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Covid: Cina fra ‘dittatura sanitaria’ e vaccino inefficace. Cosa sta accadendo

A fronte di un numero esiguo di casi di Covid-19, la Cina è nuovamente alle prese con lockdown di massa imposti dal governo di Pechino. Una situazione esplosiva che riguarda soprattutto Shanghai, dove forniture di cibo e di beni di prima necessità scarseggiano ogni ora di più. La situazione nella città più grande della Cina, terza al mondo, dove i residenti sono stati letteralmente rinchiusi nelle loro case, è talmente radicale da essere stata persino etichettata come un “disastro umanitario” dal direttore dell’Australian Strategic Policy Institute, Michael Shoebridge.

Tensione a Shanghai

Ad alzare ulteriormente la tensione, sui social sono divenuti virali i video ripresi per la strada in cui si vedono cittadini – a cui è stato sostanzialmente imposto di lasciare i loro appartamenti ai pazienti Covid – lamentarsi con la polizia. Gli agenti, completamente bardati con tutte ignifughe e mascherine, hanno risposto effettuando numerosi arresti. E in questo quadro la locuzione ‘dittatura sanitaria’ – spesso utilizzata a sproposito in Occidente – assume una propria dignità lessicale.

Politica di contenimento e vaccino Sinovac inefficiente

Parlando della situazione in Cina, Massimo Ciccozzi – responsabile dell’Unità di Statistica medica ed Epidemiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma – ricorda all’Adnkronos che il “paese in realtà non ha molti casi di Covid rispetto a noi, ma vuole ‘zero contagi’, perciò gli standard di riferimento sono diversi dai nostri. E usano la durezza che vediamo. Ma oggi stanno utilizzando il ‘pugno di ferro’ con un virus completamente diverso. Contro Omicron sono infatti necessarie strategie mirate. Se il lockdown aveva degli effetti con il virus di Wuhan, con questa variante in circolazione, che contagia almeno 9 volte di più con una sintomatologia più leggera, anche un lockdown stretto non ha lo stesso effetto. Non so quindi quanto verrà ripagata la sofferenza richiesta ai cittadini di Shanghai”.

Il parere dell’epidemiologo Lopalco

“La nuova ondata Covid in Cina è il risultato di scelte sbagliate. Il Paese ha perseguito fin dall’inizio la cosiddetta politica zero-Covid, cioè di interventi massicci di isolamento, quarantene e lockdown per impedire la diffusione del virus” ma “questo tipo di politica sanitaria può avere senso per breve tempo, per arginare cioè l’emergenza e dare il tempo al sistema sanitario di attrezzarsi con terapie più efficaci e, soprattutto, con la vaccinazione. Purtroppo la campagna vaccinale in Cina non ha funzionato a causa della bassissima efficacia dei vaccini utilizzati“. Così l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di igiene all’Università del Salento analizzando, per l’Adnkronos Salute, la risposta ‘forte’ della Cina – come mostrano le immagini dei confinamenti forzati provenienti da Shanghai – alla nuova ondata pandemica.

“La Cina quindi – continua Lopalco – si è trovata a fronteggiare l’ondata di Omicron avendo la popolazione completamente scoperta dal un punto di visto immunitario. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: è come se, per loro, la pandemia fosse iniziata ora. A questo va aggiunto che i metodi coercitivi che si stanno utilizzando a Shanghai non solo sono riprovevoli sul piano dei diritti umani, ma anche tutto sommato inutili perché non fanno altro che rimettere in campo una strategia di controllo che si è dimostrata fallimentare”.

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