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Digitalizzazione, superati i 30 milioni di identità Spid

Roma, 6 mag – Distopia o no, andiamo verso un futuro sempre più digitalizzato. È notizia di queste ore che in Italia è stato raggiunto il numero di 30 milioni di identità digitali Spid, di cui 10 milioni attivate solo negli ultimi dodici mesi.

Digitalizzazione, il commento del Ministro Colao

Una nuova accelerazione che fa contento il governo, tanto che tale cifra era uno degli obbiettivi da raggiungere entro l’anno. Esprime tutta la sua soddisfazione il Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione Digitale, Vittorio Colao: «Abbiamo raggiunto in anticipo l’obiettivo annuale di diffusione dell’identità digitale previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (pari al 38% della popolazione), e ci avviciniamo sempre di più all’obiettivo del 2023 (il 46% della popolazione)».

Colao ha poi sottolineato l’importanza dell’identità digitale per la Pubblica Amministrazione: «È un tassello fondamentale per proseguire il percorso della digitalizzazione e grazie a questa capillare diffusione lo Stato potrà offrire servizi pubblici ancora più efficienti e semplici da utilizzare, migliorando così il rapporto dei cittadini e delle imprese con la Pubblica Amministrazione. Ciò sarà possibile anche grazie agli interventi che le PA locali e centrali stanno avviando con grande partecipazione, in linea con i tempi del Pnrr». Insomma, tutto andrebbe verso una semplificazione ed un efficientamento dei meccanismi burocratici.

Non è tutto oro quello che luccica

Proprio l’importanza che l’identità digitale ha assunto per l’accesso ai servizi pubblici farebbe pensare che i numeri siano, per così dire, “drogati”, con i cittadini costretti volenti o nolenti ad accettare lo Spid pur di accedere a determinati servizi per loro fondamentali, ovviamente pagando di tasca loro.

Se nel pratico questo rappresenta un problema per i cittadini più anziani, di certo meno avvezzi all’utilizzo di nuove tecnologie, la corsa verso l’identità digitale ha sicuramente qualche problema di fondo. Ad esempio, le questioni relative alla privacy, con la possibilità che questi sistemi vengano “bucati” e producano una fuga di informazioni. Oppure il modo con cui quelle stesse informazioni possono venire usato, con lo Stato che potrebbe sorvegliare e controllare i cittadini sempre più facilmente.

Michele Iozzino

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