da Ubuntu Server per ARM sul quale abbiamo installato prima l’ambiente grafico e poi attivato Rosetta, ed effettivamente funziona.

A cosa serve? Qualcuno sta fantasticando sul fatto che l’arrivo di Rosetta all’interno di Linux possa portare ad una svolta sul gaming, ma difficilmente vedremo una versione di Proton compatibile con questo sistema. In realtà questa soluzione è stata inserita per avvicinare migliaia di backend developer al mondo Mac: ora si possono finalmente eseguire le stesse immagini che girano sui server (e il 99% dei server è x86/64) agganciando però un debugger, quindi un ambiente di test che utilizza le stesse identiche condizioni del server. Fino ad oggi gli sviluppatori backend che usavano il Mac erano obbligati a creare da zero un container AArch64 e finalmente possono usare lo stesso.

Ci troviamo di fronte ad una funzione di nicchia, ma è interessante vedere come se da una parte Apple sta cercando di rendere macOS un sistema senza frizioni per chi non ha mai avuto un Mac, e lo sta facendo avvicinando il Mac ad iPhone e iPad, non il contrario, al tempo stesso non si sta dimenticando che il Mac è uno strumento di lavoro per centinaia di migliaia di professionisti e ci sono margini per attrarne altri. Rosetta all’interno delle macchine virtuali Linux è una di queste.

Software e hardware insieme, una soluzione chiavi in mano ad un prezzo difficile da battere

macOS Ventura uscirà probabilmente alla fine di ottobre o ad inizio novembre: sembra già ad uno stadio di sviluppo molto più avanzato di quanto lo era lo scorso anno Monterey, ma è probabile che Apple voglia far coincidere il lancio con l’arrivo di qualche Mac aggiornato, magari la serie Pro con M2 Pro e M2 Max.

Gli utenti abituali di sistemi Windows ai quali abbiamo fatto provare Stage Manager si sono trovati decisamente a loro agio, mentre qualche utente Apple “storico” l’ha trovato una complicazione eccessiva. Si può scegliere se usarlo o no, e siamo certi che Stage Manager insieme alle altre funzionalità contribuirà a far crescere ulteriormente la quota di mercato di Apple nel mondo PC.

In un periodo dove l’incremento dei prezzi sembra essere una costante, e questo vale sia per i prodotti che per i servizi, nella scelta di un computer è necessario pesare tutti gli aspetti. Per chi già usa un iPhone, o un iPad, oggi probabilmente non esiste scelta “low cost” migliore se si deve cambiare computer di un MacBook Air M1. Il prezzo veleggia intorno ai 1000 euro, che non sono pochissimi, ma si acquista un pacchetto “all inclusive” hardware e software che include non solo un computer veloce, leggero e sufficientemente potente per soddisfare la maggior parte delle richieste di un utente medio ma anche un numero enorme di applicativi gratuiti e studiati anche per proteggere la privacy e non cedere dati.

Oggi esistono meravigliosi PC Windows con processori dotati di un rapporto consumo / prestazioni che si avvicina tantissimo a quello del SoC M1, ad esempio il Ryzen 7 6850U, ma il prezzo di un computer con questi processori è più alto addirittura del prezzo di un Mac, andiamo sui 1.500 euro. Chi vuole invece spendere meno per un computer nuovo, 600/700 euro, si trova comunque ad acquistare prodotti di buona fattura come ad esempio i Matebook Huawei ma non considera che questi prodotti vengono venduti però senza applicazioni, se non quelle di Windows. Windows non ha un iMovie, non ha versioni di Word, Excel e Powerpoint complete e gratuite (Office si paga), non ha un editor fotografico RAW completo e versatile e soprattutto non garantisce la perfetta sincronizzazione di tutti i dati tra i dispositivi.

Le alternative sono tre: sposare pienamente l’opensource, ma molte app non sono user friendly, acquistare servizi con il classico abbonamento mensile, e alla fine i 700 euro del computer diventano dopo 3 anni 2000 euro oppure affidarsi a quello che offre Google, quindi adottare l’intera suite Google per documenti, foto, storage. Gratis, ma in cambio di dati. 

Con MacOS Ventura Apple offre anche una quarta soluzione.

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